Endometriosi: cause, sintomi, diagnosi e cura

L'endometriosi è una patologia che causa fortissimi dolori nelle donne che ne soffrono e che alla lunga può portare anche all'infertilità. Di difficile diagnosi poiché le cause non sono ancora certe, può essere tenuta sotto controllo con cure e una corretta alimentazione. Vediamo come riconoscerne i sintomi per scovare la giusta terapia ed evitare le conseguenze peggiori.

Pubblicato da Redazione Lunedì 8 ottobre 2018

Endometriosi: cause, sintomi, diagnosi e cura
Foto di Africa Studio / Shutterstock.com

Per riconoscere e curare l’endometriosi è necessario sapere con quali sintomi si presenta e quali sono le sue possibili cause. Questa malattia, dovuta alla presenza di cellule dell’endometrio fuori dalla sua sede abituale, cioè l’utero, si sviluppa comunemente nell’area pelvica. Coinvolge perciò ovaie, intestino e parte del tessuto del bacino. La diagnosi dell’endometriosi non è immediata, perché non se ne conoscono ancora le cause precise; proprio per questo motivo risulta di fondamentale importanza riuscire a riconoscerne i sintomi e sapere quali sono le cure da adottare prima che il problema possa creare gravi conseguenze. Il disturbo, infatti, colpisce dal 7 al 10% delle donne in età fertile, e, tra queste, ben il 30% – 40% può ricondurre la propria sterilità all’endometriosi.

Cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una patologia che provoca la crescita di tessuto endometriale, cioè di endometrio (quel tessuto che normalmente riveste le pareti dell’utero) in altre parti dell’organismo. Più frequentemente questa crescita anomala si ha nelle ovaie, nel peritoneo, nell’intestino, nelle tube, nel retto e anche nella vagina. Più raramente può crescere anche in altre zone delle pelvi, come nell’ombelico o nei polmoni.

Questa anomala formazione può provocare varie complicanze, tra cui infiammazioni, emorragie, aderenze tra organi e, purtroppo, anche infertilità.

Sebbene possa colpire le donne sin dalla prima mestruazione, perdurando fino alla menopausa, generalmente l’endometriosi comincia diversi anni dopo l’inizio del ciclo mestruale e può terminare temporaneamente con la gravidanza. Nella maggior parte dei casi, con la menopausa smette di svilupparsi in modo permanente, salvo i casi in cui sia necessario assumere medicinali a base di estrogeni, la cui eccessiva produzione potrebbe costituirne una causa. Dopo i 40 anni la formazione di tessuto endometriale tende comunque progressivamente a rallentare.

Incidenza e donne a rischio

L’endometriosi ha colpito fino ad oggi quasi 180 milioni di donne nel mondo, di cui 14 milioni in Europa e 3 milioni in Italia. Tuttavia, da questi dati non è ancora possibile comprendere con certezza in che percentuale questa patologia colpisca le adolescenti piuttosto che le donne vicino alla menopausa, a causa di una vasta sintomatologia.

In modo approssimativo, però, si può affermare che l’endometriosi colpisce soprattutto le donne in età fertile comprese in una fascia d’età che va dai 15 ai 49 anni, con un maggior picco d’incidenza intorno ai 40 anni. Ciò non esclude, però, che si verifichino casi in cui il disturbo compaia prima della fase prepuberale e dopo la menopausa: a questo proposito, puoi leggere il nostro approfondimento che spiega come affrontare l’endometriosi in menopausa.

Ulteriore elemento di contraddizione per gli studiosi è, inoltre, capire quali siano le donne più a rischio di essere colpite da questo disturbo. Quel che è certo è che tra le donne a cui precedentemente è stata diagnosticata la sterilità, circa il 30% era affetta da endometriosi.

Le diverse tipologie

A seconda della zona in cui crescono le cellule endometriali, è possibile distinguere diverse tipologie di endometriosi:

  • Endometriosi interna, o adenomiosi: è una forma che colpisce solo il miometro, cioè la parete muscolare uterina, provocandone un ispessimento anomalo. Non sempre possiamo avvertire sintomi specifici: il più evidente è legato a squilibri del ciclo mestruale che col tempo possono ulteriormente peggiorare. Oltre a un endometrio più spesso, l’adenomiosi può causare disturbi a carico della colecisti, l’organo del sistema digerente preposto alla concentrazione della bile. Spesso quindi si può riconoscere questo disturbo perché associato a problemi di carattere digestivo, anche se più frequentemente questo tipo di endometriosi è privo di sintomi evidenti. Tra i fattori di rischio di evidenziano parti multipli, taglio cesareo, legatura delle tube e in generale interventi all’utero. È più frequente nelle donne tra i 30 e i 50 anni; questo tipo di endometriosi è quello che si ritiene possa provocare condizioni di infertilità in quanto la patologia è asintomatica, pertanto non ci si rende conto di esserne affette e non si interviene adeguatamente. L’adenomiosi può anche portare a parti pre-termine, probabilmente a causa dell’ispessimento dell’endometrio che non consente di portare avanti la gravidanza in modo fisiologico.
  • Endometriosi esterna: è la forma di endometriosi più rappresentativa della patologia, perché caratterizzata dalla presenza di una certa quantità di tessuto endometriale che si sviluppa fuori dall’utero. Può colpire diverse zone del corpo, e quindi distinguersi a sua volta in esterna pelvica, ovarica o addominale. Se vuoi leggere di più su queste tipologie del disturbo, accedi ai nostri articoli dedicati all’endometriosi esterna pelvica e all’endometriosi ovarica.
  • Endometriosi vescicale: questa forma colpisce donne fino ai 40 anni di età e può interessare le ovaie, il rivestimento interno delle pareti dell’addome e, più raramente, organi come reni, polmoni e cute. Si parla di endometriosi vescicale, però, solo quando ci sono anche problemi che coinvolgono l’apparato urinario.
  • Endometriosi all’intestino: spesso confusa con la sindrome del colon irritabile, si verifica come dice il nome stesso proprio all’interno dell’intestino. Le donne maggiormente colpite da questo tipo di disturbo hanno generalmente un’età compresa tra i 29 e i 39 anni. Se ritieni di poter essere vittima di questa patologia, puoi approfondire nel nostro articolo tutto dedicato all’endometriosi intestinale: ricorda, però, di recarti dal tuo medico curante per poter escludere altre patologie a carico del sistema digerente.
  • Endometriosi profonda: viene considerata la tipologia più seria perché tende a essere recidiva –quindi a tornare, nonostante cure e trattamenti- e quasi sempre quindi la terapia per guarire è complicata e andrà valutata insieme al proprio ginecologo.

Conseguenze

Quando l’endometrio si sviluppa in altre sedi rispetto a quella normale dell’utero, divenendo il cosiddetto “endometrio ectopico”, si comporta esattamente come il tessuto fisiologicamente presente nella mucosa interna dell’utero. Quindi una donna in età fertile che soffre di endometriosi sarà comunque soggetta alle perdite di sangue mensili, del tutto simili alle normali mestruazioni, sia per quanto riguarda l’aspetto che i sintomi.

Il problema si presenta perché il flusso sanguigno indotto dall’endometriosi all’interno del corpo non defluisce dalla vagina, ma si accumula internamente. Ciò causa l’infiammazione delle aree limitrofe e la formazione di una o più cisti, meglio note col nome di “cisti endometriosiche” o “endometriosi” per l’appunto.
Questo particolare problema, inoltre, può provocare anche la lacerazione dell’interno della pelvi, costituendo al suo interno delle aderenze di tessuto aggiuntivo tra gli organi, causa principale del dolore addominale o pelvico.

Le conseguenze dell’endometriosi, quindi, comprendono certamente un peggioramento della qualità di vita per coloro che ne soffrono, sotto diversi punti di vista: dolori, infiammazioni croniche e anche l’impossibilità di svolgere le più normali attività quotidiane, purtroppo, accompagnano un’alta percentuale delle donne colpite.

Possibili complicazioni

Le complicazioni dell’endometriosi sono numerose, in base alla localizzazione del tessuto anomalo all’interno del corpo: le più frequenti sono infiammazioni e aderenze.
A causa degli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione e dell’età fertile, il tessuto endometriale continua ad agire come farebbe normalmente nell’utero (anche se si trova altrove), addensandosi, rompendosi e sanguinando con ogni ciclo mestruale.

Normalmente con le mestruazioni l’endometrio si sfalda e fuoriesce dalla vagina; con l’endometriosi però il tessuto non ha modo di uscire dal corpo, quindi provoca forti dolori e infiammazione cronica. Alla lunga, se non diagnosticata in tempo, l’endometriosi può causare danni ai tessuti colpiti.

Nei casi più gravi l’endometriosi può causare infertilità: circa un terzo delle donne affette da questa patologia ha grandi difficoltà ad avere una gravidanza.

Infertilità ed endometriosi

L’endometriosi può interferire in diversi modi sulla fertilità, ma è difficile indicare con precisione l’impatto vero e proprio, poiché vi è una proporzione imprecisata di donne affette da endometriosi che ottengono una gravidanza senza aver mai ricevuto una corretta diagnosi di endometriosi.

In generale, l’endometriosi causa l’infertilità vera e propria quando il tessuto ectopico ha aggredito e alterato in modo grave e irreversibile gli organi deputati alla riproduzione. Negli altri casi, si parla di “subfertilità”, cioè una riduzione delle probabilità di concepimento.

Purtroppo, l’endometriosi è una malattia sempre più frequente nelle donne, soprattutto in quelle che scelgono di avere figli più avanti con l’età. In caso di mancato concepimento sarà comunque possibile valutare col proprio ginecologo l’eventualità di sottoporsi alla chirurgia conservativa per eliminare l’ostacolo oppure affidarsi a tecniche di fertilizzazione assistita.

Ma come mai questa malattia potrebbe colpire proprio la nostra capacità riproduttiva? Nonostante non sia ancora del tutto chiara l’associazione tra infertilità ed endometriosi, gli studi sottolineano il coinvolgimento di fattori immunitari o vascolari che ostacolano la funzionalità delle ovaie o l’instaurarsi di una gravidanza: in sostanza la patologia provoca una reazione di difesa dell’organismo, che impedisce l’annidamento dell’embrione nell’utero. Inoltre, l’endometriosi può portare alla formazione di aderenze ed ostruzioni tra organi, che possono rendere più difficoltoso l’incontro tra l’ovulo e gli spermatozoi, nonché l’impianto dell’embrione.

Endometriosi e concepimento, quindi, sono aspetti inconciliabili? Nonostante questa patologia metta a rischio la fertilità e diminuisca le possibilità di concepire, la gravidanza rappresenta per le donne che soffrono di questa malattia un avvenimento molto positivo. Nella maggior parte dei casi, infatti, i sintomi dell’endometriosi tendono a scomparire durante i 9 mesi della gestazione; parlane con il tuo medico per capire come affrontare serenamente questo periodo così bello e delicato per ogni donna! E nel frattempo puoi leggere il nostro approfondimento che spiega come affrontare l’endometriosi in gravidanza.

Infine, un’altra possibile complicanza dell’endometriosi è il tumore dell’ovaio che sembrerebbe colpire in misura maggiore chi soffre di questo disturbo. Tuttavia, secondo i medici non esiste una correlazione accertata tra cancro ovarico ed endometriosi.

Cause accertate

Le cause dell’endometriosi non sono certe. Numerose sono le ipotesi e di sicuro esiste una concomitanza di vari fattori. Su tutte le tesi si lavora con attenzione per cercare di comprendere meglio i meccanismi che portano a questa malattia. Vista l’incidenza in età riproduttiva, alcuni scienziati ritengono che l’endometriosi sia dovuta all’azione degli ormoni estrogeni, e le attuali terapie mirano proprio a intervenire su questo aspetto.

Un’altra ipotesi è quella delle cosiddette “mestruazioni retrograde”: durante le mestruazioni detriti di endometrio, che normalmente viene espulso durante il sanguinamento, risalgono le tube di Falloppio e giungono fino alla cavità addominale, moltiplicandosi.

Tra le cause dell’endometriosi viene considerata anche la cosiddetta “mullerianosi”: secondo questa teoria alcune cellule di endometrio che erano rimaste a livello embrionale (e quindi silenti) sotto la stimolazione degli ormoni estrogeni si sviluppano improvvisamente nella sede sbagliata.

Ma le cause dell’endometriosi potrebbero dipendere anche dall’esposizione a sostanze tossiche o derivare da una malattia autoimmune. Infatti, secondo i medici è possibile che una falla all’interno del sistema immunitario renda il corpo incapace di riconoscere e distruggere il tessuto endometriale che si sviluppa al di fuori dell’utero.

Fattori di rischio

Anche se la causa esatta dell’endometriosi non è certa, secondo la comunità scientifica può essere la conseguenza di diversi elementi che possono concorrere a provocarla: i fattori di rischio dell’endometriosi non sono i responsabili della comparsa della malattia, ma certamente, se combinati possono aumentare il rischio di soffrirne.
La presenza di uno o più di questi fattori non può sostituire la diagnosi medica della patologia, né la loro assenza può garantire che non soffriremo mai di endometriosi nella nostra vita.

Tra i principali fattori di rischio possiamo elencare:

  • essere in età fertile, tra i 12 e i 50 anni
  • non aver mai partorito
  • genetica familiare: se nostra madre ha sofferto o soffre di endometriosi c’è un’alta probabilità che ci abbia trasmesso il problema, spesso con sintomi anche più severi
  • cicli mestruali che durano meno di 28 giorni
  • flusso mestruale più lungo di 7 giorni
  • soffrire o aver sofferto di infezioni pelviche
  • l’utero, la cervice o la vagina hanno una forma anomala, che blocca o rallenta il flusso mestruale
  • menarca (la prima mestruazione) in età precoce, cioè prima dei 12 anni
  • menopausa in età avanzata
  • alti livelli di ormoni estrogeni nell’organismo

Sintomi più frequenti

Non esistono dati certi sull’incidenza della malattia, anche se si stima che soffrano di endometriosi addirittura tra i 150 ed i 170 milioni di donne in età fertile in tutto il mondo. Questo perché l’endometriosi non comporta dei sintomi ben precisi, ma solo riconducibili ad altre problematiche. Nel 20% dei casi, inoltre, è asintomatica (cioè non provoca alcun sintomo) e viene diagnosticata in modo fortuito solo in occasione di interventi chirurgici eseguiti per altre patologie.

Un forte dolore addominale è sintomo tipico dell’endometriosi: questi crampi possono colpirci indistintamente durante tutto il ciclo oppure solo in prossimità delle mestruazioni, ma raramente vengono indagati. Spesso, infatti, i sintomi dell’endometriosi vengono scambiati per “semplici” dolori da ciclo e solo dopo molto tempo si comprende che il problema è più grave e si indaga ulteriormente con visite e accertamenti. Infatti il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore alle ovaie, simile a quello mestruale o dei primi mesi di gravidanza.

Come è già stato detto, l’endometriosi rappresenta la maggior causa di infertilità femminile, e in questi casi purtroppo si arriva alla diagnosi dopo molti anni di tentativi. Ecco perché dobbiamo prestare particolare attenzione a un forte dolore (di intensità anomala) e a stati infiammatori continui e non localizzati solo in prossimità dell’utero. Riconoscere i sintomi dell’endometriosi per tempo permette di intervenire con tempestività.

Scopriamo a cosa dobbiamo prestare maggiormente attenzione:

  • Dolore addominale e pelvico
  • Perdite intermestruali
  • Dolore durante l’evacuazione
  • Sangue nelle urine o dal retto
  • Dismenorrea, cioè fortissimi dolori mestruali durante il sanguinamento
  • Crampi addominali
  • Disuria, cioè difficoltà a urinare
  • Dispareunia, ovvero dolore durante i rapporti sessuali
  • Menorragia, cioè flusso mestruale eccessivamente abbondante
  • Metrorragia, sanguinamento abbondante tra un ciclo e l’altro
  • Polimenorrea, cioè mestruazioni troppo frequenti
  • Sanguinamenti vaginali anomali in generale

Quando andare dal medico

In genere, una patologia come l’endometriosi necessita di controlli regolari dal proprio ginecologo, per poter tener sotto controllo la formazione anomala del tessuto e l’efficacia delle cure proposte.
Tuttavia, è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico quando:

  • il ciclo mestruale passa, da un mese all’altro, dall’essere indolore a molto doloroso
  • il dolore è talmente intenso da interferire con le normali attività quotidiane
  • si avverte dolore durante il rapporto sessuale
  • la minzione è dolorosa, e soprattutto se si osservano tracce di sangue nelle urine o non si è capaci di controllare il flusso delle urine
  • c’è del sangue nelle feci, la defecazione porta dolore pelvico e si ha un significativo e inspiegabile cambiamento nei movimenti intestinali
  • non si rimane incinta dopo aver provato per 12 mesi

Se si avverte del lieve dolore mestruale, che prima non c’era, ma non si manifestano altri sintomi, la cosa migliore da fare è aspettare ulteriori cicli mestruali per poter meglio valutare la situazione.

Premettendo che ogni donna dopo la prima mestruazione dovrebbe sottoporsi a un controllo di routine ginecologico annuale, è importante trascrivere tutti i cambiamenti e i sintomi, più o meno lievi, che durante l’anno si sono verificati per poter dare un quadro quanto più approfondito possibile al ginecologo sulla propria storia clinica.

Come viene fatta la diagnosi

Per avere una corretta diagnosi dell’endometriosi, è necessario sottoporsi a un’accurata anamnesi (cioè valutazione) della propria storia clinica e familiare per permettere al medico di raccogliere utili informazioni.

Ci si dovrà poi sottoporre anche un esame ginecologico vero e proprio, per circoscrivere in maniera più precisa le lesioni dovute all’endometriosi: ciò comprende il monitoraggio delle possibili zone di localizzazione della patologia a livello del setto retto-vaginale, della cervice uterina e della parte più interna della vagina.
L’esame fisico può, inoltre, rilevare particolari problemi degli organi pelvici, che possono far sospettare la presenza di endometriosi.

Oltre alla visita ginecologica, la diagnosi dell’endometriosi passa anche per esami più approfonditi, come la laparoscopia, l’ecografia trans-vaginale e la risonanza magnetica. Questi esami vengono effettuati per escludere anche altre patologie, come un’infiammazione addominale con altre cause (ad esempio appendicite).
Scopriamo nel dettaglio come funzionano.

Ecografia trans-vaginale

Grazie all’ecografia trans-vaginale sarà possibile individuare precisamente la presenza delle cosiddette “cisti endometriosiche” a carico di ovaie, utero, pelvi e altre zone limitrofe annesse. Inoltre, il medico sarà così in grado di rilevare la gravità delle lesioni e di altre problematiche associate all’endometriosi.
L’ecografia, in caso di endometriosi, rappresenta il primo passo per una corretta diagnosi.

Risonanza magnetica delle pelvi

La risonanza magnetica delle pelvi nel caso dell’endometriosi, spesso, non migliora le capacità diagnostiche di una buona ecografia trans-vaginale. Questo esame risulta però fondamentale quando l’endometriosi si sviluppa non in vagina, quindi in uretere, intestino e addome in generale al di fuori della zona pelvica.

Laparoscopia

La laparoscopia è la miglior tecnica chirurgica e diagnostica per l’endometriosi perché non risulta per nulla invasiva. Viene effettuata grazie all’uso di una telecamera di dimensioni minime nell’ombelico, attraverso cui è possibile visualizzare gli organi pelvici e intervenire su di essi se necessario.
Attraverso questa innovativa tecnica è possibile diagnosticare anche le endometriosi non sintomatiche, oltre a determinare la presenza di piccolissimi noduli edometriosici, difficilmente individuabili con altre tecniche.

Come si cura l’endometriosi?

Le cure per l’endometriosi sono diverse a seconda dei sintomi e delle problematiche. Infatti, non esistendo una cura definitiva, le terapie mediche non vengono prescritte per guarire l’endometriosi in sé, ma per tenerne sotto controllo i sintomi. Questo approccio permette di migliorare la qualità di vita di chi soffre questa patologia.
Vediamo di seguito i possibili trattamenti, in modo che ciascuna di noi sia informata sulla strada terapeutica che deciderà intraprendere, ovviamente sotto consiglio medico.

Cure farmacologiche

Tra le terapie farmacologiche prescritte dal medico sono disponibili tre cure, non specificatamente studiate per guarire dall’endometriosi, ma servono a tenerla sotto controllo:

  • antidolorifici: usati nella maggior parte dei casi di endometriosi lieve, servono per contrastare il dolore, ma non hanno alcuna efficacia contro la crescita ectopica dell’endometrio. Pertanto, in casi più gravi può venir prescritta una cura di antidolorifici combinata ad altre cure farmacologiche ormonali;
  • pillola anticoncezionale: inibisce l’ovulazione evitando che l’endometrio si ingrossi e dunque si diffonda. Viene prescritta, in genere, a quelle donne che non desiderano nell’immediato una gravidanza e quando l’endometrio non ha compromesso in modo grave gli organi deputati alla riproduzione;
  • terapia ormonale: come ad esempio i preparati a base di progesterone che, come la pillola, bloccano il lavoro delle ovaie fermando, di conseguenza, lo sviluppo del tessuto dell’endometrio.

Intervento chirurgico

Nei casi più gravi di endometriosi si può ricorrere all’intervento chirurgico, specie se la terapia farmacologica non sembra funzionare. In questo caso si elimina direttamente la parte di endometrio che provoca il disturbo. Purtroppo non è detto che la soluzione sia definitiva, e il problema si potrebbe nuovamente manifestare.

Attualmente l’intervento chirurgico più idoneo per curare l’endometriosi è effettuato in laparoscopia: si tratta di tecnica mini-invasiva che può ridurre i problemi post operatori. Si introduce la strumentazione necessaria effettuando piccoli fori nell’addome e si preleva il materiale da eliminare, minimizzando le cicatrici e consentendo di riprendersi più velocemente.

Tuttavia, il ricorso alla chirurgia deve essere valutato sempre molto attentamente perché in alcuni casi può comportare degli effetti collaterali che causano una diminuzione della nostra riserva ovarica: è bene, quindi, farsi consigliare approfonditamente dal nostro medico di fiducia e valutare quest’opzione solo nei casi più gravi e invalidanti di endometriosi.

Rimedi fai da te

Per alleviare i sintomi causati dall’endometriosi, in modo naturale, possiamo affidarci ad alcuni rimedi casalinghi efficaci e molto pratici in grado, soprattutto, di calmare il dolore quando si manifesta in modo improvviso e acuto.

Di certo non riusciranno a curare l’endometriosi, ma vista l’assenza di effetti collaterali potranno essere impiegati ogni qualvolta se ne senta la necessità. Ecco i principali:

  • Applicare del calore alla zona pelvica, appoggiando la borsa dell’acqua calda, una bottiglia con dell’acqua riscaldata al suo interno o facendo un bagno caldo. In questo modo, il calore, accelerando il flusso sanguigno, allevierà il dolore pelvico.
  • Trovare una posizione comoda per evitare qualsiasi pressione delle pelvi. Può essere utile sdraiarsi a pancia in su mettendo un cuscino sotto le ginocchia, oppure rimanere su un fianco e portare le ginocchia al petto nella classica posizione fetale.
  • Usare regolarmente delle tecniche di rilassamento per migliorare il flusso sanguigno e aumentare le endorfine, cioè quelle sostanze che alleviano il dolore naturalmente.
  • Provare l’attività sessuale come rimedio naturale per alleviare i sintomi dolorosi. Anche in questo caso il beneficio deriva dal rilascio di endorfine, che possono essere ritenute veri e propri antidolorifici naturali.

Alimentazione ed endometriosi

Secondo recenti studi clinici, seguire una corretta e sana alimentazione può ridurre il rischio di sviluppo dell’endometriosi e aiutare a tenere sotto controllo i vari sintomi, anche se in realtà ad oggi mancano ancora evidenze scientifiche certe in proposito. Tuttavia, è noto che la dieta gioca un ruolo davvero fondamentale nei processi infiammatori che sono alla base di molte patologie.

In linea generale, un regime alimentare preparato ad hoc per le donne affette da endometriosi prevede un abbondante consumo di fibre e di acidi grassi omega 3, per ridurre il livello di infiammazione pelvica e addominale, e la concreta riduzione di quegli alimenti carichi di additivi alimentari artificiali e ricchi di glutine.

Il legame tra endometriosi e glutine non è ancora chiaro, ma è stato notato che un’alta percentuale di donne con lesioni causate dall’endometriosi manifestavano anche un certo grado di intolleranza agli alimenti con il glutine. Pertanto, ecco nel dettaglio i cibi da evitare e quelli da preferire.

Alimenti consigliatiAlimenti sconsigliati
Frutta di stagioneProdotti da forno
Verdura a foglia verde e crucifereInsaccati
Frutta seccaFormaggi
Pesce azzurroAlcolici
Cereali senza glutine come riso, mais, grano saraceno, miglio, amaranto e quinoaCereali con glutine quali grano, orzo, segale, avena, farro, triticale, kamut e bulgur
Legumi sgusciati e decorticatiBevande fermentate
UovaDolci confezionati
PatateOli vegetali

Oltre agli alimenti elencati sopra, che andrebbero eliminati per qualche tempo fino alla scomparsa dei sintomi infiammatori tipici dell’endometriosi, è consigliato ridurre l’assunzione di carne grassa. Meglio ridurre anche le dosi di caffeina, cioccolato, latte e derivati.

L’alimentazione consigliata in caso di endometriosi esclude, quindi, cibi elaborati e confezionati; per avere indicazioni più precise, però, è bene farsi seguire da uno specialista che possa prescriverci una dieta studiata appositamente sulle nostre esigenze e problematiche.

La prevenzione

Non conoscendo con certezza le cause di questa malattia, parlare di prevenzione dell’endometriosi è tecnicamente impossibile. Alcune ricerche evidenziano che le donne che hanno avuto una o più gravidanze hanno meno probabilità di sviluppare l’endometriosi, ma è anche vero che la malattia rende la ricerca della gravidanza più difficile.

Di certo è importante parlare con il ginecologo il prima possibile non appena individuiamo alcuni sintomi tipici dell’endometriosi, onde evitare anni di tentativi alla ricerca del concepimento, ma soprattutto lunghi periodi di dolore fisico.

Testi a cura di: Veronica Caudullo