Cancro: un vaccino per combattere i tumori HER2-positivi

Un nuovo studio ha dimostrato l’esistenza di un vaccino in grado di apportare benefici nel trattamento del cancro HER2-positivo, un tipo di tumore più aggressivo causato dall’iperproduzione di una particolare proteina nel corpo umano.

Pubblicato da Giulia Sbaffi Martedì 2 ottobre 2018

Cancro: un vaccino per combattere i tumori HER2-positivi
Foto: Pixabay

Un team di studiosi americani ha messo a punto un vaccino che può aiutare nel trattamento del cancro HER2-positivo, una forma di tumore particolarmente aggressivo che può colpire il seno, le ovaie, lo stomaco, la vescica e il pancreas. La ricerca ha dimostrato come alcuni pazienti oncologici abbiano risposto positivamente all’iniezione di cellule dendritiche provenienti dal loro stesso organismo, dopo essere state modificate geneticamente.

Che cosa sono i tumori HER2-positivi

La sigla HER2 identifica il recettore 2 per il fattore di crescita epiteliale, un gene che codifica una proteina atta a favorire la crescita cellulare. In alcuni tipi di cancro, identificati come HER2-positivi, questo gene è presente in due o più copie. Ciò porta ad un’iperproduzione della proteina, che permette alle cellule tumorali di moltiplicarsi e diffondersi in maniera rapida e incontrollata.

I tumori che presentato un’iperespressione del gene HER2 sono solitamente più aggressivi e rispondono ai trattamenti in maniera diversa. Da qui l’esigenza di trovare un farmaco che apporti benefici maggiori rispetto alle classiche terapie oncologiche attualmente in uso.

Lo studio sul vaccino contro i tumori HER2-positivi

Un team di ricercatori guidati dal dottor Jay A. Berzofsky, a capo del dipartimento Vaccini presso il Center for Cancer Research, al National Cancer Institute di Bethesda (nel Maryland), ha studiato un vaccino quale possibile trattamento per il cancro HER2-positivo.

Gli studiosi hanno utilizzato cellule immunitarie (dendritiche) prelevate dal sangue di 17 pazienti oncologici. In laboratorio le hanno modificate geneticamente con un adenovirus per ricreare frammenti della proteina HER2, dando vita così ad un nuovo vaccino.

Nel corso della sperimentazione, i pazienti hanno ricevuto un’iniezione delle proprie cellule dendritiche modificate all’inizio dello studio e successivamente a 4, 8, 16 e 24 settimane. La quantità di cellule contenute in ciascun vaccino era però variabile.

A 6 partecipanti è stata somministrata la dose più bassa, con 5 milioni di cellule in un’unica iniezione. Gli altri 11 pazienti hanno invece ricevuto il vaccino con 10 o 20 milioni di cellule. Il primo gruppo di malati non ha ricevuto alcun beneficio dall’iniezione, mentre i risultati ottenuti con il secondo gruppo sono piuttosto positivi.

I risultati dello studio

Tra coloro che hanno ricevuto una dose maggiore del vaccino, 6 hanno risposto al trattamento. In particolare, una donna con cancro ovarico ha mostrato una risposta completa, con benefici che si sono protratti per 89 settimane dall’iniezione.

Un paziente con tumore allo stomaco ha risposto parzialmente al trattamento, traendo benefici per 16 settimane. I restanti 4 partecipanti allo studio (due con tumore al colon, uno alla prostata e una alle ovaie) hanno mostrato una stabilizzazione del cancro. In nessun caso il vaccino ha provocato effetti collaterali tali da richiedere trattamento.

Il dottor Berzofsky ha spiegato che, sulla base dei risultati ottenuti, ha aumentato la dose del vaccino a 40 milioni di cellule per iniezione, aprendo lo studio sia ai pazienti che sono già stati trattati con terapia mirata alla riduzione dell’HER2, sia a quelli con cancro al seno.

“Usiamo un approccio vaccinale per generare una risposta immunitaria al gene HER2, che porta alla crescita di diversi tipi di cancro tra i quali quello al seno, alle ovaie, ai polmoni, al colon-retto e al tratto gastro-esofageo. Speriamo che un giorno il vaccino diventi una nuova opzione di trattamento per pazienti con questi tipi di tumore”.