Linfonodi reattivi: tipologie, cause e cure

I linfonodi reattivi sono quelli che si ingrossano per cause di varia natura ma che in realtà sono il sintomo evidente di una malattia più o meno grave che dev'essere subito analizzata. Vediamo quindi le tipologie, i sintomi e le principali cause dell'ingrossamento dei linfonodi che li fanno diventare reattivi e quali sono le cure possibili. Consigliamo comunque, qualora si presentino, di rivolgersi al medico curante.

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    Linfonodi reattivi: tipologie, cause e cure

    I linfonodi reattivi sono quelli che aumentano di non poco il proprio volume a causa di varie ragioni come infezioni, infiammazioni o patologie di varia natura. Per affrontare correttamente il problema è necessario conoscere le tipologie, le cause e le cure della linfoadenopatia reattiva.

    Notare la presenza di un linfonodo reattivo, e quindi gonfiore e ingrossamento, potrebbe destare preoccupazione, in realtà, le cause dei linfonodi reattivi possono esser disturbi passeggeri come un semplice raffreddore.

    I linfonodi reattivi son così chiamati perché reagiscono, come è normale che sia, ad attacchi o aggressioni, da parte di virus e batteri, a infezioni o infiammazioni. Nella maggior parte non sono pericolosi, sono solo il sintomo più evidente di un processo infiammatorio o infettivo in corso.

    Linfonodi reattivi, cosa sono?

    Protagonisti del sistema linfatico, i linfonodi sono ghiandole linfatiche di piccole dimensioni situate lungo le vie linfatiche. Sono circa 600, sparsi in tutto il corpo: linfonodi ascellari, inguinali, a livello addominale e sottomandibolare e i linfonodi laterocervicali e nel collo. I linfonodi hanno un ruolo cruciale di “filtri” del sistema immunitario: grazie ai linfociti contrastano i microrganismi pericolosi, presenti nella linfa proveniente dai tessuti. Il termine linfonodi reattivi, come anticipato, indica solo la capacità dei linfonodi di reagire in modo più o meno evidente a una situazione di potenziale pericolo.

    Queste ghiandole, infatti, possono aumentare di volume, a causa dell’aumento delle cellule del sistema immunitario presenti in essi. Questo incremento, definito linfoadenopatia reattiva, nella maggior parte dei casi, è legato a processi infiammatori in atto nell’area circostante ai linfonodi stessi e, più raramente, può essere il sintomo di una patologia neoplastica, e quindi di un tumore.

    I linfonodi reattivi possono essere distinti in diverse tipologie cliniche a seconda del luogo di manifestazione dell’ingrossamento ghiandolare.

    Pertanto, si parla di:

    • linfonodi reattivi sottomandibolari, i cosiddetti noduli della gola, che causano dolore, simile ad un ascesso dentale, nella parte destra o sinistra della gola, sotto il mento, a seconda di quale sia il linfonodo ingrossato. Il problema è facilmente visibile a causa del gonfiore e dell’arrossamento;
    • linfonodi ascellari reattivi, se l’ingrossamento si manifesta in corrispondenza delle ascelle. Spesso, a causa della percezione di una pallina sottopelle si è portati a pensare al peggio, ma nella maggior parte dei casi si tratterà di un’infezione interna che il sistema immunitario sta cercando di debellare;
    • linfonodi reattivi del collo, sono quelli maggiormente interessati dal rigonfiamento, soprattutto nei bambini. Possono anche venir chiamati linfonodi laterocervicali quando si ha l’ingrossamento delle ghiandole poste sotto l’orecchio;
    • linfonodi reattivi addominali, anche chiamati pelvici, sono numerosi in questa parte del corpo umano e rappresentano un importante campanello d’allarme quando si infiammano e si gonfiano. Tuttavia, non sempre è facile percepirli al tatto, al contrario di quelli del collo o delle ascelle, perché situati più in profondità;
    • linfonodi inguinali reattivi, cioè quando si ingrossano in corrispondenza dell’inguine, precisamente nella parte interna delle cosce;
    • linfonodi reattivi mediastinici, cioè l’alterazione di volume e consistenza delle ghiandole linfonodali presenti sotto la gabbia toracica, nella zona centrale ai due polmoni.

    I sintomi dei linfonodi reattivi

    I linfonodi reattivi sono evidentemente associati all’ingrossamento delle ghiandole, che possono variare di dimensioni. Il gonfiore delle ghiandole linfatiche è scatenato da un processo reattivo: l’aumento fisiologico del numero di linfociti e macrofagi, utili alla difesa dell’organismo, fa aumentare, di conseguenza, le dimensioni della ghiandola. Ma un linfonodo ingrossato può essere tale anche a causa della massiccia presenza di batteri, funghi, virus o cellule maligne, o metastatiche, al suo interno.

    Oltre all’ingrossamento dei linfonodi reattivi, però, si possono percepire altri sintomi come dolore o fastidio al tatto.

    Vediamo i principali sintomi delle linfoadenopatie reattive:

    • indolenzimento dei linfonodi e di tutta la zona circostante
    • arrossamento cutaneo e calore al tatto
    • mal di testa e dolori muscolari generalizzati
    • stanchezza profusa e inspiegabile
    • infiammazione delle vie respiratorie
    • perdita di peso improvvisa
    • febbre e sudorazione notturna

    Le cause possibili dei linfonodi reattivi

    Chiarita la sintomatologia e le caratteristiche, è necessario conoscere le possibili cause della linfoadenopatia reattiva: dalle più banali, come infiammazioni o leggere infezioni, alle più serie, come i tumori o l’hiv.

    In genere, sono tre i motivi principali che possono provocare linfoadenopatie reattive:

    Cause infiammatorie

    Nella maggior parte dei casi, un linfonodo ingrossato è sintomo di un’infezione virale o batterica o di un’infiammazione, anche grave. Se quelli ingrossati sono i linfonodi cervicali o laterocervicali, la causa potrebbe essere di natura virale, come la mononucleosi, oppure batterica, come nel caso di tubercolosi o di tonsillite, ma anche micotica, come ad esempio la candida.

    Anche le malattie sessualmente trasmesse citano tra i propri sintomi l’ingrossamento dei linfonodi e un loro immediato indolenzimento. I casi più noti di malattie sessualmente trasmissibili che provocano linfoadenopatia reattiva riguardano la sifilide, la gonorrea, la clamidia e l’herpes.

    Da non dimenticare, inoltre, che tra le cause dell’ingrossamento dei linfonodi reattivi vi sono anche le malattie di tipo autoimmune, che possono provocare infiammazioni sistemiche come l’artrite reumatoide o il lupus erimatoso.

    Cause neoplastiche

    Purtroppo, seppur in maniera meno diffusa, i linfonodi reattivi possono essere il segnale della presenza di un tumore. Diversi studi, hanno dimostrato che le cellule neoplastiche colpiscono maggiormente i linfonodi sopraclaveari, ovvero quelle ghiandole situate sopra le clavicole. Osservare i linfonodi reattivi del collo è di estrema importanza nella diagnosi di una eventuale forma tumorale.

    Anche in questi casi, tuttavia, i sintomi si presentano con caratteristiche comuni e, pertanto, è necessario rivolgersi subito al proprio medico ogni qual volta si osservi un rigonfiamento ghiandolare, soprattutto nei linfonodi reattivi laterocervicali.

    Cause parafisiologiche

    L’aumento di volume dei linfonodi sottomandibolari potrebbe essere il sintomo anomalo di una carie, mentre quello dei linfonodi ascellari o inguinali potrebbe far sospettare all’esecuzione di una ceretta troppo aggressiva o di prodotti deodoranti che hanno scatenato una reazione allergica.

    In ogni caso, le cause parafisiologiche dei linfonodi reattivi sono del tutte benigne perché non hanno nulla a che fare con alcun agente patogeno.

    La guarigione in questo caso avviene in breve tempo, in modo del tutto spontaneo.

    Linfonodi reattivi nei bambini

    La linfoadenopatia reattiva può presentarsi anche nei bambini, fin dalla loro più tenera età, ma le cause sono quasi sempre delle semplici infezioni.

    Fisiologicamente, è importante sottolineare che fino alla pubertà, il tessuto linfonodale è più rilevante che negli adulti per un fattore di crescita. Pertanto, un linfonodo in età pediatrica può essere considerato anomalo quando ha una circonferenza superiore al centimetro per quanto riguarda le ghiandole del collo, e di oltre un centimetro e mezzo per i linfonodi inguinali.

    Inoltre, se l’ingrossamento è associato a febbre, problemi delle vie respiratorie superiori, rinite e congiuntivite, si tratta quasi sicuramente di infezioni virali.

    Al contrario, si parla di infezioni batteriche quando i sintomi perdurano per più giorni e sono più persistenti, come nel caso della febbre, ma sono anche più frequenti nella fascia di età compresa tra 1-4 anni.

    È però necessario preoccuparsi seriamente quando si osservano eccessiva stanchezza, inspiegabile perdita di peso e febbre alta. In questi casi, potrebbe trattarsi di linfoadenopatie reattive alla cui origine potrebbero esserci gravi compromissioni del sistema immunitario, come tubercolosi, o neoplasie.

    Secondo gli esperti, una buona parte dei linfonodi interessati nelle patologie neoplastiche sono quelli situati in concomitanza di collo e testa come nel caso di linfonodi reattivi laterocervicali. Purtroppo sono anche quelli che maggiormente si ingrossano nell’infanzia, in combinazione ad adenoidi e tonsille. Pertanto, si deve sospettare che un linfonodo reattivo sia un campanello d’allarme di forme tumorali quando le ghiandole si ingrossano oltre i 2 centimetri.

    Per salvaguardare la salute del proprio bambino è, quindi, sempre consigliato rivolgersi al pediatra ogni qualvolta si verifichi un ingrossamento delle ghiandole linfatiche.

    Per monitorare più attentamente la situazione potrebbero essere necessarie ulteriori analisi, ecografiche e del sangue, così da comprenderne le reali cause e trattarle nel modo più idoneo possibile.

    Linfonodi reattivi, sono pericolosi?

    Senza allarmarsi troppo, è preferibile rivolgersi al proprio medico per una visita approfondita. Per ulteriori accertamenti e per identificare con precisione le condizioni del linfonodo, può essere necessario sottoporsi a un esame ecografico o ad un esame del sangue.

    Non essendo un disturbo vero e proprio, ma solo un possibile campanello d’allarme, in caso di linfonodi reattivi che si ingrossano, la priorità è identificarne il responsabile e, in un secondo tempo, approntare una cura mirata per contrastare la causa scatenante.

    Solo nell’1,1% dei casi la linfoadenopatia è di tipo neoplastico; in tutti gli altri casi si tratta di un problema con cause benigne, che possono essere tenute sotto controllo attraverso un trattamento medico specifico.

    I principali fattori di rischio per diagnostica la neoplasia attraverso il rigonfiamento includono:

    • età avanzata sopra i 50 anni
    • fissità dei linfonodi al tatto
    • ingrossamento ghiandolare di durata superiore a due settimane
    • localizzazione sopraclavicolare

    La conoscenza di questi fattori di rischio è fondamentale per determinare la gestione della linfoadenopatia reattiva asintomatica. Inoltre, un’anamnesi completa del paziente, una valutazione dei sintomi associati e un approfondito esame ecografico possono aiutare a determinare se i linfonodi reattivi sono da ritenersi, o meno, pericolosi.