Tumore al seno: efficacia dei farmaci contro le recidive

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    Attualmente nel mondo circa un milione e quattrocentomila donne vengono colpite dal tumore al seno. Come più volte detto, purtroppo i dati riguardanti le nuove diagnosi sono in crescita, ma fortunatamente è in diminuzione la mortalità. La maggior parte delle donne riesce a sconfiggere il cancro della mammella. Questo grazie alla diagnosi precoce, ma anche ai farmaci che vengono utilizzati. Grandi passi avanti sono stati fatti riguardo le recidive. Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Oncology ha messo in luce i vantaggi di alcune terapie farmacologiche a breve e lungo termine.

    In particolare la ricerca ha confrontato i dati di follow-up a 10 anni dalla cura del tumore al seno, con particolare riferimento all’Anastrazolo (Arimidex) in confronto al tamoxifene (l’antitumorale finora più usato). Tale studio si chiama ATAC (Arimidex, Tamoxifen, Alone or in Combination) ed ha riguardato la terapia post-tumorale delle donne in post menopausa con carcinoma mammario precoce. Nell’80% circa dei tumori della mammella, le cellule neoplastiche sono dotate di particolari recettori degli estrogeni. Ciò significa che da questi traggono il quotidiano nutrimento utile allo sviluppo e alla diffusione del cancro stesso. Inibendo tali recettori si tiene sotto controllo la recidiva.

    L’anastrazolo è un IA, un inibitore dell’aromatasi, ovvero dell’enzima che attiva la produzione di questi estrogeni. Tale terapia, innovativa, benché utilizzata da un decennio, nel confronto con il tamoxifene ha dimostrato numerosi vantaggi: un’efficacia maggiore a breve e lungo termine, minori recidive e minore mortalità nel caso di questa evenienza. Equivalenti o minori gli effetti collaterali. Una conferma, dunque ed una garanzia in più: il cancro si può sconfiggere.

    Dolcetto o scherzetto?