Cuore: le malattie cardiovascolari uccidono più donne che uomini

Le malattie cardiovascolari, considerate una patologia maschile, uccidono invece molte più donne: 120.000 ogni anno in Italia. La prevenzione è importante.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Lunedì 4 ottobre 2010

Le malattie cardiovascolari sono molto pericolose per le donne. Anzi, secondo i dati Istat più recenti, infarto e ictus rappresentano il 44 % della mortalità femminile, contro il 33 % degli uomini. Il cuore delle donne è protetto dagli estrogeni fino alla menopausa. Poi i cambiamenti ormonali lo sottopongono ad una serie di rischi cardiovascolari: aumenta il colesterolo Ldl “cattivo”, mentre diminuisce il “buono” quello protettivo. Si tende ad aumentare di peso, sale l’ipertensione arteriosa e si tende a sviluppare il diabete con più facilità.

Dopo i 75 anni infarto e ictus uccidono più donne che uomini. Ogni anno dunque 120.000 donne perdono la vita per malattie considerate tipiche del sesso maschile. Da qui la necessità di istituire una efficace azione preventiva. E’ nato così il vademecum sulla “Prevenzione dell’Infarto nelle donne” frutto della collaborazione Spp-Cnr e la Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), di cui fanno parte cardiologi e internisti delle principali Università italiane.

Spiega Maria Grazia Modena, direttore di Cardiologia dell’Università di Modena-Reggio Emilia e past-president della Società Italiana di Cardiologia:“Il documento intende fornire al pubblico e agli operatori sanitari uno strumento completo e pratico per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, utilizzando il mezzo diretto, quello dell’informazione.

Un dato allarmante ad esempio, è che le donne colpite da infarto acuto hanno una maggiore mortalità perché, per via di una sottostima del rischio da parte dei medici curanti, ricevono un minor numero di indagini diagnostiche fondamentali come la coronarografia. Inoltre non vengono adeguatamente trattate con farmaci necessari a prevenire le recidive come l’aspirina, i betabloccanti e le statine. Si dimentica poi troppo spesso che esistono malattie cardiovascolari tipiche delle donne, come la dissecazione spontanea delle coronarie e delle carotidi”.

Massimo Volpe, presidente della Siprec e direttore di Cardiologia del Policlinico Sant’Andrea dell’Università La Sapienza pone l’accento su altre problematiche ricordando che socialmente e culturalmente la donna tende ad occuparsi meno della propria salute perché impegnata a salvaguardare quella dei suoi familiari e ad accudirli (nonché spesso a lavorare anche fuori casa). Ma una parte di colpa ce l’ha anche la scienza che esclude ancora abbondantemente le donne dagli studi clinici sui nuovi farmaci.

Ovviamente nel documento si ribadisce la necessità di un corretto stile di vita e di una terapia farmacologica mirata nei confronti dell’ipertensione, ipercolesterolemia o diabete. Conclude Roberto Volpe: “L’assunzione di alimenti a ridotto contenuto lipidico ma ad adeguato tenore calcico, un appropriato apporto di vitamina D e una regolare attività fisica possono permettere di prevenire sia le malattie cardiovascolari che l’osteoporosi”.