AIDS: la “pillola del giorno prima” blocca il virus dell’Hiv

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    AIDS: la “pillola del giorno prima” blocca il virus dell’Hiv

    Può una semplice pillola ridurre fino al 70% il rischio di contrarre il virus dell’Hiv? A quanto pare si! Almeno è quanto sostenuto sulle pagine della rivista scientifica The New England Journal of Medicine, dove sono stati recentemente pubblicati i risultati delle prime sperimentazioni della “pillola del giorno prima”. Il nuovo farmaco, da assumere prima del rapporto, sarebbe in grado di prevenire e quindi ridurre sensibilmente il rischio di contagio da Hiv negli uomini.

    L’efficacia della pillola si deve alla funzione combinata di due principi attivi: il mix di due farmaci (emtricitabina e tenofovir) in grado di ostacolare la replicazione del virus nelle cellule. I primi test sono stati effettuati in undici centri di ricerca di sei paesi: Sudafrica, Tailandia, Perù, Brasile, Stati Uniti e America del Sud. Il farmaco, somministrato per bocca, ha ridotto drasticamente il tasso di contagio nel campione di uomini presi in esame.

    Nonostante i risultati della ricerca siano stati molto incoraggianti, la nuova proposta è già stata ampliamente criticata. Proporre un farmaco con le caratteristiche appena descritte, non incoraggerebbe comportamenti pericolosi, soprattutto fra gli adolescenti? E a chi dovrebbe essere destinato il nuovo prodotto? Secondo Stefano Vella, direttore dell’Istituto superiore di sanità quello sulla pillola del giorno prima è uno “studio molto importante, che rappresenta un passo avanti nella lotta a questa malattia, ma altro discorso è l’applicazione pratica che un simile farmaco potrebbe avere: potrebbe essere destinato alla popolazione a piu’ alto rischio di contagio, ma non si può pensare a un uso generalizzato”.

    Cinzia Caporale, bioeticista e membro del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) ha parlato anche di un problema di equità nell’accesso alla pillola. Secondo l’esperta, se il farmaco si rivelasse davvero efficace e venisse lanciato sul mercato, tutti dovrebbero poterlo assumere, a partire dalle “categorie più a rischio”. Non dimendichiamoci poi dei “paesi più poveri, che avrebbero maggiori difficoltà economiche pur avendo maggiore necessità del farmaco stesso”. Un paradosso che non può passare inosservato. Va infine sottolineato che ”sarebbe necessaria un’informazione accurata” perché il farmaco non si presenti agli occhi delle persone come fosse una sorta di “elisir”, in grado di prevenire l’infezione in ogni circostanza. Gli effetti di una simile convizione potrebbero essere devastanti.