Meduse: cosa fare in caso di contatto

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    Tornano, più belle e affascinanti che mai, le meduse. Nel Mediterraneo è già allarme. Da Nord a Sud d’Italia rischiamo di guastarci le vacanze per paura di questi animali marini che provocano una reazione “urticante” sulla pelle. In realtà non c’è da temere più di tanto, perché le meduse che arrivano nei nostri mari non mettono in pericolo di vita. Certo è che a seconda del tipo che ci troviamo di fronte possono provocare ustioni più o meno serie. In genere trattabili, ma in alcuni casi, il bruciore può durare anche più giorni.

    E’ ciò che capita ad esempio se si ha un incontro ravvicinato con una “Pelagia noctiluca”, non molto grandi e con pigmenti rossastri come potete vedere dalla foto. In altri casi, il fastidio passa nel giro di poche ore. Accade ad esempio con le meduse bianche e grandicelle, chiamate “polmone dei mari”, che spesso ho visto spiaggiate sui litorali laziali negli anni passati.

    Stabilito amiche di Pourfemme che non ci si deve preoccupare più di tanto, cerchiamo di capire cosa fare se si è punti. Per curiosità: ho trovato che pungere è il verbo giusto, perché al contatto “inoculano” attraverso particolari filamenti il liquido urticante.

    Detto ciò, il consiglio principale è di utilizzare una pomata o un gel al cloruro di alluminio, quello che serve anche per il sudore eccessivo, per intenderci. Ma essendone sprovvisti nella maggior parte dei casi, occorre attivarsi con metodiche più pratiche!

    Il Dott. Riccardo Sirna, esperto subacqueo, ma soprattutto Responsabile del reparto di Dermatologia dell’Ospedale di Grosseto, ci suggerisce quanto segue: “la prima cosa da fare è rimuovere i tentacoli se sono rimasti attaccati alla pelle. Ovviamente utilizzando una protezione per le mani. La parte va poi sciacquata con acqua fredda e salata. No alla dolce che può aumentare il sintomo.

    E qui ci siamo, visto che abbiamo tutto il mare a disposizione, ma poi? Prima c’è da dire che se si viene a contatto, come può capitare, con un branco di meduse al largo, bisogna fare un buon training autogeno per non farsi prendere da panico e da dolore (magari siete preparate perché praticate meditazione zen!).

    Arrivate a riva, magari con l’aiuto di qualche bagnante nelle vicinanze, si può procedere con controllare la bruciatura. Il dott. Sirna prosegue: “ No al fai da te, soprattutto se si tratta di bambini, ampie zone del corpo o del viso. Sbagliare può costare importanti cicatrici. Nei casi importanti è necessario rivolgersi ad un pronto soccorso o ad una guardia medica e nel frattempo utilizzare poca ammoniaca o aceto (presenti in un qualunque stabilimento balneare ndr). Cortisonici o antistaminici solo su suggerimento del medico!”

    Se invece, beate voi, vi trovate su una spiaggia deserta l’alternativa può essere…..la pipì! Pare contenga ammoniaca: è comunque il classico rimedio della nonna. Se non vi scappa….non so che dirvi!