Tumori femminili: donne poco informate su quello all’ovaio

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    Tra i tumori femminili, uno dei più insidiosi è quello che colpisce l’ovaio. Si registrano circa 5mila nuovi casi all’anno nel nostro Paese, ma è una patologia ancora semi-sconosciuta tra le donne adulte, che spesso confondono questo tipo di cancro con quello all’utero. Una confusione che genera rischi, dato che, proprio perché sotto stimato, il tumore all’ovaio viene purtroppo individuato molto tardi. Una diagnosi precoce permetterebbe a molte pazienti di salvarsi la vita e la fertilità, ecco perché è così importante che le donne siano informate a proposito di questa malattia caratterizzata da una sintomatologia nebulosa e che si sottopongano periodicamente ad analisi specifiche.

    A lanciare l’allarme su questa sostanziale disattenzione della popolazione femminile, è stato l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, O.N.D.A, che ha promosso una ricerca nazionale con il supporto della Cegedim strategic Data. “Occorre prestare maggiore attenzione a questa neoplasia – spiega la presidente dell’ONDA, Francesca Merzagora – la cui percezione di rischio, come è emerso dalla nostra indagine, non è così evidente fra le donne. L’impegno del nostro Osservatorio sarà oggi ancora maggiore, per sconfiggere il vero problema di questo tumore: l’asintomaticità che impedisce la diagnosi precoce.

    Al momento non esistono programmi di screening scientificamente affidabili, quindi la migliore via di prevenzione resta la visita ginecologica annuale, poiché già la palpazione e l’ecografia transvaginale possono evidenziare una lesione in fase iniziale”. Pensate che, secondo la ricerca dell’ONDA, il 70% delle diagnosi di tumore all’ovaio giunge in fase avanzata, e questo nonostante si tratti della sesta neoplasia femminile più diffusa. L’indagine evidenzia un dato davvero clamoroso: l’87% delle donne campionate non ha mai affrontato l’argomento, né chiesto delucidazioni su questo tumore così pericoloso al proprio medico.

    Nicoletta Colombo, Direttore del Centro di Alta Specialità del Carcinoma Ovarico presso l’Istituto Europeo di Oncologia, spiega quanto sia indispensabile intervenire quanto prima: “Solo nel 25% dei casi il cancro viene diagnosticato in una fase precoce, quando con un intervento chirurgico corretto le possibilità di guarigione sono intorno all’80-90%”. Un’asportazione totale della massa tumorale e un ciclo chemioterapico sono in grado di sconfiggere alla perfezione la malattia ma bisogna arrivare prima che si formino metastasi.

    A proposito della nuova frontiera delle cure oncologiche, prosegue la dott.ssa Colombo: “Oggi si stanno testando vaccini e nuovi farmaci che in fase preliminare hanno dato risultati promettenti: tra questi ci sono i cosiddetti inibitori dell’angiogenesi che sembrano in grado di raddoppiare la percentuale di risposta e di prolungare la sopravvivenza senza progressione della malattia. Un importante passo avanti a favore della qualità di vita della donna”.