Obesità: si combatte anche con la chirurgia

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    Da anni, con tecniche sempre più sicure e consolidate, l’obesità si cura anche con la chirurgia che in questo caso è definita “bariatrica”. Ovviamente, a differenza di quello che molti pensano, non si tratta di interventi rivolti ad eliminare qualche chilo di troppo, magari per pure finalità estetiche. Bensì la chirurgia bariatrica può definirsi come una vera terapia salvavita nei casi di obesità grave. Troppo spesso, ci si dimentica che stiamo parlando di una malattia, che porta con se numerose complicanze, come il diabete, l’ipertensione, o il colesterolo alto, tanto per fare qualche esempio.

    Ogni anno in Italia si effettuano circa 600.000 interventi di chirurgia bariatrica, ma la tecnica gioverebbe ad almeno un milione e mezzo di persone, secondo i dati riportati nel corso del recente Obesity Day.

    Ma quali sono le vere indicazioni per mettersi in lista d’attesa per la chirurgia bariatrica? La SIO (Società Italiana Obesità) ha individuato ben 5 condizioni necessarie a tale intervento:

    • BMI> 40 kg/m² (o BMI>35 kg/m² in presenza di comorbidità associate)

    • Età compresa tra 18 e 60 anni

    • Obesità di durata superiore ai 5 anni

    • Dimostrato fallimento di precedenti tentativi di perdere peso e/o di mantenere la perdita di peso con tecniche non chirurgiche

    • Piena disponibilità ad un prolungato follow-up postoperatorio.

    Questo perché come sappiamo, ogni intervento chirurgico, seppur semplice, comporta dei rischi. In questo caso, possono anche manifestarsi effetti collaterali sul lungo termine, come ad esempio la scarsa assimilazione di sostanze preziose per l’organismo, come il calcio e la vitamina D per prevenire l’osteoporosi, ad esempio.

    L’importante è rivolgersi ad una struttura seria (anche e soprattutto pubblica) e seguire sempre i consigli dello specialista, che potrà indicare come integrare questi nutrienti. Nel caso dell’obesità grave e della chirurgia bariatrica, va effettivamente fatto il calcolo del rischio-beneficio. Tali tecniche infatti, oltre al calo ponderale, portano ad una diminuzione del diabete, dei trigliceridi e del colesterolo cattivo: tutti fattori di rischio anche cardiovascolare.