Tumore all’ovaio: lo screening serve?

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    pancia

    Lo screening per il tumore alle ovaie comprendente analisi del sangue ed ecografia trans vaginale è inutile nella maggior parte dei casi. E’ a questa conclusione che giunge un’analisi effettuata per conto della U.S. Preventive Services Task Force, una commissione governativa americana che negli anni scorsi ne aveva invece consigliato la pratica. Il resoconto, in forma di nuove linee guida è stato pubblicato sulla rivista Annales of Internal Medicine. Lo screening in questione infatti sarebbe frutto di molti falsi positivi che conducono a terapie invasive non necessarie e dunque dannose, come l’asportazione chirurgica delle ovaie e/o la chemioterapia. Oltre al fatto che inducono a preoccupazioni ed ansie eccessive. Dunque che fare?

    Linee guida sul tumore alle ovaie

    Per le donne asintomatiche e non portatrici di particolari mutazioni genetiche predisponenti (come le BRCA) o familiarità, sottoporsi a tali screening è inutile: questi test non hanno abbassato la mortalità totale delle donne per tumore all’ovaio. Bensì hanno condotto le pazienti ad interventi chirurgici di asportazione di un cancro che poi si è rilevato non tale. Lo screening è stato finora effettuato, annualmente, oltre che con ecografia trans vaginale, anche con la sperimentazione di un marker tumorale sierico, antigene del cancro (CA) -125, da individuare attraverso un’analisi del sangue. Al che si è concluso che i danni possono superare i benefici. Diverso invece il discorso con le donne caratterizzate da mutazioni genetiche predisponenti.

    Tumore alle ovaie: chi deve sottoporsi a screening

    Lo screening rimane invece fortemente consigliato alle donne a rischio, ovvero con mutazioni di gene BRCA1 e BRCA2 (medesimi del tumore al seno), la sindrome di Lynch (tumore ereditario non associato a poliposi del colon), o una storia familiare di cancro ovarico. Anche se non esistono criteri standardizzati di riferimento e nell’unico studio di riferimento specifico non sia stata evidenziata una minore mortalità. L’obiettivo probabilmente è fare in modo che queste donne mantengano attivo il controllo sulla loro salute.

    Il tumore alle ovaie

    Il tumore alle ovaie dunque non ha ancora un nemico diretto nella diagnosi precoce (come avviene invece nel tumore al seno o in quello della cervice uterina). Per tale motivo il cancro ovarico rimane la quinta causa di morte per neoplasia nelle donne ed in assoluto ha il più alto tasso di mortalità tra tutti i tumori ginecologici. Questo nonostante sia molto raro. In Italia questi screening non sono “raccomandati” da linee guida, ma comunque consigliati: una visita annuale dal ginecologo che esegue la palpazione bimanuale dell’ovaio e l’ecografia transvaginale di controllo possono dare modo ad una diagnosi precoce. La ricerca del markers invece sembra utile solo per le donne già colpite da cancro alle ovaie.

    Foto: Jerik0ne per Flickr