Tumore al seno: scoperta una molecola sorprendente

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    La ricerca ha dato una bella scossa al tumore al seno, è stata scoperta una nuova molecola che potrà davvero fare la differenza per le terapie, le cure e soprattutto per le recidive. E’ stato scoperto che il 71% delle donne colpite dal tumore HER2-positivo localmente avanzato, curate con la molecola trastuzumab sopravvive senza recidive, mentre invece con la chemioterapia sopravvive senza recidive solo il 56%. La ricerca è italiana, e di questo non possiamo che esserne fiere, ma c’è da dire che è una vittoria per tutte le donne di tutte le parti del mondo. La lotta è ancora lunga ma questa cura ha segnato un bel punto per la lotta ai tumori.

    Lo studio è stato chiamato NOAH ed è pubblicato su The Lancet e stato realizzato dal prof. Luca Gianni, direttore di Oncologia medica 1 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e co-fondatore della Fondazione Michelangelo. Ogni anno vengono colpite 38mila donne dal tumore al seno e di queste 8 mila non ce la fanno.

    Il tumore al seno HER2-positivo localmente avanzato è un tipo di tumore molto aggressivo che, prima di poter essere operato, richiede una cura farmacologica, in pratica la differenza sta proprio in questo, usando il trastuzumab che è un anticorpo specifico per il recettore HER2 e poi la chemio, si hanno molte più probabilità di guarire e soprattutto senza recidive, cioè senza che il tumore torni.

    Il professor Luca Gianni ha dichiarato: “I risultati di questo studio dimostrano che si è compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il tumore mammario. L’evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro HER2, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione“.

    Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori aggiunge: “Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella, segue di poche settimane l’annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell’efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale. E’ la miglior dimostrazione che, nonostante problemi e difficoltà, il nostro ruolo nella ricerca, nazionale ed internazionale, continua a mantenersi sui livelli di eccellenza che caratterizzano tutta la nostra storia“.

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