Perdere il proprio cellulare è causa di depressione e sofferenza quanto perdere un cucciolo

Secondo quanto scoperto da uno studio USA, perdere il proprio cellulare è una cosa capace di gettarci nel panico e mandarci in depressione quanto perdere il nostro cucciolo.

Pubblicato da Paola Perria Domenica 24 luglio 2011

Perdere il proprio cellulare è causa di depressione e sofferenza quanto perdere un cucciolo

Perdere il cellulare è fonte di depressione, angoscia e stress quanto perdere il cucciolo di casa, sostiene uno studio USA che non dovrebbe stupirci granché. Verrebbe subito da commentare che è assurdo, poiché mentre il primo è un oggetto inanimato, per quanto utile e funzionale come mezzo di comunicazione, il secondo è un essere vivente, e per quanto riguarda la scala di importanza, sicuramente non c’è paragone. E tuttavia, a chiunque sia capitato di smarrire il proprio cellulare, sarà anche successo di registrare su di sé una reazione di panico e vuoto assolutamente non commisurata al valore della perdita.

Il fatto è che, come dimostra lo studio condotto dai ricercatori dell’Università del Kansas, coordinati da Esther Swilley, lungi dall’essere solo un accessorio, il telefonino è diventato ormai per tutti una sorta di estensione di sé, e perciò, perderlo, equivale a perdere, appunto una parte centrale del nostro mondo. Ci serve per comunicare ma le sue funzioni sono talmente tante e occupano talmente tanto spazio nella nostra vita, che non stupisce quanto possa gettarci nel panico la sua improvvisa “scomparsa”.

Lo studio americano ha effettuato una indagine tra i ragazzi di un College di età comprese tra i 18 e i 24 anni, di cui il 99% possedeva un cellulare. “Il cellulare non è un semplice telefono – ha commentato la dott.ssa Swilley – è parte della nostra vita, è il mezzo per rapportarci con l’esterno e con gli altri, quanto per il suo essere diventato oggi uno strumento che “semplifica la vita” per le sue funzioni o “diverte e intrattiene” grazie alla possibilità di giocare, ascoltare musica, navigare in rete.

Non mi sorprende perciò che le applicazioni per smartphone più scaricate siano proprio i giochi”. Ecco perché, come sottolinea la ricerca, il parallelo con la perdita del proprio cagnolino risulta calzante. “Se ricordate i Tamagotchi – spiega ancora la Swilley – quella sorta di cuccioli virtuali che andavano di moda per i bambini qualche tempo fa, capirete cosa intendo: il cellulare è la versione adulta di quei giochini, la gente non lo spegne mai, ci gioca, non sa resistere alla tentazione di mostrarlo agli altri per vantarsene. Non è più qualcosa che ci serve ma un compagno di vita e di giochi”. Dire che su quest’ultima affermazione varrebbe la pena di riflettere seriamente, ciascuno per proprio conto.