Cibo radioattivo: scattano i controlli in tutto il mondo

Dopo l'esplosione nell'impianto nucleare di Fukushima, sono state rilevate tracce di sostanze radioattive nel cibo e nell'acqua, facendo scattare i controlli sulle importazioni provenienti dal Giappone.

Pubblicato da Tiziana Martedì 29 marzo 2011

Cibo radioattivo: scattano i controlli in tutto il mondo

Dopo l’esplosione nell‘impianto nucleare di Fukushima, sono state rilevate tracce di sostanze radioattive nel cibo e nell’acqua, così i Paesi di tutto il mondo, hanno intensificato i controlli sulle importazioni di alimenti in arrivo dalle zone terremotate del Giappone e in alcuni casi hanno vietato del tutto l’import. Nelle verdure a foglia verde, ad esempio, come gli spinaci, è preoccupante la presenza di iodio-131, che supera di ben 11 volte il limite di sicurezza stabilito dall’Unione Europea. Tanto per intenderci, mangiare 1 chilo di questa verdura, significherebbe raggiungere la stessa quantità di radiazioni che si riceve in modo naturale dall’ambiente in 1 anno.

Gli esseri umani, infatti, ricevono radiazioni dalle fonti terrestre o cosmiche, ma le probabilità di sviluppare un tumore si manifestano superando una certa soglia di contaminazione annua, ovvero 100 millisievert. A destare altrettanta preoccupazione, è la presenza dello iodio-131, che aumenta in maniera significativa il rischio di tumore alla tiroide. Fortunatamente, questo elemento chimico perde la sua radioattività in tempi relativamente brevi, in 1 settimana circa, infatti, si dimezza e in 80 giorni perder del tutto la sua pericolosità.

Ma a far paura, non è solo la presenza dello iodio-131, ma anche quella del cesio, che supera di oltre 11 volte il limite fissato dall’UE. L’esposizione a grandi quantità di cesio radioattivo può causare seri danni alla salute, provocando ustioni e tumori, e nel caso peggiore può portare persino alla morte. L’ingestione o l’inalazione del cesio, inoltre, è responsabile delle contrazioni muscolari involontarie e dell’infertilità. Il cesio, al contrario dello iodio-131, è particolarmente resistente, basti pensare che per perdere la sua pericolosità necessita di 240 anni. Anche il cesio-134 è fonte di preoccupazione, che perde la sua radioattività solo dopo 20 anni.

Questi dati, chiaramente, fanno pensare agli innumerevoli rischi a cui ci si esporrebbe se le centrali nucleari arrivassero anche in Italia.