Mucca pazza: dopo tanti anni ancora una vittima

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    Mucca pazza: dopo tanti anni ancora una vittima

    Mucca pazza. Ancora una vittima, dopo tanti anni, causata dal cosiddetto morbo della mucca pazza. Si tratta di una donna, madre e compagna, di soli 41 anni e va subito detto che il suo contagio non è recente, ma riconducibile agli anni novanta, quando cioè la Bse, l’encefalopatia spongiforme bovina si era fatta conoscere con violenza, nella sua forma trasmissibile all’uomo, variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, una malattia neuro-degenerativa, scientificamente individuata già da molti anni.

    Vi avevamo già raccontato la storia della giovane livornese che era entrata in coma qualche mese fa. La diagnosi, difficile, le era stata fatta presso l’Istituto Neurologico Besta di Milano e sicuramente le era caduta addosso come un fulmine, come sempre quando ti dicono che hai una malattia che ti uccide. E’ difficile pensare alla sofferenza di questa famiglia, colpita da un contagio ancora non ben compreso avvenuto circa 20 anni fa. Purtroppo questo sembra essere il periodo di incubazione della pericolosa malattia. Le autorità hanno spiegato che per quanto sul morbo della mucca pazza vi siano ancora molti dubbi, è certo che il contagio non possa avvenire da persona a persona, ma solo attraverso l’assunzione di carne infetta.

    Questo non deve spaventare: oggi le regole di controllo per ciò che riguarda i prodotti alimentari sono molto più serrati, proprio dopo i fatti passati. Specifica infatti la Coldiretti al riguardo: “Si tratta di un’eredità del passato. I controlli istituiti a partire dal 2001 hanno reso la carne italiana del tutto sicura. La Bse è praticamente scomparsa da tempo dai nostri allevamenti. Tra le verifiche: il monitoraggio di tutto il bestiame macellato con più di 30 mesi d’età, ma soprattutto il divieto dell’uso delle farine animali all’epoca in uso per l’alimentazione del bestiame. Molto ha fatto anche l’introduzione a partire dal 1 gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l’origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d’identità della carne.”

    L’importante dunque è cercare di acquistare bistecche made in Italy. Ma come abbiamo scoperto anche in occasione dei casi di mozzarella blu, non è certo un’opera semplice. Va detto che anche nel resto dell’Europa sono stati attivati questi controlli e la Bse è quasi totalmente scomparsa anche tra i bovini.