Pillola abortiva Ru486: prima paziente a Milano

Dopo Bari, anche all’ospedale Niguarda di Milano una donna di trent’anni, non residente in Lombardia, ha potuto usufruire della pillola abortiva Ru484. La paziente in questo momento è ricoverata in ospedale e nei prossimi giorni verrà ultimata la terapia farmacologica.

Pubblicato da Lucrezio.Bove Mercoledì 21 aprile 2010

Pillola abortiva Ru486: prima paziente a Milano

Dopo Bari, anche all’ospedale Niguarda di Milano una donna di trent’anni, non residente in Lombardia, ha potuto usufruire della pillola abortiva Ru486. In queste ore la paziente è ricoverata in ospedale e nei prossimi giorni verrà ultimata la terapia farmacologica. Intanto è già prevista una seconda somministrazione per una ragazza lombarda molto giovane. Altre due richieste sono state invece rifiutate, perchè le donne non rientravano nei parametri previsti per legge: avevano già superato le sette settimane di gravidanza. Entrambe le pazienti hanno già dato il consenso per l’aborto chirurgico.

Non è la prima volta che pervengono richieste di donne poco informate riguardo alle specifiche della terapia. Per venire incontro alle pazienti, il Policlinico di Bari ha messo a disposizione un numero verde: 800.893.999, contattabile il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle 11.00 alle 13.00. Risponde il personale della clinica, pronto a dare tutte le informazioni del caso.

Mario Meroni, Primario di Ginecologia ed Ostetricia al Niguarda, ha detto che la prima paziente “era ampiamente nel limite dei 49 giorni previsto dalla legge. Così ieri è avvenuta la prima somministrazione (con la Ru486), mentre oggi sara’ una giornata di osservazione e poi, nel terzo giorno, si procedera’ con la somministrazione di prostaglandine”.

Oltre ai limiti di tempo, la leggete prevede che dopo la somministrazione della pillola, il ricovero venga protratto fino alla totale evacuazione del materiale abortivo. A questo proposito, il dott. Meroni ha spiegato “secondo quanto ci suggerisce la letteratura internazionale in merito, ci aspettiamo che circa il 65% delle pazienti debba restare in ospedale almeno 4 giorni”

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