Il “paradosso dell’esercizio”: perché vogliamo allenarci ma fatichiamo ad abbandonare il divano?

Perché siamo così refrattari all'attività fisica? Un recente studio spiega cosa sta dietro all'inclinazione umana verso la sedentarietà. E non sarebbe questione di pigrizia.

Pubblicato da Giovanna Tedde Lunedì 1 ottobre 2018

Il “paradosso dell’esercizio”: perché vogliamo allenarci ma fatichiamo ad abbandonare il divano?
Foto: Pixabay

Il nostro cervello sarebbe programmato per la pigrizia. Un fenomeno fisiologico noto come “paradosso dell’esercizio” sarebbe nascosto dietro la difficoltà di lasciare il divano e dedicarsi all’attività fisica. Perché vogliamo allenarci ma abbiamo difficoltà a ‘metterci in moto? Uno studio ha provato a dare la risposta.

Divano o palestra? Rispondono gli esperti

Cosa governa la scelta di stare seduti comodamente sul divano evitando di dedicarsi all’attività fisica? Secondo un team di ricerca della University of British Columbia, c’è un preciso meccanismo cerebrale dietro questa apparente pigrizia.

Si chiama “paradosso dell’esercizio”, e descrive il conflitto tra esposizione massiccia a immagini che rappresentano la necessità di svolgere attività fisica e incremento della sedentarietà. La società moderna, paradossalmente, risulterebbe tanto più ‘inattiva’ quanto più aumenta l’incitamento allo sport.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Neuropsychologia, ha analizzato proprio questa situazione, e perché il nostro cervello si ostini a preservarla.

Secondo gli ultimi dati della America Heart Association, bastano 150 minuti di esercizio moderato o 75 di esercizio intenso a settimana per migliorare la propria salute.

Ma il 77% della popolazione statunitense è lontano da questo ‘tetto’, come rivelano le statistiche nazionali.

La ricerca della British Columbia

Perché restiamo inchiodati al divano anche se la salute ci imporrebbe di uscire a fare attività fisica? Un tentativo di risposta è arrivato da un gruppo di ricercatori guidati dal dottor Matthieu Boisgontier, della British Columbia.

Per portare a termine la ricerca, è stato selezionato un campione di 29 giovani, chiamati a controllare un avatar in una rappresentazione virtuale di attività e inattività fisica. Utilizzando degli elettrodi, è stato possibile ‘registrare’ l’andamento cerebrale dei soggetti coinvolti nello studio.

Ai partecipanti è stato chiesto di spostare il proprio avatar, il più rapidamente possibile, verso le immagini relative all’attività fisica e lontano da quelle di inattività, e viceversa.

I risultati dello studio

Dai dati emersi attraverso l’elettroencefalogramma di ogni soggetto, è emerso qualcosa di preciso circa lo ‘sforzo cerebrale’ impiegato nelle operazioni richieste dal test.

Gli individui hanno spostato i loro avatar più velocemente verso le immagini di attività fisica, ma dal tracciato è apparso un maggiore impiego di risorse per allontanarsi dalle immagini di inattività.

La pigrizia non sarebbe il motore di questa ‘resistenza’ mentale. Alla base ci sarebbe l’istinto naturale di conservare energia per la sopravvivenza. Questo anche se è venuta meno la necessità di mantenere una riserva consistente di ‘carburante’ utile al sostentamento.

Il cervello umano avrebbe mantenuto questa predisposizione nonostante il mutamento del contesto sociale.
Ecco perché sarebbe difficile sganciarsi da quella che sembra una inclinazione volontaria ma è una sedimentazione della memoria evolutiva.

Secondo gli esperti, dunque, è facile capire come mai si tenda a stare sul divano: lo sport fa bene anche alla mente, ma se questa resiste c’è davvero un ‘perché’.