Infarto e ictus: 3 grammi di sale in meno salvano la vita!

Una ricerca del del dott. Kirsten Bibbins-Domingo dell’University of California di San Francisco ha rivelato che se gli americani consumassero 3 grammi di sale al giorno, negli usa ci sarebbero 92000 decessi in meno ogni anno. Ridurre il consumo di sale però non è facile come sembra, ci sono di mezzo anche le multinazionali...

Pubblicato da Lucrezio.Bove Mercoledì 24 marzo 2010

Infarto e ictus: 3 grammi di sale in meno salvano la vita!

Riuscireste a vivere consumando tre grammi di sale in meno al ogni giorno? Questa piccola rinuncia potrebbe salvarvi la vita! Lo ha rivelato uno studio del dott. Kirsten Bibbins-Domingo dell’University of California di San Francisco, pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine. Se tutti gli americani riuscissero a ridurre il consumo di sale di pochi grammi, negli USA morirebbero 92000 persone in meno ogni anno per ictus o infarti. Non è certo un dato da sottovalutare!

Chi soffre di ipertensione sa già di dover seguire una dieta iposodica, ma se anche le persone in buona salute riuscissero ad allinearsi, assisteremmo a una riduzione degli ictus del 15% per le donne e del 6% per i soggetti di età compresa tra i 35 e 64 anni. Anche le patologie del cuore insorgerebbero meno frequentemente. Volete qualche dato? Negli USA si rigistrerebbero ogni anno fino a 99.000 infarti in meno, con un risparmio fino a 24 miliardi di dollari in spese sanitarie.

Come sapete gran parte del sale che ingeriamo ogni giorno deriva dai cibi industriali, mentre quello che aggiungiamo nei nostri piatti rappresenta solo una piccola percentuale. Per riuscire nell’intento di cambiare abitudini dovremo stare attenti a quello che mangiamo, non solo a quanto sale scegliamo di mettere sulla carne o nell’insalata. La dose massima di sodio non dovrebbe superare i cinque grammi al giorno, ma gli occidentali sono ormai assuefatti: riescono ad assumerne anche più di dieci grammi, senza rendersene conto.

Un aiuto importante potremmo ottenerlo solo se le grandi multinazionali decidessero di rivedere la composizione dei prodotti alimentari preconfezionati. La Gran Bretagna ha già dato un esempio importante: negli ultimi quattro anni il sale dei cibi industriali è stato ridotto del 10%, senza ripercussioni sulle vendite. Speriamo che anche gli altri paesi inizino presto a muoversi nella stessa direzione.

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www.sbs.com.au