Trapianto di fegato da vivente? L’atto d’amore di una mamma

Il trapianto di fegato è uno dei pochi interventi che si può fare grazie alla donazione di un organo da vivente, ma rispetto al rene, l'espianto comporta rischi molto elevati per il donatore. E' per questo che si fa raramente: una storia a lieto fine in questo senso si è svolta a Roma, con la mamma che ha donato alla figlia.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Mercoledì 19 ottobre 2011

Trapianto di fegato da vivente? L’atto d’amore di una mamma

Il trapianto di fegato da donatore vivente di cui vi parliamo oggi è stato realizzato il 5 Ottobre scorso presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. E’ un caso eccezionale, il primo nella Regione Lazio. Tra l’espianto (parziale) e l’impianto ci sono volute 10 ore di sala operatoria, e tutto è filato liscio. Ieri è stata sciolta la prognosi. Le due protagoniste stanno bene. Ma chi sono? Semplicemente una giovane mamma (24 anni) che ha voluto donare una nuova vita alla sua piccina di soli 18 mesi: soffriva di una cirrosi biliare, il suo fegato era ormai praticamente distrutto, l’unica alternativa era il trapianto.

Purtroppo il tempo per aspettare un donatore cadavere era scaduto. Di fatto il fegato è l’unico organo che si autoriproduce: da una sola sezione ne può derivare uno nuovo: a breve le due protagoniste avranno un organo completo in misure e funzionante. Anzi, come si legge in una nota del nosocomio romano: “recenti studi epidemiologici hanno evidenziato la superiorità del trapianto da vivente, in termini di qualità funzionale e di sopravvivenza dell’organo a lungo termine, rispetto a quello da donatore non vivente”. Le nuove tecnologie intraoperatorie inoltre garantiscono una maggiore sicurezza al donatore.