Noduli o tumore al seno, quali indagini diagnostiche?

I noduli al seno sono uno dei sintomi più comuni del carcinoma mammario, o tumore al seno. Tuttavia, non sempre un nodulo al seno indica la presenza di un tumore maligno, potrebbe trattarsi anche di cisti al seno o di un fibroadenoma alla mammella, lesioni benigne che non devono allarmare eccessivamente. Ecco allora quali esami permettono una corretta diagnosi del tumore al seno e quando andrebbero effettuati per una prevenzione efficace.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Lunedì 19 dicembre 2011

Noduli o tumore al seno, quali indagini diagnostiche?
Africa Studio/Shutterstock.com

I sintomi del tumore al seno sono diversi, dai classici noduli al seno, che si tende ad associare – erroneamente – solo ad un tumore maligno, alle meno comuni secrezioni sierose o ematiche dalle ghiandole mammarie. Tra i numerosi segnali che possono indicare un carcinoma mammario, il sintomo più noto è senza dubbio la presenza di noduli al seno. Eppure, fortunatamente, non sempre un nodulo al seno è indice di tumore maligno, pertanto si può avere la certezza di una diagnosi solo sottoponendosi ad alcuni esami specifici. La prevenzione, tramite costanti test diagnostici, aumenta le possibilità di sopravvivenza in caso di cancro al seno; infatti, una diagnosi precoce permette di intervenire quando il tumore è ancora in una fase iniziale e questo rende meno invasiva una eventuale operazione chirurgica e diminuisce il rischio che il tumore si diffonda ad altri organi e tessuti del corpo, provocando metastasi che potrebbero essere fatali.

Noduli al seno: come riconoscerli

I noduli al seno sono tra i sintomi più comuni del tumore al seno, detto anche carcinoma mammario. Tuttavia nella maggior parte dei casi i noduli al seno sono di natura benigna: possono derivare da infezioni e infiammazioni o esser caratteristiche di un seno fibrocistico, una condizione che interessa moltissime donne e che può essere asintomatica o presentarsi con noduli o cisti al seno.
Solitamente è possibile, anche attraverso la palpazione, distinguere i noduli benigni da quelli maligni. I primi, infatti sono mobili, tondeggianti e ben definiti; mentre i noduli maligni non hanno contorni definiti e non sono mobili, anzi determinano spesso un cambiamento nella forma della mammella.
In presenza di un nodulo al seno è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico e riferire la presenza di uno o più dei seguenti sintomi:

  • presenza di noduli nel seno o nella zona ascellare;
  • cambiamento nella forma e nella grandezza di una o entrambe le mammelle;
  • modificazioni nella pelle, come grinze e fossette cutanee.

I noduli benigni

I noduli al seno non sempre sono manifestazioni di un carcinoma mammario; in alcuni casi possono anche essere di natura benigna:

  • fibroadenoma, che solitamente si sviluppa nelle giovani donne e non è doloroso;
  • seno fibrocistico, è la causa più diffusa dei noduli al seno e è di natura benigna; solitamente provoca un leggero dolore prima del ciclo mestruale che, in seguito, scompare naturalmente;
  • infezione della mammella, piuttosto rara e solitamente derivante da un trauma o da un intervento chirurgico;
  • ascesso mammario, associato a febbre o malessere generale, è frequente durante l’allattamento.

Negli altri casi, quando il nodulo al seno è duro e dolorante può esser invece un sintomo del tumore al seno ed è quindi necessario sottoporsi tempestivamente ad una serie di esami diagnostici.

Tumore al seno e mammografia

La mammografia è il primo degli esami diagnostici che le donne dovrebbero effettuare per prevenire i rischi legati al tumore al seno; infatti, si stima che in più del 97% dei casi, il tumore al seno diagnosticato in fase precoce grazie alla mammografia, si risolve positivamente nei 5 anni successivi. Sottoporsi con costanza a questo esame, quindi, è fondamentale per prevenire il tumore al seno nelle sue forme più pericolose.
Secondo gli esperti, tutte le donne, a partire dai 40 anni, dovrebbero iniziare a sottoporsi alla mammografia, uno screening al seno da ripetere ogni 2 anni. Il Sistema sanitario nazionale mette a disposizione delle donne questo tipo di screening a partire dai 50, quando il rischio di sviluppare un tumore alla mammella aumenta sensibilmente. Ciò non significa però che il rischio prima dei 50 anni sia basso, ma semplicemente che le risorse limitate del Sistema sanitario nazionale vengono concentrate nella fascia d’età più a rischio.
La mammografia dura circa 10 minuti, non necessita di alcuna preparazione ed è totalmente indolore. La mammella viene posizionata su un sostegno e con il mammografo, lo strumento usato per questo tipo di test, esegue le radiografie al seno, una di lato e una dall’alto. Al termine dell’esame, il radiologo valuterà la presenza di ombre o masse sospette.
L’efficacia della mammografia non dipende in alcun modo dalla grandezza della mammella, viceversa la grandezza del seno può influenzare l’autopalpazione: sarà più facile, infatti, scoprire la presenza di eventuali noduli se il seno è piccolo.

Tumore al seno e ecografia

L’ecografia è un altro esame consigliato per tenere sotto controllo la propria salute. Va eseguita a partire dai 25-30 anni ed è utile a rivelare la presenza di tumori che non sono visibili e che non possono esser individuati con l’autopalpazione.
È particolarmente importante sottoporsi a questi esami perchè i tumori occulti che vengono identificati in una fase iniziale guariscono nella quasi totalità dei casi e non è necessario ricorrere alla mastectomia o ad interventi di asportazione parziale del seno.
L’ecografia mammaria è un’indagine fatta tramite ultrasuoni che permette di individuare non solo un nodulo al seno, che potrebbe indicare la presenza di un cancro, ma anche cisti al seno benigne, ascessi, alterazione dei linfonodi e fibroadenomi.
Per questo motivo, l’ecografia mammaria non sostituisce la mammografia, ma resta il primo esame che andrebbe fatto, con costanza, fino ai 35-40 anni quando dovrà iniziare ad essere effettuato in abbinamento alla mammografia.
Bisogna tenere presente che tra i 30 e i 50 anni le donne sono a rischio di numerose patologie della mammella, quindi la presenza di noduli al seno o di dolore al seno può anche indicare patologie benigne come cisti al seno.
In questa fascia d’età è bene tenere presente questo fattore per evitare che i falsi positivi, ossia un risultato che possa far erroneamente pensare alla presenza di un tumore maligno, siano accolti con eccessiva preoccupazione; prima di allarmarsi è bene proseguire con tutti gli esami utili alla diagnosi.

L’autopalpazione

Infine, tutte le donne dovrebbero praticare mensilmente l’autopalpazione. Pur non essendo una alternativa agli esami medici, che devono comunque esser effettuati per prevenire il tumore al seno, l’autopalpazione permette di notare più facilmente eventuali cambiamenti nel corpo femminile che, in alcuni casi, possono aiutare a identificare la presenza di un tumore al seno.
Questo autoesame andrebbe praticato a partire dai 20 anni, una volta al mese, una settimana dopo la fine del ciclo mestruale.
L’autopalpazione permette di notare non solo la presenza di noduli al seno, che spesso non sono visibili fino ad uno stadio avanzato del tumore, ma anche eventuali alterazioni nell’aspetto del capezzolo e della pelle.
L’autopalpazione prevede due fasi: una di osservazione e una di palpazione. Ponetevi davanti a uno specchio in una stanza ben illuminata; assumete una postura eretta e rilassate le braccia lungo i fianchi; osservate e poi ripetete il test assumendo prima una postura con le braccia alzate stese sopra la testa e poi nuovamente con le mani dietro la nuca contraendo i pettoali.
Nella fase di osservazione fate attenzione a eventuali irregolarità o anomalie; potrebbero essere sintomi di un tumore al seno:

  • mutamenti nel colore della pelle;
  • screpolature sul capezzolo;
  • ulcerazioni o fossette anomale sulla zona del seno;
  • una mammella dal profilo irregolare;
  • uno o entrambi i capezzoli ritirati o sporgenti in modo anomalo.

Procedete poi con la palpazione vera e propria: piegate un braccio alla volta portando la mano dietro la nuca e con l’altra mano esaminate la mammella. Ripetete poi l’operazione con l’altro braccio.
Seguite questi semplici passaggi:

  1. Usate i polpastrelli di indice, medio e anulare per fare dei piccoli movimenti concentrici intorno al seno.
  2. Muovete le dita in maniera circolare, aumentando la pressione per rilevare la presenza di eventuali noduli al seno.
  3. Una volta esaminata tutta l’area del seno, muovendo la mano dall’alto al basso e dall’esterno verso il capezzolo, proseguite con la palpazione della parte vicina allo sterno e scendete fino al cavo ascellare.
  4. Infine, stringete delicatamente il capezzolo tra indice e pollice e controllate che non ci siano secrezioni di liquido anomalo come siero o sangue.

ln generale, il tessuto mammario deve risultare omogeneo alla palpazione, non deve essere duro e il capezzolo deve avere un aspetto normale, non deve presentarsi né ritirato, né sporgente. Allo stesso modo, anche la zona ascellare non deve presentare protuberanze insolite, fossette o raggrinzamenti della cute.

Tumore al seno e visita senologica

L’autopalpazione può esser effettuata ogni mese ma non sostituisce le visite mediche, fortemente consigliate. Oltre alla mammografia e all’ecografia, un esame a cui ogni donna può dovrebbe sottoporsi con maggior frequenza e costanza è la visita senologica.
L’esame del seno viene effettuato da un senologo o da un ginecologo che saranno in grado di riscontrare eventuali situazioni anomale grazie ad una palpazione più esperta e all’anamnesi, ossia una raccolta di dati riguardanti la storia clinica e le abitudini di vita della paziente. La visita senologica, infatti, non prevede l’uso di strumenti particolari ma una palpazione più approfondita della ghiandola mammaria.
Dovrebbero sottoporsi a visita senologica tutte le donne a partire dai 25 anni.

Tumore al seno e risonanza magnetica

La risonanza magnetica è un esame molto potente, permette, infatti, di identificare anche i noduli al seno più piccoli, quelli impossibili da rintracciare con visita senologica o con metodi tradizionali.
Tuttavia la capacità della risonanza magnetica di metter in luce anche le masse più piccole, fa sì che questo esame produca anche numerosi falsi positivi, oltre a non esser in grado di rilevare le microcalcificazioni. Per questi motivi non è un esame che viene generalmente consigliato tra i test di routine nella prevenzione del tumore al seno, ma può rivelarsi utile – in aggiunta alla mammografia e alla visita senologica – in alcuni casi specifici:

  • per le donne con mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2. Circa il 5-7 per cento dei tumori al seno è ereditario e dipende da queste mutazioni genetiche;
  • per le donne che hanno un maggior rischio di sviluppare un tumore al seno a causa dell’età, dell’esposizione a radiazioni prima dei 15 anni, della loro storia ormonale e di altri fattori specifici;
  • per chi ha già sviluppato nel corso della vita una forma di iperplasia e, in particolare, un carcinoma duttale o lobulare in situ;
  • per donne con mammelle particolarmente dense.

Per le donne che rientrano in queste categorie e, in particolare, per coloro che risultano positive al test genetico per BRCA1 o 2 la risonanza magnetica dovrebbe essere effettuata annualmente, anche in giovane età.