Cosa fare per prevenire la tbc?

Prevenire la tbc: ecco tutti i consigli, dalle norme igieniche ai vaccini alla profilassi in caso di infezione tubercolare, ovvero di positività al test della tubercolina, senza lo sviluppo della malattia tubercolare. Di seguito le risposte ai principali quesiti.

Pubblicato da Cinzia Iannaccio Domenica 2 ottobre 2011

Cosa fare per prevenire la tbc?

Prevenire la tbc è possibile, essenzialmente grazie alle misure igienico-sanitarie comuni (come quelle per l’influenza ad esempio) ed un regime alimentare sano ed equilibrato che permetta all’organismo di sviluppare e mantenere un sistema immunitario adeguato. Non a caso, come si legge anche in una nota storica sul sito del Ministero della Salute, la malattia è diminuita nei paesi ricchi, mentre si è ulteriormente diffusa in quelli poveri! A parte questo, è fondamentale agire sull’identificazione ed il trattamento precoce in tutti quei casi in cui si riscontra il micobatterio della tubercolosi.

La vaccinazione anti-tubercolosi con BCG (batteri vivi attenuati derivati da un ceppo di Mycobacterium bovis), è molto diffusa nei paesi del terzo mondo, ma è anche obbligatoria in Italia per alcune categorie professionali. Purtroppo però è di limitata efficacia nell’adulto: solo nel 50-78% dei casi. Prima di somministrare il vaccino, occorre stabilire se l’individuo è stato già contagiato dal batterio della tubercolosi (con il test standard, quello cutaneo di Intradermoreazione di Mantoux). Detta verifica per le categorie a rischio, va effettuata con regolarità, anche se si pratica il vaccino. Il caso dell’infermiera che avrebbe infettato colleghi e neonati al Policlinico A. Gemelli di Roma è la conferma di tali necessità: era vaccinata, ma ha comunque contratto la malattia.

Il Vaccino antitubercolare si somministra per via intradermica: la sua efficacia (ovvero l’immunità) si può avere già nell’arco di 6 settimane, ma col passare del tempo diminuisce. Numerosi purtroppo gli effetti collaterali di questo vaccino: linfoadenopatia cervicale ed ascellare, irritazione e lividi in sede di iniezione, formazione di pustula che può persistere anche per 90 giorni e lasciare una cicatrice, febbre ed in rarissimi casi, 0,01% osteite da BCG.

Un’altra forma di prevenzione per la tubercolosi è la cosiddetta chemioprofilassi, basata sempre sulla somministrazione di un farmaco antitubercolare chiamato Isoniazide (INH o INI). Anche in questo caso, si effettua su pazienti che non hanno sviluppato la malattia, ma che sono semlplicemente portatori di “infezione tubercolare”. Si tratta di quelle persone che hanno i bacilli inattivi, non sono malati, non hanno sintomi e soprattutto non sono contagiosi.

Questa terapia preventiva può essere effettuata in caso di necessità per 6-12 mesi ed ha lo scopo di distruggere i batteri presenti, evitando di sviluppare la malattia tubercolare, cosa che avviene solo nel 10% dei casi. Va detto che anche questa terapia può comportare degli effetti collaterali e dunque va fatta solo in casi di effettiva necessità da valutare di volta in volta con i medici specialisti.