Medicina di genere: donne e uomini si ammalano in modo diverso

Le donne, rispetto agli uomini, si ammalano e reagiscono alle cure in modo diverso, ma la ricerca medica mantiene ancora oggi un approccio troppo maschilista. Ne consegue una maggiore esposizione delle donne alle malattie.

Pubblicato da Lucrezio.Bove Mercoledì 10 marzo 2010

Medicina di genere: donne e uomini si ammalano in modo diverso

Nonostante sia ormai risaputo che la donna si ammala in modo diverso rispetto all’uomo e reagisce in modo differente alle cure, la ricerca scientifica continua ad avere un approccio troppo maschilista, che spesso tralascia alcuni elementi peculiari del sesso femminile. Forse proprio per questo le statistiche parlano di donne che si curano di più, seguendo i consigli dei medici, ma paradossalmente si ammalano con più facilità e consumano più farmaci. I ricercatori, quando scelgono i soggetti da sottoporre alle terapie sperimentali, spesso non contemplano la possibilità che il sesso possa influire sull’efficacia della cura e tendono a sperimentare su campioni maschili. Il risultato è che le donne reagiscono male con più facilità, nel momento in cui assumono medicinali appena lanciati sul mercato, o si sottopongono a terapie mediche ancora non del tutto consolidate.

Ci sono poi quelle che potremmo chiamare “correlazioni allusive”. Le malattie cardiovascolari, ad esempio, sono considerate da sempre un problema prettamente maschile, nonostante uccidano ogni anno moltissime donne. Questo perchè le patologie del cuore insorgono negli uomini, anche giovani, con più frequenza, mentre nelle donne si presentano soprattutto dopo la menopausa, momento dal quale però l’incidenza nei due sessi va ad assumere gradualmente la stessa importanza. Barbara Garavaglia, presidente del comitato pari opportunità dell’istituto Neurologico Carlo Besta, durante il primo convegno sulla Medicina di Genere, ha denunciato il problema evidenziando che “spesso si pensa che la donna sia uguale all’uomo in tutto e per tutto. E che le uniche differenze riguardino l’apparato riproduttivo. In realtà non è così e sono soprattutto i disturbi cardiovascolari e neurologici a fare la differenza”.

I disturbi psicologici invece, riguardano soprattutto le donne, che vengono colpite da depressione molto più spesso rispetto agli uomini, mentre sono moltissimi i problemi che insorgono a seguito di violenze o abusi sessuali subiti: ansia, disturbi alimentari, malattie del sesso, dipendenze, attacchi di panico e chi più ne ha più ne metta! Secondo gli ultimi dati Istat, le donne che hanno subito violenza nel nostro paese -sia essa psicologica, fisica o sessuale- sono oltre 14 milioni. Un dato inquietante che dovrebbe bastare come motivazione per sviluppare terapie mirate.

Riconosciamo gli sforzi degli studiosi, che ogni giorno lavorano per salvare la vita di milioni di persone, ma ci auguriamo che in un prossimo futuro la donna venga presa in maggiore considerazione, come variante importante del modello-oggetto della ricerca.