L’osteoporosi si può curare?

Non esiste una vera e propria cura per l'osteoporosi ma ci sono diversi farmaci per contrastarne i sintomi. Si tratta di terapie che vanno intraprese solo dopo un'attenta diagnosi e dopo esami come la MOC che serve a misurare la densità minerale ossea e capire se si tratta di osteopenia o osteoporosi.

Pubblicato da Redazione Martedì 9 ottobre 2018

L’osteoporosi si può curare?
Foto di Image Point Fr/Shutterstock.com

L’osteoporosi è malattia cronica molto diffusa tra le donne in menopausa che provoca una perdita di densità delle ossa e ci espone al rischio di fratture gravi anche in seguito a piccoli incidenti casalinghi, cadute o altri traumi che potrebbero sembrare banali. Quando siamo di fronte a queste situazioni però significa che ci troviamo già nella fase avanzata della malattia; per questo motivo è bene importante sottoporsi a regolari test e esami medici e conoscere le diverse terapie e cure dell’osteoporosi.

Osteoporosi: a chi rivolgersi e esami consigliati

Per diagnosticare l’osteoporosi è fondamentale sottoporsi a esami che misurano la densità della massa ossea come ad esempio la MOC, Mineralometria Ossea Computerizzata, detta anche densitometria ossea. Grazie a questo esame a raggi X possiamo sapere qual è lo stato di mineralizzazione delle nostre ossa e capire se siamo a rischio o meno di osteoporosi.
Solitamente questo esame si esegue a livello della colonna vertebrale o del femore ma è possibile eseguirla anche sull’avambraccio.
Il medico può richiedere anche esami del sangue e esami delle urine: questi test infatti permettono di capire se alcune malattie endocrine (come ipertiroidismo e diabete) o l’uso prolungato di alcuni farmaci sono responsabili di una scarsa presenza di minerali nelle ossa.
In questo modo il medico sarà in grado di stabilire se si tratta di osteopenia (una modesta demineralizzazione) o osteoporosi (un grave deficit nella densità di sali minerali nelle ossa).

T-score e Z-score

La diagnosi della MOC si basa sul T-score, un confronto tra i valori che otteniamo tramite la densitometria e il valore medio riscontrato in persone sane tra i 25 e i 30 anni (al picco della densità ossea).
Un altro termine di riferimento è invece lo Z-score che mostra quanto i risultati dell’esame si discostano, non da quelli di soggetti sani al picco della densità ossea, ma da quelli di persone che hanno la stessa età e lo stesso sesso del paziente. Anche se questo valore è riportato in qualsiasi referto MOC non è di grande utilità per le donne in menopausa o in età avanzata; mentre si usa per bambini, adolescenti o in generale per le persone sotto i 30 anni.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce questi riferimenti: se il valore del T-score è inferiore a -1 si parla di osteopenia, se invece è inferiore a -2.5 si tratta di osteoporosi.

Quando fare la MOC

In linea di massima quando si parla di MOC, ciò che conta non è il singolo valore riscontrato ma la sua variazione nel tempo quindi dovrai ripetere l’esame per valutare come cambia la tua densità ossea. Una donna in menopausa che riscontra un valore non preoccupante alla prima densitometria potrà ripetere l’esame dopo qualche anno, mentre in casi in cui la densità ossea è già piuttosto bassa l’esame dovrà essere eseguito più frequentemente. Considera comunque che l’osso si modifica lentamente quindi tra una MOC e la successiva dovrebbero passare almeno 18 mesi.

MOC: costo e ticket

La MOC eseguita in strutture private ha un costo che indicativamente va dagli 80 ai 100 euro. Tuttavia si può usufruire di questo esame anche tramite il Sistema Sanitario Nazionale; il costo del ticket varia da regione a regione. Puoi trovare indicazioni dettagliate sui criteri di accesso alla densitometria ossea sul sito del Ministero della Salute.
Generalmente le situazioni in cui si può usufruire dell’esenzione dal ticket sono:

  • menopausa precoce (prima dei 45 anni),
  • fratture atipiche,
  • magrezza eccessiva (BMI inferiore a 19),
  • prolungate terapie che possono indebolire le ossa.

La densitometria ossea comunque è un esame che viene prescritto solo a fronte di una reale necessità; attualmente infatti non ci sono prove scientifiche che possano giustificare l’impiego della MOC come screening generalizzato. Per dolori che possono essere ricondotti ad artrosi o lombosciatalgia e in assenza di fattori di rischio, la densitometetria non dovrebbe essere effettuata.

Altri metodi di misurazione della densità ossea

Oltre alla MOC si può ricorrere alla TAC quantitativa ossea (QCT). A differenza della MOC però la TAC, oltre ad essere più costosa, è anche molto più dannosa perché emette una grande quantità di radiazioni. Per quanto riguarda la MOC, invece, la dose di radiazioni è davvero molto bassa; molto minore rispetto a una TAC, ma anche rispetto a una classica radiografia.

Cure per l’osteoporosi

Le ossa non rimangono inalterate nel tempo; sono costituite da cellule che demoliscono o “riassorbono” parti di osso vecchio e altre che rigenerano fibre di collagene per riempire il tessuto mancante. Per molti anni si ha un costante equilibrio di formazione e demolizione osseo; ma col passare del tempo il processo di demolizione tende a prevalere su quello di costruzione.
Come cura per l’osteoporosi è importante innanzitutto adottare uno stile di vita attivo e un’alimentazione che possa aiutare ad avere ossa forti e sane. Chiaramente è fondamentale in caso di malattia, rivolgersi ad un medico che, dopo accurati esami, potrà consigliarci i farmaci più adatti.

Farmaci

Le cure per l’osteoporosi comprendono diversi farmaci: i cosiddetti “antiriassorbitivi” che riducono l’attività di riassorbimento osseo; i farmaci “osteoformativi” che invece stimolano la rigenerazione delle ossa e, infine, i farmaci “coadiuvanti”, che facilitano l’assorbimento del calcio e favoriscono la mineralizzazione.
Tra gli antiriassorbitivi ci sono ad esempio: alendronato, ibandronato, risedronato e acido zoledronico, ossia i “bifosfonati”. Possono poi essere prescritti anche i modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni o SERM, come il raloxifene. Si tratta di farmaci che riescono a riprodurre gli effetti degli estrogeni e quindi favoriscono la rigenerazione del tessuto osseo.
Per le forme più gravi di osteoporosi può essere prescritta anche una cura a base di farmaci anabolici come il Teriparatide o con doppio meccanismo di azione come il ranelato di stronzio, che è sia antiriassorbitivo che anabolico. Solitamente lo stronzio ranelato è indicato per pazienti che presentanto controindicazioni ai bifosfonati.
La prescrizione dei farmaci per l’osteoporosi in determinati casi è a carico del SSN, qui puoi trovare ulteriori informazioni in merito.

La durata delle terapie per l’osteoporosi

Il trattamento dell’osteoporosi in genere dura 3-5 anni consecutivi (ad eccezione dell’utilizzo di teriparatide che è stato limitato a soli 2 anni). Al termine di questa terapia poi il medico valuterà in che modo continuare le cure. Bisogna infatti tenere in considerazione anche eventuali controindicazioni e rischi che potrebbero insorgere soprattutto dopo 5 anni di terapia a base di bifosfonati.

Osteoporosi e cure naturali

Come coadiuvanti alla terapia farmacologica, il medico potrà consigliare anche alcuni integratori. In particolare sono efficaci contro l’osteoporosi quelli a base di calcio e vitamina D.
Gli integratori a base di calcio sono fondamentali per chi non riesce ad assumere una quantità adeguata di questa sostanza attraverso l’alimentazione, ma è importante chiedere comunque un consiglio medico. Nonostante non si tratti di veri e propri farmaci, gli integratori possono comunque avere effetti collaterali e, un sovradosaggio di calcio o di vitamina D può essere dannoso.