Alimenti: arriva la legge “salva made in Italy”

In parlamento è stata approvato il decreto di legge che stabilisce l'obbligo di riportare l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di ogm.

Pubblicato da Tiziana Martedì 25 gennaio 2011

Alimenti: arriva la legge “salva made in Italy”

Arriva la leggesalva made in Italy” che prevede l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti. Dopo l’ennesimo scandalo delle uova alla diossina, infatti, che ha aumentato i controlli sui prodotti che varcano i confini nazionali per finire sugli scaffali dei nostri supermercati, è stato definitivamente approvato il provvedimento sulla tutela della qualità e sulla tracciabilità dei prodotti e del sistema produttivo. Tuttavia, il processo di attuazione richiederà del tempo, poiché coinvolgerà ogni singolo prodotto e filiera per filiera.

Fino ad oggi, infatti, in Italia le etichette d’origine erano obbligatorie solo per le uova, tutte dotate di un codice per la tracciabilità molto dettagliato, latte fresco, passata di pomodoro, carne bovina, olio extra vergine di oliva, carne di pollo e miele, ma finalmente lo sarà anche per tutti gli altri alimenti.

La legge “salva made in Italy” è racchiusa in 7 articoli, anche se quello centrale è il numero 4, riguardo all’etichettatura dei prodotti alimentari e che stabilisce l’obbligo di di indicare l’origine o la provenienza dei cibi, ma anche quello di segnalare l’eventuale presenza di ogm.

L’obbligo vale per tutti i prodotti trasformati e non, lungo tutta la filiera e quindi in ogni fase della produzione. Il decreto di legge, chiaramente, prevede anche ulteriori provvedimenti come il rafforzamento del sistema di salvaguardia delle produzioni a denominazione protetta (art. 2), delle produzioni italiane (art. 3) e le norme per la produzione e il commercio dei mangimi (art. 6).

Certamente, si tratta di una piccola grande vittoria per noi consumatori, è innegabile, ma si spera che la legge non venga bocciata da Bruxelles, che potrebbe dichiarare l’iniziativa italiana non in linea con le norme comunitarie, anche perché la necessità di tutelare i cittadini con informazioni chiare e trasparenti, è una domanda sempre più urgente, che da troppo tempo aspetta una risposta.