Telefono Rosso: informarsi per prevenire i rischi per il feto in gravidanza

Quante di noi in gravidanza hanno avuto paura di una malformazione fetale a causa di un medicinale o una lastra? Io personalmente e a rincuorarmi ci ha pensato il Telefono Rosso dell'Università Cattolica, dove nei prossimi giorni si svolgerà un corso sugli effettivi rischi di malformazioni in gravidanza.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Domenica 11 dicembre 2011

Telefono Rosso: informarsi per prevenire i rischi per il feto in gravidanza

La gravidanza, si sà è un periodo pieno di ansie, circa la propria vita futura nel ruolo di madre, ma anche e soprattutto sulla salute del nascituro. Molto spesso poi ci ritroviamo in condizioni particolari che ci fanno pensare ad un rischio concreto di malformazioni e purtroppo all’aborto volontario: quando cioè ci rendiamo conto di aver assunto farmaci pericolosi per il feto, o siamo state sottoposte a radiazioni senza sapere di essere incinte. Il Telefono Rosso da oltre 10 anni consiglia e supporta le donne con questi timori al solo costo di una telefonata, spiegando quali sono i veri fattori di rischio e se l’aborto è oggettivamente necessario.

Questo servizio, offerto dal Centro Studi per la Tutela della salute della madre e del concepito dell’Università Cattolica di Roma, con i dati raccolti in oltre 10 anni di attività, rivela quanto ci sia bisogno di un’informazione capillare al riguardo, non solo tra le donne, ma anche e soprattutto nella classe medica, anche specialistica. Il Prof. Alessandro Caruso, Direttore della UOC di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico A. Gemelli nonché dello stesso Centro, ha spiegato che il 10% delle consulenze finora date è stato relativo a donne indirizzate verso l’aborto volontario: “a causa di un timore personale (nel 38% dei casi) ma anche perché consigliate da operatori sanitari (58%) o parenti (4%). In queste consulenze abbiamo dimostrato un aumento del rischio naturale per malformazione solo nell’1% dei casi. Il 99% delle volte è stato possibile rassicurare la paziente e l’84% di queste donne ha continuato la gravidanza”.

Purtroppo tra i sanitari in questione, a consigliare le donne l’aborto sono stati nel 53% dei casi i medici di base, oltre che i ginecologi (38%), seguiti da neurologi e radiologi (4-5%). Perché? Continua Caruso: “Questo atteggiamento è anche dovuto a una deresponsabilizzazione di tipo medico-legale e a un disimpegno assistenziale: proprio a questo il Telefono Rosso vuole supplire con la sua attività”. Insomma, spesso si sceglie l’interruzione di gravidanza per disinformazione ed è per quest che il Centro Studi in questione ha optato per un corso di aggiornamento (domani lunedì 12 Dicembre e Martedì 13, presso la propria sede romana), rivolto a quanti vorranno saperne di più circa i fattori di rischio procreativo e di prevenzione degli effetti dannosi sul feto dovuti a farmaci, infezioni e soprattutto radiazioni ionizzanti. Maggiori informazioni sul sito del centro studi.

Foto di Vivian