Cancro al seno: salsicce e salame tra gli alimenti a rischio

Consumare abitualmente questo tipo di insaccati favorirebbe l'insorgenza del tumore. Sono attualmente 15 gli studi internazionali che confermano questa ipotesi.

Pubblicato da Giovanna Tedde Mercoledì 3 ottobre 2018

Cancro al seno: salsicce e salame tra gli alimenti a rischio
Foto: Pixabay

Salsicce e salame tra gli alimenti ‘a rischio’ nello spettro dei fattori che favoriscono l’insorgenza del cancro al seno. Secondo 15 studi recenti, consumare abitualmente questo tipo di insaccati esporrebbe maggiormente al pericolo. In Italia, nei primi 9 mesi del 2018, sono stati circa 52.800 i nuovi casi di tumore alla mammella registrati.

Cancro e salumi: l’allarme dei ricercatori

Il rischio di cancro al seno aumenta con il consumo regolare di alimenti come salame, salsiccia o pancetta. Lo rivelano i più recenti studi sulla malattia, che in Italia ha fatto registrare circa 53mila casi nel solo 2018.

Nella nostra nazione si tratta di un dato decisamente negativo, che si innesta in un incremento di circa 1.800 casi rispetto al 2017. Le stime ufficiali arrivano dall’Aiom (Associazione italiana Oncologia medica).

A completare il ventaglio di fattori di rischio, oltre alcol, fumo e obesità, ci sarebbero dunque anche alcuni salumi.

I ricercatori statunitensi della Harvard TH Chan’s School of Public Health hanno fondato le ultime ricerche su un campione particolarmente esteso: circa un milione di donne.

I risultati sono stati determinanti a fornire un prospetto del legame tra consumo di carni lavorate e sviluppo della neoplasia mammaria.

Occhi puntanti anche su sale e conservanti, utili per la conservazione e il miglioramento del sapore in alimenti come salsicce e salame, ma anche prosciutto e pancetta.

Niente allarmismi

Secondo i ricercatori, però, occorre prestare la massima attenzione a non diffondere inutili e infondati allarmismi nella popolazione femminile.

Malgrado permanga il dato rilevante sul legame tra cancro al seno e alcuni cibi, gli studiosi hanno precisato che il rischio concreto è “molto ridotto”.

Eliminarne il consumo, dunque, non sarebbe la raccomandazione degli esperti. Una delle firme della ricerca, Maryam Farvid, sostiene sia più appropriata una condotta di riduzione dei consumi piuttosto che la totale eliminazione dalla dieta.

Nel 2015, però, già l’Oms aveva inserito carni lavorate e insaccate nella blacklist degli alimenti cancerogeni.