Tumore al seno: prevenire, riconoscere e curare il cancro

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tumore al seno come riconoscerlo

Il tumore al seno è uno dei big killer dell’oncologia: il più frequente nel genere femminile, colpisce una donna su 10. Ogni anno in Italia assistiamo a circa 41.000 nuovi casi. Si tratta di cifre in deciso aumento rispetto al passato, che si scontrano (fortunatamente) con una diminuzione della mortalità generale. Questo grazie alla prevenzione, oltre che alle terapie innovative. La scienza sta facendo grandi passi in avanti in questo senso. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le cause, o meglio i fattori di rischio, che possono provocare un cancro della mammella, la prevenzione, la diagnosi e le possibilità terapeutiche.

  • Fattori di rischio
  • Sono stati individuati numerosi fattori di rischio per questo tipo di neoplasia: alcuni modificabili attraverso uno stile di vita più salutare, altri invece no e proprio per questo meritano una maggiore attenzione. Eccoli.

  • Età: il tumore al seno colpisce maggiormente le donne dopo i 40 anni
  • Fertilità: più il periodo fertile è lungo, maggiori sono i rischi. Al contrario avere una prima mestruazione tardiva ed una menopausa precoce, riduce il pericolo, come pure l’allattamento al seno di almeno un anno ed una gravidanza in giovane età.
  • Ereditarietà: il 10% di tali neoplasie è ereditario. E’ cioè dovuto alla presenza nel dna di alcune mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2.
  • Fumo: aumenta il rischio di tumore al seno, esattamente come quello ai polmoni.
  • Alimentazione: una dieta ricca di grassi animali e povera di verdura e frutta conduce ad un maggiore rischio oncologico.
  • Vita sedentaria: è stata recentemente documentata l’importanza di questo aspetto
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  • Prevenzione e diagnosi precoce
  • Molto si può fare per modificare gli stili di vita. Per il resto, è importante effettuare test e controlli con regolarità. Solo così è possibile identificare precocemente il tumore al seno e trattarlo.

    • Autopalpazione: a partire dai 20 anni le donne devono effettuare un’autopalpazione, attraverso semplici gesti che il ginecologo può insegnare.
    • Visita senologica: è opportuna invece ogni anno. La esegue lo specialista senologo o il ginecologo
    • Mammografia: lo screening la prevede annualmente dopo i 50 anni.
    • Ecografia: può essere un’aggiunta alla mammografia o sostituirla prima dei 50 anni.
    • Risonanza magnetica: si utilizza con successo, ma solo in casi particolari e specifici.
    • PEM: una tomografia a emissione di positroni (come la Pet, ma specifica per la mammella
    • Pap-test del seno: consiste nel far passare un liquido nei dotti galattofori (ovvero dove passa il latte durante l’allattamento) per poi raccoglierlo nuovamente ed analizzarlo al microscopio. Anche microscopiche cellule pre-tumorali potrebbero così essere individuate.
    • Test Genetici: servono ad individuare i casi di tumore ereditario di cui paravamo prima. Non indicano la presenza della malattia, ma solo la predisposizione a contrarla.
    • Biopsia: con ago aspirato, si fa in seguito alla presenza di un nodulo sospetto.
  • Terapie
    • Chirurgia: qualunque tumore alla mammella viene trattato con l’asportazione della parte malata. Quando il cancro è esteso a volte è necessario togliere tutto il seno (mastectomia radicale). E’ possibile ed immediata una terapia ricostruttiva attraverso protesi mammaria.
    • Radioterapia: si sceglie a seconda dei casi. Può essere post operatoria o intraoperatoria ( cioè l’irradiazione diretta dell’area malata durante l’intervento chirurgico).
    • Chemioterapia: spesso utile anche nei tumori in fase iniziale. E’ d’uso anche la chemioterapia neoadiuvante ovvero effettuata prima della chirurgia per ridurre le misure e l’aggressività della massa tumorale.
    • Farmaci: servono per evitare le ricadute e vanno presi infatti nei 5 anni successivi alla diagnosi. Ve ne sono alcuni che agiscono sui recettori degli ormoni (strettamente correlati allo sviluppo di questa neoplasia). Hanno una grande efficacia comprovata, ma producono di fatto una menopausa precoce, chimica. C’è poi il trastuzumab che blocca alcuni recettori ed è attualmente utilizzato nelle donne in menopausa.
    • Psicologia: è un passo fondamentale, quello del supporto psicologico, non solo alla paziente, ma anche a tutta la sua famiglia.

    Gio 21/10/2010 da Cinzia Iannaccio

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