Endometriosi: cause, sintomi, diagnosi e cura

L’endometriosi può colpire le donne dalla prima mestruazione fino al periodo della menopausa. Questo si sviluppa indipendentemente dal fatto di aver avuto o meno gravidanze, tuttavia una delle sue principali complicazioni è l'infertilità. I sintomi sono numerosi e sono caratterizzati dal dolore pelvico, ma le cause non ancora del tutto chiare.

Pubblicato da Veronica Caudullo Lunedì 22 maggio 2017

Endometriosi: cause, sintomi, diagnosi e cura

Per riconoscere e curare l’endometriosi è necessario conoscere con quali sintomi si presenta e quali sono le principali cause di questa patologia. L’endometriosi è una malattia causata dalla presenza di cellule dell’endometrio fuori dalla sua sede abituale, cioè l’utero, e si sviluppa più comunemente nell’area della pelvi, coinvolgendo ovaie, intestino ed il tessuto del bacino. Si tratta di una patologia di difficile individuazione perché non se ne conoscono ancora le cause precise, proprio per questo motivo risulta di fondamentale importanza riuscire a riconoscerne i sintomi e sapere quali sono le cure da adottare prima che il problemi degeneri causando l’infertilità femminile. Il disturbo, infatti, colpisce il 7-10% delle donne in età fertile, e, tra queste, il 30% – 40% può ricondurre la propria sterilità all’endometriosi.

Cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una patologia che definisce l’eccedenza di tessuto che normalmente riveste le pareti dell’utero, quindi l’endometrio, in altre parti dell’organismo, come ad esempio nelle ovaie, nel peritoneo, nell’intestino, nelle tube, nel retto e anche nella vagina. A volte può crescere anche in altre zone delle pelvi, come nell’ombelico o nei polmoni.
Questa anomala formazione, già di per sé patologica, può essere causa di ulteriori complicanze, tra cui infiammazioni, emorragie, aderenze tra organi e, purtroppo, anche infertilità.
L’endometriosi può colpire le donne sin dalla prima mestruazione fino alla menopausa, anche se dopo i 40 anni la formazione di tessuto endometriale tende progressivamente a rallentare.
In genere però, questa patologia comincia diversi anni dopo l’inizio delle mestruazioni e può terminare temporaneamente con la gravidanza. Nella maggior parte dei casi, l’endometriosi smette di svilupparsi in modo permanente con la menopausa, ma può continuare ad accrescersi con l’assunzione di estrogeni.

Le diverse tipologie

Come già accennato, l’endometrio può disseminare le proprie cellule in altre parti del corpo e, a seconda della zona di accrescimento, è possibile distinguere diverse tipologie di endometriosi:

  • Endometriosi interna, o adenomiosi, è una forma che colpisce solo il miometro, cioè la parete muscolare uterina, provocandone un ispessimento anomalo. Spesso, può essere una condizione asintomatica ma, in genere, può provocare diversi disturbi del ciclo mestruale che col tempo possono peggiorare ulteriormente.
  • Endometriosi esterna, è la forma di endometriosi più rappresentativa perchè caratterizzata dalla presenza di una certa quantità di tessuto endomatriale che si svilupa fuori dall’utero. Può colpire diverse zone del corpo, e quindi distinguersi in endometriosi esterna pelvica, endometriosi ovarica e addominale.
  • Endometriosi vescicale, colpisce giovani adulti fino ai 40 anni di età e può interessare le ovaie, il rivestimento interno delle pareti dell’addome e, più raramente, organi come reni, polmoni e cute. Si parla di endometriosi vescicale, però, solo quando ci sono anche problemi che coinvolgono l’apparato urinario.
  • Endometriosi intestinale, spesso confusa con la sindrome del colon irritabile, si verifica all’interno dell’intestino. Le donne maggiormente colpite dall’endometriosi intestinale hanno un’età compresa tra i 29 e i 39 anni.
  • Endometriosi profonda, viene considerata la tipologia più seria tra le malattie endometriosiche perchè tende a recidivare quasi sempre ed è inoltre di difficile trattamento.

Conseguenze

Quando l’endometrio si sviluppa in altre sedi rispetto a quella normale dell’utero, divenendo il cosiddetto endometrio ectopico, si comporta esattamente come il tessuto endometriale fisiologicamente presente nella mucosa interna dell’utero. Pertanto, una donna mestruata che soffre di endometriosi, sarà comunque soggetta alle perdite di sangue mensili, del tutto simili alle normali mestruazione, sia per quanto riguarda l’aspetto che i sintomi.
Il flusso sanguigno indotto dall’endometriosi, a differenza di quello mestruale, non defluisce dalla vagina, ma si accumula internamente causando l’infiammazione delle aree limitrofe e la conseguente formazione di una o più cisti, meglio note col nome di cisti endometriosiche o endometriomi.
Questo particolare problema, inoltre, può provocare anche la lacerazione dell’interno della pelvi, costituendo al suo interno delle aderenze tissutali tra gli organi, causa principale del dolore addominale o pelvico e, nei casi più gravi, di infertilità.

Possibili complicazioni

L’ampio spettro di possibili localizzazioni del tessuto ectopico spiega la grande varietà di sintomi e di complicanze che l’endometriosi può causare. Infatti, a causa degli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione e dell’età fertile, il tessuto endometriale dislocato continua ad agire come farebbe normalmente, addensandosi, rompendosi e sanguinando con ogni ciclo mestruale.
Considerato che questo tessuto non ha modo di uscire dal corpo, rimane all’interno e provoca forte dolore e infiammazione cronica, con danno tissutale degli organi colpiti.
L’endometriosi può causare infertilità : circa un terzo delle donne affette da endometriosi ha grandi difficoltà ad avere una gravidanza.
Endometriosi e gravidanza sono aspetti inconciliabili? Nonostante questa patologia metta a rischio la fertilità e diminuisca le possibilità di concepire, la gravidanza rappresenta per le donne che soffrono di endometriosi un avvenimento molto positivo perché, nella maggior parte dei casi, si è riscontrato un miglioramento della patologia durante i mesi di gestazione.
Infine, un’altra possibile complicanza è il tumore dell’ovaio, che si verifica in percentuale più alta nelle donne con endometriosi. Tuttavia, secondo i medici il rischio di questa tipologia di tumore in concomitanza con l’endometriosi è relativamente bassa. Inoltre, il rischio di vita complessivo del tumore ovarico si è dimostrato essere basso.

Cause accertate

Ancora oggi non si conoscono le cause precise dell’endometriosi. Numerose sono le ipotesi e di sicuro esiste una concomitanza di vari fattori. Su tutte le tesi si lavora con attenzione per cercare di comprendere meglio i meccanismi che portano a questa malattia. Vista l’incidenza in età riproduttiva, alcuni scienziati ritengono che l’endometriosi sia dovuta all’azione degli estrogeni, e le attuali terapie sono infatti frequentemente mirate in questa direzione.
Un’altra ipotesi è quella delle mestruazioni retrograde, ossia di detriti di tessuto dell’endometrio del ciclo mestruale che risalirebbero dalle tube di Falloppio fino alla cavità addominale. Viene considerata anche la mullerianosi, ritenendo che alcune cellule rimaste a livello embrionale possano svilupparsi in tessuto endometriale a seguito della stimolazione degli estrogeni.
Ma le cause dell’endometriosi potrebbero dipendere anche dall’esposizione a sostanze tossiche o da una malattia autoimmune. Infatti, è possibile che una falla all’interno del sistema immunitario renda il corpo non in grado di riconoscere e distruggere il tessuto endometriale che si sviluppa al di fuori dell’utero.

Fattori di rischio

Anche se la causa esatta dell’endometriosi non è certa, secondo la comunità scientifica tale formazione può essere conseguenza di diversi elementi che possono concorrere alla sua patogenesi. I fattori di rischio dell’endometriosi non sono pertanto da considerare agenti causali, ma indicatori di probabilità della comparsa del problema.
Infatti, la presenza di uno o più di questi fattori non può sostituire l’accertamento medico diagnostico della patologia, nè la loro assenza può garantire la normalità endometriosica. Tra i principali fattori di rischio possono quindi annoverarsi:

  • essere in età fertile, tra i 12 e i 50 anni
  • non aver mai partorito
  • genetica familiare, se la madre ha sofferto o soffre di endometriosi c’è un’alta probabilità di trasmissione del problema ad una o più figlie, con sintomi anche più severi
  • cicli mestruali che durano meno di 28 giorni
  • flusso mestruale più lungo di 7 giorni
  • soffrire o aver sofferto di infezioni pelviche
  • l’utero, la cervice o la vagina hanno una forma anomala, che blocca o rallenta il flusso mestruale
  • menarca in età precoce, cioè prima dei 12 anni
  • menopausa in età avanzata
  • alti livelli di estrogeni nell’organismo

Sintomi più frequenti

Non esistono dati certi sull’epidemiologia della malattia, anche se si stima che soffrano di endometriosi addirittura tra i 150 ed i 170 milioni di donne in età fertile in tutto il mondo. Questo perché l’endometriosi non comporta dei sintomi ben precisi, ma solo riconducibili ad altre problematiche. Nel 20% dei casi, inoltre, è asintomatica e viene diagnosticata in modo fortuito solo in occasione di interventi chirurgici eseguiti per altre indicazioni.
Sin dalla prima mestruazione, si soffre di un forte dolore addominale, continuo o in prossimità del ciclo, che però solitamente viene sottovalutato e non indagato adeguatamente. Spesso, il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore alle ovaie, simile a quello mestruale o della gravidanza.
Come è già stato detto, l’endometriosi rappresenta la maggior causa di infertilità femminile, e in questi casi purtroppo si arriva alla diagnosi dopo molti anni di tentativi. Altri disturbi intercorrenti in caso di endometriosi possono essere:

Quando chiamare un medico

In genere, una patologia come l’endometriosi necessita di controlli regolari dal proprio ginecologo, per poter tener sotto controllo la formazione di tessuto ectopico e l’efficacia delle cure proposte. Tuttavia, è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico quando:

  • il ciclo mestruale passa, da un mese all’altro, dall’essere indolore a molto doloroso
  • il dolore è talmente intenso da interferire con le normali attività quotidiane
  • si avverte dolore durante il rapporto sessuale
  • la minzione è dolorosa, e soprattutto se si osservano tracce di sangue nelle urine o non si è capaci di controllare il flusso delle urine
  • c’è del sangue nelle feci, la defecazione porta dolore pelvico e si ha un significativo e inspiegabile cambiamento nei movimenti intestinali
  • non si rimane incinta dopo aver provato per 12 mesi

Se si avverte del lieve dolore mestruale, che prima non c’era, ma non si manifestano altri sintomi, la cosa migliore da fare è aspettare ulteriori cicli mestruali per poter meglio valutare la situazione.
Premettendo che ogni donna dopo la prima mestruazione dovrebbe sottoporsi ad un controllo di routine ginecologico annuale, è importante trascrivere tutti i cambiamenti e i sintomi, più o meno lievi, che durante l’anno si sono verificati per poter dare un quadro quanto più approfondito possibile al ginecologo sulla propria storia clinica.

Come viene fatta la diagnosi

Per eseguire una corretta diagnosi dell’endometriosi nella paziente, è necessario sottoporsi ad un’accurata anamnesi, per raccogliere utili informazioni personali e familiari. Vi sarà poi un esame fisico per circoscrivere in maniera più precisa le lesioni endometriosiche, monitorando le possibili zone di localizzazione a livello del setto retto-vaginale, della cervice uterina e della parte più interna della vagina.
L’esame fisico può, inoltre, rilevare particolari problemi degli organi pelvici, che devono far sospettare la presenza di endometriosi. Tra gli strumenti utilizzati per la diagnosi vi sono inoltre:

Ecografia trans-vaginale

Grazie all’ecografia trans-vaginale sarà possibile individuare precisamente la presenza delle cisti endometriosiche a carico di ovaie, utero, pelvi e altre zone limitrofe annesse. Inoltre, si sarà in grado di rilevare la gravità delle lesioni e di altre problematiche associate al sovvertimento anaomico causato dall’endometriosi.

Risonanza magnetica delle pelvi

La risonanza magnetica delle pelvi nel caso dell’endometriosi, spesso, non migliora le capacità diagnostiche di una buona ecografia trans-vaginale. Infatti, in tali casi l’utilizzo di questo strumento diagnostico è superfluo perchè praticabile limitatamente a endometriosi degli organi non ginecologici, come uretere, intestino, localizzazioni extra pelviche della malattia.

Laparoscopia

La laparoscopia è la miglior tecnica chirurgica e diagnostica per l’endometriosi perchè non risulta per nulla invasiva, grazie all’introduzione di una telecamera di dimensioni minime nell’ombelico, attraverso cui è possibile visualizzare gli organi pelvici ed intervenire su di essi se necessario.
Attraverso questa innovativa tecnica è possibile diagnosticare endometriosi non sintomatiche, oltre a quelle sintomatiche, oltre a determinare la presenza di piccolissimi noduli edometriosici, difficlmente individuabili con altre tecniche.

Quali cure adottare

Le cure disponibili in caso di endometriosi sono diverse a seconda dei sintomi e delle problematiche. Infatti, non esistendo una cura definitiva, le terapie mediche non vengono prescritte per guarire l’endometriosi, ma per tenerne sotto controllo i sintomi, migliorando così la qualità di vita delle pazienti affette da questa patologia. Vediamo di seguito i possibili trattamenti.

Cure farmacologiche

Tra le terapie farmacologiche prescritte dal medico sono disponibili tre cure, non specificatamente studiate per guarire dall’endometriosi ma solo per tenerla sotto controllo:

  • antidolorifici, usati nella maggior parte dei casi di endometriosi lieve, servono per contrastare il dolore, ma non hanno alcuna efficacia contro la crescita ectopica dell’endometrio. Pertanto, in casi più gravi può venir prescritta una cura si antidolorifici combinati ad altre cure farmacologiche ormonali;
  • pillola anticoncezionale, inibisce l’ovulazione evitando che l’endometrio si ingrossi e dunque si diffonda. Viene prescritta, in genere, a quelle donne che non desiderano nell’immediato una gravidanza e quando l’endometrio non ha manomesso in modo grave gli organi deputati alla riproduzione;
  • terapia ormonale, come ad esempio i preparati a base di progesterone che, come la pillola, bloccano il lavoro delle ovaie fermando, di conseguenza, lo sviluppo del tessuto endometriale.

Intervento chirurgico

Nei casi più gravi di endometriosi si può ricorrere all’intervento chirurgico, specie se la terapia farmacologica non sembra funzionare. In questo caso si elimina direttamente la parte di endometrio che provoca il disturbo, ma non è detto che la soluzione sia definitiva, e il problema si potrebbe nuovamente manifestare.
Attualmente l’intervento chirurgico più idoneo per curare l’endometriosi è la laparoscopia, tecnica mini-invasiva che può ridurre i problemi post operatori. Tuttavia, il ricorso alla chirurgia deve essere valutato sempre molto attentamente perchè può comportare degli effetti collaterali che in grado di determinare una diminuzione del potenziale riproduttivo della donna per una riduzione della sua riserva ovarica.

Rimedi fai da te

Per alleviare i sintomi causati dall’endometriosi, in modo naturale, possiamo affidarci ad alcuni rimedi casalinghi efficaci e molto pratici in grado, soprattutto, di calmare il dolore quando si manifesta in modo improvviso e acuto.
Di certo non riusciranno a curare l’endmetriosi, ma vista l’assenza di effetti collaterali potranno essere impiegati ogni qualvolta se ne senta la necessità. Ecco i principali:

  • Applicare del calore alla zona pelvica, appoggiando la borsa dell’acqua calda, una bottiglia con dell’acqua riscaldata al suo interno o facendo un bagno caldo. In questo modo, il calore, accelerando il flusso sanguigno, allevierà il dolore pelvico.
  • Trovare una posizione comoda per evitare qualsiasi pressione delle pelvi. Può essere utile sdraiarsi a pancia in su mettendo un cuscino sotto le ginocchia, oppure rimanere su un fianco e portare le ginocchia al petto nella classica posizione fetale.
  • Usare regolarmente delle tecniche di rilassamento per migliorare il flusso sanguigno e aumentare le endorfine, cioè quelle sostanze che alleviano il dolore naturalmente.
  • Provare l’attività sessuale come rimedio naturale per alleviare i sintomi dolorosi. Anche in questo caso il beneficio deriva dal rilascio di endorfine, che possono essere ritenute veri e propri antidolorifici naturali.

Alimentazione ed endometriosi

Secondo recenti studi clinici, seguire una corretta e sana alimentazione può ridurre il rischio di sviluppo dell’endometriosi e tenere sotto controllo i vari sintomi, anche se in realtà ad oggi mancano ancora evidenze certe in proposito. Tuttavia, è noto che la dieta gioca un ruolo davvero fondamentale nei processi infiammatori che sono alla base di molte patologie.
In linea generale, un regime alimentare preparato ad hoc per le donne affette da questa malattia prevede un abbondante consumo di fibre e di acidi grassi omega 3, per ridurre il livello di infiammazione pelvica e addominale, e la concreta riduzione di quegli alimenti carichi di additivi alimentari artificiali e ricchi di glutine.
Il legame tra endometriosi e glutine non è ancora chiaro, ma è stato notato che un’alta percentuale di donne con lesioni causate dallendometriosi manifestavano anche un certo grado di intolleranza agli alimenti con il glutine. Pertanto, ecco nel dettaglio i cibi da evitare e quelli da preferire.

Alimenti consigliatiAlimenti sconsigliati
Frutta di stagioneProdotti da forno
Verdura a foglia verde e crucifereInsaccati
Frutta seccaFormaggi
Pesce azzurroAlcolici
Cereali senza glutine come riso, mais, grano saraceno, miglio, amaranto e quinoaCereali con glutine quali grano, orzo, segale, avena, farro, triticale, kamut e bulgur
Legumi sgusciati e decorticatiBevande fermentate
UovaDolci confezionati
PatateOli vegetali

Oltre agli alimenti elencati sopra, che andrebbero eliminati per qualche tempo fino alla completa guarigione, è inoltre consigliato ridurre l’assunzione di carne, specie quella non magra, caffeina e cioccolato, riducendo anche le dosi di latte e derivati. Per poter usufruire di una dieta appositamente studiata per il proprio caso è necessario affidarvi ad un esperto e seguirne attentamente le indicazioni.

La prevenzione

Non conoscendo con certezza le cause di questa malattia, parlare di prevenzione dell’endometriosi è tecnicamente impossibile. Alcune ricerche evidenziano che le donne che hanno avuto una o più gravidanze hanno meno probabilità di sviluppare l’endometriosi, ma è anche vero che la malattia rende una gravidanza più difficile.
Di certo, è importante parlare con il ginecologo quanto prima possibile, onde evitare anni di tentativi alla ricerca del concepimento, e soprattutto anni di dolore fisico.