Tumore al seno: prevenzione, sintomi, cure e chemioterapia

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    Tumore al seno

    Con ben 37mila nuovi casi ogni anno in Italia, il tumore al seno è la neoplasia più frequente nelle donne. Una forma tumorale molto diffusa, che può assumere forme e caratteristiche differenti. Oltre ai sintomi, le cure, l’intervento, la radioterapia e la chemioterapia, la strategia più efficace per combattere il cancro della mammella ha come protagonisti la prevenzione e la diagnosi precoce. Prima si identifica il tumore, più sono elevate le speranze e le percentuali di sopravvivenza. Per conoscere meglio questo nemico della salute al femminile, ecco qualche informazione utile.

    Le caratteristiche

    Il seno, una delle parti anatomiche più caratteristiche del corpo femminile, non è altro che un insieme di strutture ghiandolari. Quando alcune delle cellule della ghiandola mammaria si moltiplicano in modo incontrollato, trasformandosi in cellule maligne, si sviluppa il tumore al seno.

    Un tumore dai diversi possibili volti. Infatti, oltre alla più conosciuta macro-distinzione, tra cancro benigno e maligno, è possibile distinguere forme tumorali maligne invasive (carcinoma duttale e lubulare) e non invasive (neoplasia duttale intraepiteliale, neoplasia duttale intraepiteliale). Inoltre, si può classificare il tumore in cinque stadi, dallo 0 al IV, dagli esordi più precoci alle forme di cancro già metastatizzato, caratterizzato dalla presenza di metastasi in altri organi. Se il tumore viene riconosciuto tempestivamente, quando è al primo stadio (0), la stima di sopravvivenza a cinque anni è del 98%.

    La prevenzione

    Prevenzione del tumore al seno significa, soprattutto, autopalpazione. Deve essere eseguita circa una volta al mese, possibilmente al termine del flusso mestruale, e le alterazioni da ricercare sono: la comparsa di un nodo nella mammella o nel cavo ascellare, la variazione di forma o di simmetria della mammella, l’irritazione e l’arrossamento del capezzolo o della pelle mammaria. Altri segnali da non sottovalutare sono la presenza di una perdita di sangue o di altre secrezioni dal capezzolo, accompagnata dal dolore, o un’aumentata sensibilità dello stesso. In presenza di eventuali anomalie, meglio rivolgersi subito al medico, per un accertamento accurato.

    Tre i movimenti da eseguire, esercitando con i polpastrelli tre diversi livelli di pressione, lieve moderata e intensa e piccoli massaggi circolari. Innanzitutto muovere i polpastrelli intorno alla mammella creando degli anelli concentrici, che si chiudono in una spirale, partendo dall’esterno per arrivare in prossimità del capezzolo. Poi effettuare dei movimenti verticali, coprendo l’intera superficie della mammella e, infine, eseguire una serie di movimenti dall’esterno all’interno della mammella, e viceversa, al fine di esaminarne ogni settore.

    Altrettando importante anche l’osservazione del seno, per verificare la presenza di eventuali alterazioni di forma o di dimensione delle mammelle o del capezzolo. Allo scopo, meglio mettersi davanti allo specchio con le mani appoggiate sui fianchi; con le braccia in alto o con le mani dietro la testa; con le braccia sui fianchi, premendo con forza per contrarre i muscoli pettorali; piegandosi leggermente in avanti e tenendo le braccia appoggiate sui fianchi.

    Se la prevenzione “fai da te” si basa soprattutto su autopalpazione e osservazione, quella specialistica ha come protagonisti due esami strumentali, da eseguire periodicamente. L’ecografia, un esame semplice e non invasivo, che esplora la struttura della ghiandola mammaria per mezzo di ultrasuoni e la mammografia, un esame radiologico che, sfruttando i raggi x, permette di studiare accuratamente le mammelle.

    I sintomi

    Il tumore al seno non si “fa sentire” in modo eclatante come una patologie qualunque, anzi. Se il dolore e il fastidio non sono considerati indicativi, gli unici veri campanelli d’allarme, riscontrabili con l’autopalpazione, sono i noduli, cioè agglomerati anomali rilevabili al tatto, le alterazioni della cute o del capezzolo.

    La diagnosi

    L’autopalpazione può far intuire la presenza di un’anomalia, la palpazione da parte dello specialista può fornire qualche conferma in più, ma la vera certezza si ottiene solo con la diagnosi attraverso gli esami strumentali. In particolare, l’ecografia e la mammografia sono in grado di “smascherare” la presenza di un tumore al seno. Se questi alleati diagnostici evidenziano la presenza di un nodulo sospetto, solitamente si effettua una biopsia, che permette un esame citologico o microistologico delle cellule e dei tessuti.

    La cura

    In presenza di diagnosi di tumore al seno, le opzioni terapeutiche principali previste sono l’intervento chirurgico, la radioterapia e la chemioterapia. L’operazione è mirata alla rimozione chirurgica delle aree tumorali, in modo più o meno invasivo o conservativo in base alla tipologia di tumore e alla sua estensione. Se la radioterapia, con cicli di diversa intensità e durata è prescritta nella maggior parte dei casi, la chemioterapia, invece, non è sempre necessaria.