Infarto intestinale: sintomi, cause e come si cura

In genere, per infarto intendiamo un attacco di cuore dovuto a un insufficiente afflusso di sangue verso questo organo. Ma quando è l'intestino a soffrire della cattiva circolazione sanguigna, ecco che allora si parla di infarto, o ischemia, intestinale. Vediamo meglio di che cosa si tratta, quali sintomi, cause e complicazioni può palesare e come prevenire la sua comparsa.

Pubblicato da Veronica Caudullo Venerdì 23 dicembre 2016

Infarto intestinale: sintomi, cause e come si cura

Quando si parla di infarto intestinale, è importante conoscere i sintomi, le cause e come si cura, perché l’ischemia intestinale è una malattia poco conosciuta e troppo spesso sottovalutata. L’infarto intestinale si verifica quando viene rallentata, o completamente interrotta, la circolazione di sangue verso l’intestino fino a causare una vera e propria necrosi. Questa tipologia di infarto può interessare sia l’intestino tenue che il colon, colpendoli insieme o isolatamente. In ogni caso, l’infarto intestinale è una patologia da non sottovalutare perché può portare alla morte, sopratutto in caso di necrosi per la quale il tasso di mortalità è del 25-50% in seguito all’intervento chirurgico, ma del 100% se non si ha alcuna assistenza.

Cos’è l’infarto intestinale

L’infarto intestinale viene determinato dalla totale o dalla parziale assenza di sangue nell’intestino o anche solo verso una piccola porzione di esso, a causa di un’improvvisa ostruzione in prossimità di vene o arterie che non fanno defluire bene il flusso sanguigno.
L’ischemia intestinale è considerata a tutti gli effetti una patologia cronica dell’intestino perchè può portare a diverse complicazioni molto gravi, nella maggior parte dei casi addirittura letali.
In genere, si manifesta negli anziani, soprattutto in chi soffre già di patologie cardiache. Tuttavia, è stato notato che colpisce anche in larga misura i neonati nati prematuri. In entrambi le situazioni, la possibilità di sopravvivenza non supera il 50% dei casi.
Per capire come si sviluppa l’infarto intestinale è indispensabile sapere come è fatto l’intestino. Questo fa parte dell’apparato digerente e, grazie al fatto che è determinato da una serie di collegamenti nervosi utili per la comunicazione con altri distretti, viene definito “secondo cervello”. La sua struttura ricorda quella di un tubo flessibile, ripiegato numerose volte su se stesso, per una lunghezza totale di oltre 8 metri.
Per classificarlo meglio viene diviso in intestino tenue e intestino crasso: il primo deputato alla scomposizione e all’assimilazione delle sostanze nutritive ingerite, il secondo invece all’assorbimento dell’acqua dagli alimenti indigeribili per trasformarli in feci.
Il lavoro dell’intestino, pertanto, è complesso e ben strutturato, e se un solo processo organico viene a mancare o subisce un malfunzionamento, sono diversi i problemi che possono insorgere, tra questi c’è anche l’infarto dell’intestino.
A seconda della porzione di intestino che viene colpita, si avranno tre tipologie diverse di ischemia intestinale.

Colite ischemica

La colite ischemica è la forma più diffusa di infarto intestinale tra gli anziani e colpisce, come dice il nome stesso, il colon o una parte di esso.
Questa tipologia di infarto intestinale si origina da un’accentuata mancanza di sangue a livello dell’arteria mesenterica inferiore, dovuta a diversi possibili tipi di occlusioni determinati da:

  • attacco di cuore
  • pressione molto bassa
  • raggruppamento di placche aterosclerotiche nelle arterie
  • presenza di trombi
  • aneurisma dell’aorta addominale
  • malfunzionamento delle valvole cardiache

Ischemia mesenterica

L’ischemia mesenterica colpisce una parte o tutto l’intestino tenue, a causa di un blocco sanguigno all’altezza dell’arteria mesenterica superiore.
In questa forma si possono distinguere l’ischemia mesenterica acuta, che si presenta improvvisamente e con un intenso dolore addominale a causa di ostruzioni tromboemboliche o del calo della pressione arteriosa, e l’ischemia mesenterica cronica, che a causa del progressivo accumulo di depositi di grasso sulle pareti delle arterie, ha un esordio lento e graduale.

Trombosi mesenterica

La trombosi venosa mesenterica è una forma rara di infarto intestinale, che si sviluppa quando l’ostruzione sanguigna riguarda la vena presente nell’intestino, chiamata appunto vena mesenterica, che fa defluire il sangue dall’intestino verso la circolazione venosa. Se ciò non avviene il flusso sanguigno ritorna verso l’intestino.
Il problema può avere come cause delle condizioni esterne all’intestino, come ad esempio:

  • presenza di un tumore
  • complicazioni dovute ad un intervento chirurgico all’addome
  • colite ulcerosa
  • malattia di Crohn
  • diverticolite
  • pancreatite
  • sepsi
  • sangue troppo denso

I sintomi: come riconoscere l’infarto intestinale

I sintomi dell’infarto intestinale si distinguono in base al tratto dell’intestino che viene colpito dalla malattia. Inoltre, possono essere ad esordio acuto, e presentarsi improvvisamente con segnali più incisivi e fastidiosi, oppure in modo cronico, quindi in maniera progressiva e graduale, manifestandosi con dolori meno accentuati rispetto a quello cronica, ma con altri disturbi che possono nel tempo cronicizzarsi e diventare sempre più gravi.
In genere, però, l’ischemia è caratterizzata da sintomi prevalentemente dolorosi a livello dell’addome, associati a tutta una serie di altri fastidi dell’apparato digerente, come diarrea, nausea, crampi e gonfiori, che possono inizialmente venir confusi con patologie più banali.
Per capire meglio come riconoscere un infarto intestinale, è bene suddividere i sintomi in relazione alla tipologia di ischemia.

I sintomi dell’infarto intestinale acuto

In caso di ischemia acuta, una persona può percepire, con maggiore o minore intensità, diversi sintomi, che possono non venir immediatamente collegati ad un infarto intestinale. Invece, se si sospetta un’ischemia intestinale, è necessario rivolgersi tempestivamente ad una struttura ospedaliera di pronto soccorso.
In particolare è bene considerare la possibilità di un infarto intestinale se si presentano due o più dei seguenti sintomi:

  • Violenti dolori addominali improvvisi
  • Diarrea incontrollata associata a perdita di sangue
  • Stato di shock
  • Vomito e febbre
  • Ipotensione arteriosa
  • Tachicardia
  • Necessità urgente di evacuare
  • Gonfiore e crampi addominali

I sintomi dell’infarto intestinale cronico

Se colpiti dall’ischemia cronica, invece, il decorso della malattia è più lento e graduale e può, col tempo, diventare simile a quello dell’infarto intestinale acuto.
I sintomi in questo caso sono:

  • Perdita di peso a causa del forte dolore addominale
  • Nausea e vomito
  • Addome gonfio e fortemente dolorante
  • Diarrea o costipazione
  • Forti crampi subito dopo i pasti

Infarto intestinale: i fattori di rischio

Nonostante sia possibile identificare cause ben precise dell’infarto intestinale, è anche vero che esistono determinate condizioni che possono aumentare considerevolmente il rischio di soffrire di tale patologia. Pertanto, uno stile di vita scorretto, problemi cardiaci già in corso e l’assunzione di alcuni medicinali, possono essere all’origine dell’ischemia intestinale.
Nello specifico, i fattori di rischio legati all’infarto intestinale sono:

  • età maggiore ai 50 anni, sia nelle donne che negli uomini
  • precedenti episodi di infarto e/o di ictus, sia a livello intestinale che cardiaco
  • possibile rischio di soffrire di trombosi in conseguenza di una sedentarietà forzata
  • presenza di malattie cardiache, come pregresso infarto del miocardio, insufficienza cardiaca o aritmie
  • assunzione prolungata di contraccettivi ormonali o di farmaci contro le allergie e l’emicrania, i quali hanno la capacità di intervenire sulla struttura dei vasi sanguigni, restringendoli o allargandoli
  • errate abitudini di vita come fumo, obesità e sedentarietà, che possono aumentare il rischio di aterosclerosi coi suoi fattori di rischio
  • soffrire di malattie croniche come ipercolesterolemia, diabete e ipertensione
  • disturbi della coagulazione

Le cause dell’infarto intestinale

Le cause dell’ischemia intestinale possono essere distinte in cause occlusive e non occlusive.
Tra le cause occlusive di origine venosa e arteriosa, troviamo:

1. L’arteriosclerosi

Il deposito di grasso nelle arterie ostacola il flusso di sangue verso il cuore, le gambe e le arterie che irrorano il cervello. Ovviamente, anche la circolazione sanguigna che si occupa di arrivare all’intestino viene intralciata. L’arteriosclerosi è una malattia favorita dal fumo, dal diabete, dall’obesità, dall’ipertensione o dall’ipercolesterolemia. Può essere, quindi, tenuta sotto controllo.

2. La formazione di trombi

La trombosi è un processo di formazione di vari coaguli di sangue all’interno dei vasi sanguigni, che ostacolano, o bloccano totalmente, la normale circolazione del sangue. Nella maggior parte dei casi, i trombi si formano negli arti inferiori coinvolgendo in modo particolare le vene; in questo caso si parlerà quindi di trombosi venosa.

3. Le embolie arteriose

Si tratta di una patologia causata dall’ostruzione di una o più arterie da parte di uno o più emboli. L’embolo è qualsiasi materiale di origine chimica (liquida, solida o gassosa) diversa dal sangue, capace di occludere un vaso sanguigno e, quindi, di provocare un’embolia. Questa malattia ha come causa anche la lesione di un’arteria, incidenti, interventi chirurgici e l’aumento delle piastrine.

Le cause non occlusive, invece, riguardano:

  • Insufficienza cardiaca
  • Grave ipotensione
  • Spasmo severo dei vasi sanguigni
  • Effetto collaterale di farmaci ormonali, come la pillola contraccettiva
  • Assunzioni di droghe come cocaina o amfetamine
  • Problemi di coagulazione a causa di malattie come l’anemia falciforme

Infarto intestinale: la diagnosi

Come abbiamo visto, non sempre i sintomi dell’infarto intestinale si riescono a individuare con sicurezza. Infatti, è proprio per tale motivo che la sopravvivenza in coloro che sono stati colpiti dall’infarto intestinale risulta relativamente bassa.
La diagnosi di tale patologia poche volte viene effettuata in via preventiva, nella stragrande maggioranza dei casi avviene a posteriori.
Tuttavia, il modo per diagnosticare il problema c’è ed è rappresentato principalmente da una corretta e attenta valutazione medica della presenza dei fattori di rischio.
Inoltre, è possibile sottoporsi a tutta una serie di analisi in grado di comprendere con largo anticipo se l’infarto intestinale ha buone probabilità di palesarsi oppure no. Tra questi ci sono:

  • prelievo del sangue, attraverso cui è possibile notare l’alterazione di alcuni valori come la troponina, i lattati, le amilasi e la fosfatasi alcalina, che hanno tutti a che fare con la funzionalità dei vasi sanguigni
  • tecniche ad immagini, come TAC e angiografia, che hanno la capacità di far scoprire possibili ostruzioni del flusso sanguigno o necrosi ischemica localizzata nei tessuti dell’addome
  • endoscopia e colonscopia, che attraverso l’utilizzo di una piccola sonda possono far esplorare l’interno dell’intestino, sia tenue che crasso, e scoprire possibili occlusioni

Infarto intestinale: le cure possibili

Le possibilità di di una terapia appropriata e funzionale dipendono interamente dalla precocità della diagnosi. Purtroppo, in numerosi casi la diagnosi è tardiva, a causa di una sintomatologia spesso piuttosto vaga, e senza specifici segnali, ma anche a causa della rapida quanto irreversibile evoluzione delle lesioni intestinali.
A seconda della diagnosi, tuttavia, si potrà intervenire sull’infarto intestinale o in modo farmacologico o con quello chirurgico. In entrambi i casi, il trattamento prevede il ripristino del flusso sanguigno verso l’apparato digerente.

Terapia farmacologica

Il medico, valutata la patologia, potrà prescrivere dei farmaci trombolitici in grado di sciogliere i trombi o di prevenire la formazione dei coaguli di sangue. Inoltre, hanno la capacità di espandere i vasi sanguigni in caso di ischemia mesenterica acuta.
In caso di ischemia cronica, il medico può prescrivere degli anticoagulanti.

Operazione chirurgica

In caso di diagnosi tardiva, l’unica soluzione è sottoporre il paziente all’operazione chirurgica.
Durante l’operazione, verranno asportati alcuni tratti di intestino necrotici per ristabilire, in questo modo, una circolazione sanguigna sufficiente. La prognosi dipenderà da numerosi fattori, prima di tutto, dal tempo trascorso dall’infarto intestinale all’intervento, dall’estensione della necrosi e della resezione chirurgica, dalle cause alla base dell’infarto e, in generale, dalle condizioni del paziente.

Cosa fare per prevenire un infarto intestinale

Per prevenire l’infarto intestinale è indispensabile eliminare, o limitare quanto più possibile, la presenza dei fattori di rischio. Solo in questo modo, infatti, l’intestino potrà funzionare correttamente e non subire alterazioni nell’afflusso di sangue a lui necessario.
Pertanto, è importante tener presente che:

  • seguire una dieta sana e bilanciata attraverso l’apporto di tutti i macronutrienti, i minerali e gli oligoelementi, secondo il proprio fabbisogno giornaliero, è vivamente consigliato per evitare il rischio di patologie come il colesterolo alto, l’innalzamento della pressione, il diabete, i tumori intestinali e del colon, che possono originare un infarto dell’intestino;
  • smettere di fumare definitivamente, in qualunque momento della propria vita, diminuisce del 50% le probabilità di venir colpiti da un’ischemia;
  • un’attività fisica moderata, ma costante nel tempo, come la classica camminata giornaliera di un’ora migliora il benessere generale dell’organismo, riduce il rischio di obesità e contrasta in modo efficace l’accumulo di grassi nelle arterie e, di conseguenza, l’infarto;
  • tenere sotto controllo eventuali patologie cardiache o croniche, come il diabete o l’ipercolesterolemia, può salvare la vita e prevenire ulteriori complicazioni.

Infarto intestinale: le complicazioni

Purtroppo, l’infarto intestinale fulminante porta a morte certa secondo un’alta percentuale di casi, in media tra il 60 e il 90%.
Nello specifico, la colite ischemica è fatale nel 50-75% dei casi se di origine cancerosa, nel 6% se invece non lo è. Mentre, nell’ischemia mesenterica la sopravvivenza diminuisce a seconda che si tratti di trombosi venosa (68%), embolismo arterioso (46%), ischemia non occlusiva (27%), trombosi arteriosa (23%).
Tuttavia, a volte può essere causa di diverse complicazioni, che possono anch’esse risultare letali:

  • necrosi del tessuto intestinale e delle sue cellule, che può causare il totale o parziale malfunzionamento dell’intestino e dei suoi processi;
  • stenosi del colon, cioè la presenza di diverso tessuto cicatriziale che occlude parte dell’intestino e dev’essere quindi rimossa in breve tempo;
  • peritonite, una grave infezione che colpisce la membrana che riveste l’addome a causa del riversamento del materiale fecale al suo interno;
  • sepsi generica, un altro tipo di infezione addominale che può infettare il sangue e quindi colpire di conseguenza tutto l’organismo.