La sindrome di Mr. Grey, effetto collaterale da “50 sfumature di grigio”

La sindrome di Mr.Grey, un effetto collaterale concreto della pellicola "50 sfumature di grigio" caratterizzata da senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Pubblicato da Camilla Buffoli Lunedì 16 febbraio 2015

La sindrome di Mr. Grey, effetto collaterale da “50 sfumature di grigio”

La sindrome di Mr. Grey, un effetto collaterale da non sottovalutare dato dalla pellicola “50 sfumature di grigio“? Più che una domanda, un’affermazione da esperto, quella dello psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, che ha coniato il termine e ha definito i contorni di questo effetto collaterale. Tutta colpa di quel caso mediatico, che prima nero su bianco in formato romanzo, e ora sul grande schermo del cinema, ha ricreato un turbinio di immagini erotiche ed esperienze intime sensazionali.

Che la relazione torbida e ad alto tasso passionale tra la laureanda Anastasia Steele e l’uomo d’affari Mr. Grey, i protagonisti dell’intrigante e conturbante “50 sfumature di grigio” abbia fatto parlare parecchio è un dato di fatto. Che lo scalpore del romanzo, premiato con più di cento milioni di copie vendute in tutto il mondo, fosse replicabile (o addirittura amplificabile) con l’uscita della versione cinematografica della storia, non è una novità, anzi. Dal primo trailer del film alla sua uscita nelle sale, che è valsa, nel primo giorno di programmazione, un incasso da due milioni di euro, il polverone mediatico non si è mai placato.

Ma che le prodezze sotto le lenzuola della coppia protagonista potesse generare negli spettatori più sensibili un effetto collaterale importante è una “sfumatura” tutta nuova. Una novità che non va sottovalutata, almeno secondo un esperto della psiche umana, il dottor Cucchi. Perché, oltre a solleticare la fantasia amorosa ed erotica, soprattutto delle donne, la storia tra Anastasia Steele e Mr.Grey rischia di scatenare un terribile senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Mr. Grey, il personaggio attorno a cui gira attorno la trama del film coglie nel segno numerosi aspetti che le donne ricercano costantemente nella loro quotidianità come la capacità di rendere speciale ogni piccolo gesto nella costante attenzione al corpo della donna” ha sottolineato l’esperto.

Osservando il protagonista, più o meno consapevolmente, il rischio è di lasciarsi sopraffare dall’impatto emotivo, di sovrapporre la finzione alla realtà, la vicenda sul grande schermo con quella che si vive nella vita reale.

“Molte donne vivono in un limbo, fatto di scarsa conoscenza del proprio corpo e di sentieri inesplorati, e nel film trovano una strana piacevolezza nell’ambivalenza con cui si nutrono del rapporto di dominanza e sottomissione, in cui la protagonista sottomessa è tutto per Mr. Grey, che rappresenta il suo padrone. Questa modalità relazionale, che definirei una ‘prigione relazionale’, le fa sentire perennemente in una condizione di sottile eccitazione, che stimola la naturale propensione a prendersi cura dell’uomo, a servirlo, a pensare a lui, a cosa gli dà piacere, ai gesti del quotidiano che lo gratificheranno” ha aggiunto il dottor Cucchi.

Il problema all’origine di tutto? Non tanto la relazione estrema riportata sul grande schermo, ma un modus vivendi sempre più diffuso. Perché, complice la mancanza di tempo, la disillusione, la necessità di essere sempre di corsa e di fare mille cose contemporaneamente, si rischia di vivere tutto, anche le relazioni amorose, senza profondità e intensità, in modo superficiale e frettoloso.

Il rischio concreto, è che la sindrome di Mr.Grey faccia prevalere “la voglia di sperimentare qualcosa che si era dimenticato, consapevoli che la quotidianità ci risucchia tutti, ma lo spazio mentale per certe attenzioni e l’intensità della passione non andrebbero mai persi e sempre preservati” ha concluso lo psichiatra.

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