Parto Cesareo, arrivano le linee guida

In Italia si fanno troppi tagli cesarei, l’Iss ha stabilito una serie di linee guida indirizzate alla corretta ed approfondita informazione delle gestanti.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Venerdì 5 marzo 2010

Parto Cesareo, arrivano le linee guida

L’Istituto superiore di sanità ha lanciato la sua sfida all’abuso di cesarei in Italia, puntando sulla creazione di linee guida basate sull’informazione: taglio cesareo solo quando serve” il titolo dell’iniziativa. Un passo necessario visto che L’Italia ha il primato europeo dei cesarei, in senso negativo, con 38 tagli su 100 nascite. Ci seguono il Portogallo con il 33 % e l’Olanda con il 15%. Notevole è il divario tra il Nord ed il Sud del nostro paese. La Campania si contrappone prepotentemente con il suo 62% al Friuli Venezia Giulia che tocca il 23%. Le linee guida sottolineano l’ importanza del consenso informato. Alla futura mamma vanno spiegati i rischi dell’intervento e delle varie tecniche anestesiologiche, gli eventuali benefici rispetto al parto fisiologico, le implicazioni per le gravidanze ed i parti successivi, ma soprattutto il perché, per quale necessità si praticherà il cesareo, sia questo programmato o d’urgenza.

Numerose sono ancora le donne stesse che richiedono la tecnica chirurgica. E questo deve far riflettere. Non so voi, ma spesso quando ero bambina sentivo le signore in stato interessante dire che avrebbero fatto il cesareo per non soffrire. L’idea di una anestesia –allora totale -mi faceva optare per un’ altra soluzione: evitare gravidanze. Non avevo tutti i torti, perché ieri come oggi, seppur di routine, il parto cesareo rimane un intervento chirurgico, con tutti i suoi rischi. In quegli anni la percentuale dei tagli cesarei in Italia era dell’11% e l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1985 lanciava un primo allarme per contenere il ricorso a questa tecnica: non bisognava superare il 15 %. Sono cresciuta e con me le tecnologie, la ricerca, la civiltà.

L’analgesia epidurale, anche per il parto spontaneo, ma soprattutto le nuove indagini diagnostiche permettono di arrivare al travaglio con meno ansie e soprattutto con più sicurezza. Ma è successa una cosa strana: il ricorso al taglio chirurgico anziché diminuire è aumentato. Forse perché partorire è diventato un business: non a caso il maggior numero dei cesarei in Italia viene praticato nelle strutture private. O forse il ricorso a queste avviene solo perché il servizio pubblico ci nega ancora il diritto ad un parto senza dolore? Informarsi, non è male comunque qui le linee guida dell’Iss.