Sla: individuate le molecole responsabili della patologia

Dal lavoro di un team di ricercatori la nuova frontiera verso la comprensione dei meccanismi patologici alla base della sclerosi laterale amiotrofica, finora sconosciuti.

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 1 ottobre 2018

Sla: individuate le molecole responsabili della patologia
Foto: Pixabay

Una ricerca italiana ha permesso di individuare le molecole responsabili della Sla. La sclerosi laterale amiotrofica mette la medicina a dura prova, ma gli scienziati ora hanno una nuova prospettiva da cui osservare origine e sviluppo della malattia. La scoperta è frutto di un’avanzata tecnica microscopica.

Sclerosi laterale amiotrofica: la scoperta italiana

Un gruppo di ricercatori italiani ha osservato la formazione degli aggregati di proteine all’origine della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) all’interno delle cellule nervose.

Si tratta di un passo avanti notevole nello studio della patologia degenerativa. Un team dell’Istituto Italiano di tecnologia e dell’Università La Sapienza di Roma ha messo a punto una tecnica microscopica non invasiva.

Giuseppe Antonacci, dell’Iit, ha coordinato la ricerca. Essa è basata su un’analisi ad altissimo contrasto capace di osservare strutture inferiori rispetto a quelle finora studiate.

La proteina Fus e gli aggregati

La Sla compromette le cellule cerebrali note come ‘motoneuroni’, preposte al controllo dei muscoli. I ricercatori hanno individuato le strutture in cui è attiva la proteina Fus, legata alla malattia.

Le strutture cellulari diventano rigide e viscose quando la proteina muta. Sarebbe questa la spiegazione della formazione di aggregati dannosi nei motoneuroni, responsabili della loro morte.

Verso diagnosi più precise

La scoperta italiana apre la strada a un futuro di diagnosi più precise. Una nuova frontiera per la comprensione sui meccanismi patologici che uccidono i motoneuroni nelle persone affette da Sla.

Lo ha spiegato Antonacci, seguito dalla dichiarazione di Alessandro Rosa, della Sapienza di Roma: “La nuova tecnologia consentirà di studiare da una nuova prospettiva i granuli cellulari, che sembrano giocare un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie neurodegenerative”.