Alzheimer: potenziare la memoria con una bevanda alla fragola

L'alzheimer è una delle malattie più brutte con cui si deve combattere, purtroppo i casi registrati all'anno sono moltissimi, pensate che al mondo c'è una diagnosi ogni 7 secondi, il che è davvero avvilente soprattutto perchè non ci sono ancora cure e a parte ipotesi, ricerche e deduzioni non si sa nemmeno come viene, perchè, se si può prevenire.

Pubblicato da Serena Vasta Mercoledì 20 gennaio 2010

L’alzheimer è una delle malattie più brutte con cui si deve combattere, purtroppo i casi registrati all’anno sono moltissimi, pensate che al mondo c’è una diagnosi ogni 7 secondi, il che è davvero avvilente soprattutto perchè non ci sono ancora cure e a parte ipotesi, ricerche e deduzioni non si sa nemmeno come viene, perchè, se si può prevenire ecc, insomma si sa che c’è una forte componente ereditaria che solitamente non è associata a tumori ma per il resto si brancola nel buio. L’Alzheimer è una malattia davvero brutta che giorno per giorno lascia senza difese, e non c’è neanche la possibilità di sconfiggerla perchè ancora le cure sono prevalentemente palleative e sperimentali. I primi sintomi dell’alzheimer è certamente la perdita di memoria a breve termine, proprio su questo aspetto della malattia si cerca di trovare rimedi e cure per rallentare il più possibile la perdita di memoria.

Uno studio condotto dall’American Alzheimer’s association ha messo a punto un cocktail tipo un frullato di fragola che però contiene determinate sostanze che aiutano a ritardare gli effetti dell’alzheimer, questa bevanda assunta una volta al giorno in appena 12 settimane potenzia la memoria.

Il cocktail contiene omega-3, colina e uridina che abbinate alla vitamina B riescono a rinforzare i neuroni e a prevenire la perdita di memoria che sopraggiunge in seguito alla demenza senile e ovviamente all’alzheimer.

Il 40% di coloro che avevano consumato la bevanda regolarmente avevano avuto miglioramenti nei test per la memoria, certo non è molto e sono ancora piccoli passi ma magari è l’inizio di grandi ricerche e soprattutto di una cura che consenta almeno di combattere.

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