Tumore al polmone, mortalità in crescita tra le donne

Il tumore al polmone non è più una prerogativa maschile: colpisce il 21,6 % delle donne contro il 19,9% degli uomini. I dati di una ricerca: manca la percezione del rischio.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Sabato 16 ottobre 2010

Tumore al polmone, mortalità in crescita tra le donne

La mortalità per tumore al polmone è in forte crescita tra le donne, mentre diminuisce il trend maschile, ne abbiamo già parlato. Una ricerca dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna pone però l’accento sulla percezione del rischio. Pensate che solo tre donne su 100 si rende conto che potrebbe contrarre un cancro al polmone e cerca così di attivarsi in una forma preventiva. Questo deve farci riflettere. Perché siamo così attente a sottoporci a screening che riguardano il seno e l’utero e non pensiamo ai nostri polmoni?

Credo sia sempre una questione mentale: questo tipo di cancro è considerato ancora una prerogativa maschile. Ci si sbaglia, perché questa neoplasia colpisce oggi il 26,6 per cento delle femmine (con un aumento del 21,6 per cento negli ultimi anni) contro il 19,9 per cento dei maschi (l’aumento è stato del 9,6%). La percentuale è proporzionale all’aumento delle fumatrici.

Non solo: alcuni recenti studi hanno evidenziato una certa predisposizione genetica delle donne. Spiega al Corriere della Sera la Professoressa Silvia Novello, pneumologo dell’Unità di oncologia toracica all’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino) e presidente di Walce (Women Against Lung Cancer in Europe): “le donne sono geneticamente più predisposte degli uomini a sviluppare il tumore del polmone, siano esse fumatrici o meno a causa di una diversa capacità femminile di riparare il Dna danneggiato”.

Rimane la scarsa percezione del rischio: chi non fuma non si sente toccato dal problema e chi utilizza tabacco, emotivamente allontana il problema non pensandoci. Ebbene, è ora di cominciare a riflettere, perché il fumo di sigaretta ha una grande responsabilità in questo tumore, ma non è il solo. Una cura maggiore di noi stesse non guasta.