Veronica Pivetti e la sua lotta contro la depressione: “Volevo morire”

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    Veronica Pivetti depressione

    Veronica Pivetti è stata preda di una depressione terribile per ben sei anni della sua vita, “anni d’inferno”, come lei stessa li ha definiti. E’ per noi difficile associare l’immagine allegra e ironica di questa bravissima attrice e conduttrice con quella di una persona depressa, eppure è proprio così, anche lei ne è stata vittima, e ha deciso di raccontare la sua battaglia contro la voglia di annullarsi, di scomparire, in un libro dal titolo emblematico: “Ho smesso di piangere”. Ora Veronica può guardarsi indietro con più tranquillità, il peggio è passato ed è tempo di pensare ai nuovi progetti lavorativi, come la conduzione di “Per un pugno di libri” la domenica pomeriggio su Rai3, e le nuove fiction.

    Ma poiché parlare di un problema come la depressione è importante, affinché non si abbassi mai la guardia contro una patologia della mente potenzialmente distruttiva, Veronica è tornata sull’argomento in una lunga intervista al settimanale Gente, di cui volentieri riportiamo qualche stralcio. La discesa verso “l’inferno” cominciò nel 2002, a causa di una cura farmacologica sbagliata: “Nel 2002 mi sono ammalata alla tiroide, sono stata curata male, medicinali giusti dati in dosi sbagliate.

    Ho avuto una depressione da eccesso di farmaci, i miei ormoni sono impazziti, ho dovuto prendere anche i beta bloccanti per il cuore. Ho cambiato mille medici, psicologi, psichiatri. Non è stato facile trovare il medico giusto. Il primo che ho contattato mi ha liquidato dicendo: e torni presto a farci ridere! Lo avrei ucciso, io stavo male! I primi 3 anni sono stati un inferno, poi ho iniziato a vedere un po’ di luce”.

    Purtroppo le cose non furono per niente facili, senza contare che anche a Veronica capitò quello che accade a tantissimi depressi, essere trascurati dai familiari perché è troppo facile sottovalutare una patologia che non interessa il corpo ma la mente: “Se mi fossi rotta tutto il corpo sicuramente una schiera di parenti sarebbe venuta a trovarmi in ospedale, ma se ti rompi dentro nessuno ci crede. Il problema è che la depressione non puoi descriverla è invisibile.

    Reagisci, ti dicono, ma tu sei nel baratro, non è né tristezza né malinconia, è un incubo. Diventi una scocciatura per gli altri e allora fingi. Io lo facevo sempre con tutti, tantissimo. E dentro di me pregavo di morire”. Parole in cui sicuramente tanti che si siano trovati nelle medesime condizioni, si possono rispecchiare. Farla finita, morire, era diventato un chiodo fisso per Veronica, che è arrivata ad accarezzare l’idea del suicidio: “Vigliaccamente speravo che un masso mi cadesse addosso. O che attraversando la strada, molto lentamente, un’auto mi investisse”.

    Per fortuna che, alla fine, nel 2006 Veronica comincia a rivedere la “luce”, e lasciarsi alle spalle il periodo oscuro della depressione. Ma da questa esperienza formativa, è nato il libro “Ho smesso di piangere”, scritto soprattutto pensando a chi si trovi ancora nel gorgo nero della malattia: “Sono una persona per natura allegra e positiva, ma non sono un automa – ha spiegato – A un certo punto mi sono rotta in due, diventando insopportabile a tutti, compresa me stessa. E disperata. Ho scritto questo libro nella speranza di aiutare altre vittime di questo dramma. Per dire loro che dal tunnel si può uscire, che i depressi non sono reietti, che siamo tanti, e solo parlando di questo male si può vincere”. Bravissima Veronica, ora ci piaci ancora di più.