Tumore alle ovaie: sintomi, cause e sopravvivenza

Il tumore alle ovaie non è un problema particolarmente comune, ma provoca più vittime di altre tipologie di tumori riproduttivi femminili. Tuttavia, più la diagnosi è precoce e maggiore è la possibilità di sopravvivenza. Purtroppo, i sintomi iniziali non sono così evidenti come si vorrebbe, e per questo il tumore alle ovaie rimane una patologia ancora troppo pericolosa.

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    Tumore alle ovaie: sintomi, cause e sopravvivenza

    Quali sono i sintomi, le cause e la percentuale di sopravvivenza del tumore alle ovaie? Il carcinoma ovarico è considerato il sesto tumore più diffuso tra le donne e il più pericoloso, poiché causa la morte del 50% delle sue vittime. A causa di questo triste primato, rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore tra le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. In Italia sono ben circa 37 mila le donne che convivono con questo grave problema, e ogni anno vengono diagnosticati quasi 6.000 nuovi casi. Purtroppo, il fenomeno è in crescita.

    Cos’è il tumore alle ovaie

    Le ovaie sono organi riproduttori dell’apparato femminile situati all’altezza del bacino, che hanno la funzione di produrre ormoni femminili, estrogeni e progesterone, e di rilasciare mensilmente un ovulo ciascuno, per essere eventualmente fecondato. Fisiologicamente, sono due ed hanno dimensione e forma simili a quelle di una mandorla.

    Il tumore ovarico è un tumore molto insidioso per due principali motivi: innanzitutto perché è caratterizzato da sintomi aspecifici e in secondo luogo perché non esistono attualmente strumenti di prevenzione (come il vaccino o il pap test per il tumore della cervice) né test di screening precoce (come la mammografia per il tumore al seno).

    Per tali motivi il carcinoma ovarico, in più del 60% dei casi, viene diagnosticato tardivamente quando è già in stadio avanzato e questo influenza pesantemente l’esito delle cure.

    Tipi di tumore delle ovaie

    Il tumore delle ovaie insorge quando le cellule dell’ovaio crescono e si dividono in modo incontrollato. A questo punto è possibile che il tumore si sviluppi in modo e in sedi diverse, generando anche problemi differenti. I tumori dell’ovaio possono quindi essere:

    Cisti ovariche

    Le cisti ovariche sono tumori benigni delle ovaie, che possono trovarsi al loro interno o sulla superficie. Le cisti ovariche colpiscono un’alta percentuale di donne, ma la maggior parte è causa di pochi problemi o addirittura sono asintomatiche e per nulla pericolose, scomparendo senza alcuna cura nel giro di pochi mesi.

    Possono invece diventare un problema soprattutto se si rompono, manifestandosi a volte con sintomi molto gravi. Nelle donne sotto i 50 anni sono raramente cancerose.

    Tumori epiteliali

    I tumori epiteliali derivano da un malfunzionamento dell’epitelio mulleriano, cioè del tessuto che riveste l’ovaio, e possono presentarsi in forma benigna o maligna. Rappresentano circa il 50% delle neoplasie che colpiscono l’ovaio ed anno una maggiore incidenza nelle donne di età compresa tra 55 e 65 anni.

    Tumori germinali

    I tumori germinali derivano dalle cellule che danno origine agli ovuli. Sono più rari perchè rappresentando il 5% dei tumori maligni dell’ovaio. Questo tipo si manifesta soprattutto in giovane età, nell’infanzia e nell’adolescenza, e sono differenziabili dagli altri tumori maligni dell’ovaio perché producono marcatori tumorali riscontrabili nel sangue, come l’alfaproteina o la gonadotropina corionica, che sono assai diversi da quelli prodotti dai tumore di origine epiteliale.

    Tumori stromali dei cordoni sessuali

    I tumori stromali hanno origine nelle cellule specializzate dell’ovaio, o cellule stromali, che hanno la funzione di produrre gli ormoni. Sono neoplasie più rare e rappresentano il 4% dei tumori maligni che possono colpire l’ovaio.

    Esiste una classificazione di 4 tipologie di tumori stromali caratterizzati da sintomi comuni riconoscibili, in particolare un eccesso di produzione di ormoni sia femminili che maschili. Questa produzione amplificata è dovuta a una parte di alcune cellule che compongono lo stroma che generano, tra l’altro, testosterone.

    Sintomi più comuni

    I sintomi iniziali del tumore alle ovaie non sono evidenti e spesso vengono confusi con quelli dei disturbi del ciclo mestruale. Un tumore in fase avanzata, invece, presenta sintomi più caratteristici che si possono classificare in:

    • sensazione di pesantezza a livello del bacino
    • dolore nella parte bassa dell’addome
    • sanguinamento vaginale
    • variazioni di peso
    • irregolarità mestruali
    • dolore alla schiena che peggiora nel tempo
    • eccesso di gas
    • nausea
    • vomito
    • inappetenza

    Possibili cause

    La scienza non sempre è in grado di spiegare perché una donna possa essere colpita da un cancro all’ovaio e un’altra no. Tuttavia, è risaputo che le donne con determinati fattori di rischio possono avere maggiore probabilità di altre di svilupparlo. Tra le principali cause si sono osservati:

    • Famigliarità
    • Età superiore ai 55 anni
    • Mancata gravidanza
    • Menarca precoce
    • Menopausa tardiva
    • Terapia ormonale della menopausa
    • Farmaci che inducono l’ovulazione, usati nel trattamento della infertilità
    • Dieta particolarmente ricca di grassi saturi e alcool

    Come viene fatta la diagnosi

    In caso di sintomi ricorrenti si eseguono dapprima delle indagini di routine, che comprendono una visita medica dell’addome e una visita ginecologica. Se si sospetta un tumore alle ovaie, le indagini utilizzate per arrivare alla diagnosi di carcinoma ovarico sono l’ecografia pelvica e il controllo dei marcatori tumorali (CA125, CA19.9, HE4, CE15.3 e CEA) eseguito attraverso un semplice prelievo del sangue, se il quadro ecografico è sospetto.

    Se permane il dubbio si associa una TAC addominale ed eventualmente una PET che permette di valutare aree ad elevata attività metabolica in modo molto affidabile. Una nota importante riguarda il Pap test, che, per il tumore alle ovaie, non ha alcuna validità diagnostica.

    La preoccupazione principale è quella di capire se si è di fronte ad una neoplasia circoscritta o se la malattia si è diffusa nella zona pelvica e oltre. Per questo, in questa fase, vengono eseguite una gastroscopia ed una colonscopia per escludere una primitività da parte dell’apparato gastrointestinale.

    Stadi e percentuale di sopravvivenza

    Il tumore alle ovaie può essere diagnosticato in diversi stadi. L’entità della prognosi dipende dallo stadio del tumore al momento della diagnosi, che deve essere il più tempestiva possibile.

    • Stadio I: limitato alle ovaie
    • Stadio II: sviluppato su una o entrambe le ovaie ed esteso anche agli organi pelvici
    • Stadio III: sviluppato su una o entrambe le ovaie, esteso agli organi pelvici e/o con metastasi ai linfonodi della stessa zona
    • Stadio IV: caratterizzato dalla presenza di metastasi anche a distanza dalla zona delle ovaie, ad esempio fegato e polmoni

    Se la malattia viene diagnosticata in stadio iniziale, la possibilità di sopravvivenza relativa a 5 anni è di circa il 90%. In pazienti in cui è avvenuta la rottura della capsula, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni scende al 75-80%.

    Se la malattia viene diagnosticata in stadi avanzati, la prognosi dipende dal tipo di tessuto intaccato, dai livelli di marker tumorali e da quanta massa tumorale è stata asportata chirurgicamente. Si calcola comunque che per tumore diagnosticato in stadio III la sopravvivenza a 5 anni sia pari al 45% e per una diagnosi in stadio IV la possibilità di sopravvivenza a 5 anni sia del 25%.

    Terapia chirurgica

    Le donne colpite da un cancro dell’ovaio vengono sottoposte solitamente a un intervento chirurgico di rimozione, la cui entità varia a seconda dello stadio di malattia. Nelle pazienti con malattia in stadio avanzato, la chirurgia, oltre a valutare l’estensione della malattia, è finalizzata all’asportazione di tutto il tumore.

    Tuttavia, l’intervento chirurgico demolitivo non ha la certezza che il tumore non si ripresenti: per questo i medici, dopo l’intervento, consigliano una chemioterapia che è tanto più importante quanto più è avanzato il tumore asportato.

    Al contrario, la radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo su alcune sedi metastatiche.

    Terapia farmacologica

    La chemioterapia rimane, dopo la chirurgia, il trattamento principale per il trattamento del tumore ovarico e si avvale di un trattamento farmacologico standard a base di paclitaxel e carboplatino.

    Negli ultimi anni, per lo più in associazione alla chemioterapia, si sono affermate nuove terapie dette “a bersaglio molecolare”. Si tratta di farmaci rivolti verso un bersaglio specifico identificato come particolarmente importante nella genesi o nella progressione di una determinata neoplasia. Questa terapia aggredisce la malattia arrestando il processo di sviluppo dei vasi sanguigni di cui il tumore ha bisogno per diffondersi in altre regioni del corpo.

    Sono, inoltre, studiati diversi farmaci biologici per la terapia del cancro dell’ovaio in fase avanzata: si tratta per lo più di sostanze ancora in sperimentazione sulle quali si ripongono molte speranze per il futuro. Il farmaco più studiato è il cetuximab, che potrebbe rallentare la progressione di alcune forme positive per uno dei recettori del tumore.