Vitamina D, cosa fare in inverno quando le scorte accumulate diminuiscono?

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    Sappiamo che la vitamina D è fondamentale per prevenire e curare l’osteoporosi e non solo, come pure siamo a conoscenza del fatto che la sua quantità in circolo nel nostro organismo dipende essenzialmente dalla quantità di sole di cui ci “nutriamo” annualmente. E’ chiaro che in inverno, data la fisiologica abitudine a stare maggiormente in casa per preservarsi dal freddo, nonché date le giornate più cupe ed il sole più lontano, le scorte estive di tale vitamina diminuiscono drasticamente, anche nelle persone giovani. Da qui la pubblicazione di nuove linee guida, stilate dai massimi esperti italiani di numerose discipline mediche legate agli effetti della Vitamina D sull’organismo.

    Ne spiega i punti salienti il professor Salvatore Minisola Past President SIOMMMS Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, uno degli autori del documento: “E’ fondamentale prima di tutto individuare le condizioni di carenza. Trattarle poi sarà un obiettivo terapeutico facilmente raggiungibile.” Il tutto però non può prescindere dall’informazione, esistono troppi luoghi comuni, che le linee guida dovranno aiutare a combattere. Quali? Una passeggiata in una mattina di sole in inverno non basta: “In linea generale si può affermare che al di sopra del 37° parallelo, ovvero da Catania in su, nel periodo invernale non vi è la possibilità di produrre adeguate quote di vitamina D attraverso l’irradiazione solare. Inoltre a parità di esposizione solare, l’inquinamento atmosferico determina una minore penetrazione dei raggi solari fino alla superficie terrestre.”

    Insomma, in Inverno non c’è scampo, a meno che di poter fare una bella e lunga vacanza ai tropici, ma le persone che possono permetterselo al momento sono poche! Basta fare una bella scorpacciata di sole in estate? Continua Minisola: “tanto più ci si abbronza, tanto maggiore dovrà essere la durata dell’esposizione solare necessaria per produrre la stessa quantità di vitamina D. Questo perché la melanina, la sostanza che aumenta nell’organismo quando ci si abbronza e che determina il colore scuro, agisce da schermo. In pratica, assorbe i raggi ultravioletti necessari per far scattare tutti i processi che portano alla produzione della vitamina D.” Allora la dieta rimane fondamentale? Certamente esistono molti alimenti fonti eccezionale di vitamina D, ma scarsamente presenti nelle tavole italiane, come ad esempio lo sgombro ed il salmoneche con questo scopo dovrebbero essere mangiati almeno tre volte a settimana. Provate la ricetta del salmone allo cherry!

    Quindi che fare? Conclude il professore: “E’ importante eseguire un’attenta anamnesi al fine di valutare quale possa essere lo stato vitaminico D, laddove si riscontra una carenza, in inverno potrà essere necessaria una supplementazione di dosi minime.” Va infine ricordato che tali integrazioni sono fondamentali anche in corso di terapie farmacologiche per l’osteoporosi.

    Dolcetto o scherzetto?