Infarto: troppi antinfiammatori possono provocarne un secondo

Secondo quanto scoperto da una ricerca danese, le persone che hanno subito un infarto, dovrebbero evitare l’assunzione di antinfiammatori non steroidei per non rischiarne un altro.

Pubblicato da Paola Perria Martedì 10 maggio 2011

Infarto: troppi antinfiammatori possono provocarne un secondo

Le persone che sono state colpite da infarto, dovrebbero evitare l’assunzione di antinfiammatori non steroidei, soprattutto nelle settimane immediatamente successive al colpo subito. Il loro cuore, infatti, potrebbe essere rischio di subire un secondo attacco, proprio per effetto di questi farmaci. Almeno, stando ai risultati di una ricerca danese, condotto dall’Università di Copenhagen, che ha esaminato 84mila pazienti infartuati, la cui età media si aggirava intorno ai 64 anni, al 42% dei quali erano stati prescritti dei comuni antinfiammatori.

Al termine dell’analisi, si è evidenziato che i pazienti che avevano assunto i farmaci, avevano il 42% delle probabilità in più degli altri di essere colpiti da un secondo attacco cardiaco tra i sette e i 15 giorno dopo il primo infarto. Percentuale che aumentava ulteriormente se il medicinale prescritto era il Diclofenac.

“Era noto da tempo che gli antinfiammatori aumentano leggermente le probabilità di un attacco nel lungo periodo, specie se presi in continuità – hanno precisato i ricercatori danesi – ma ora sappiamo che il pericolo è anche a breve termine”.

I dati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista Circulation. Onestamente non so dirvi se il Diclofenac venga somministrato normalmente anche in Italia, ma certamente lo sono gli altri antinfiammatori non steroidei, perciò, l’unico consiglio che posso darvi, se avete in casa qualcuno che abbia subito un infarto di recente, è di informarvi debitamente con il cardiologo.