Tumore al cervello: il cellulare può essere la causa

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    Tenete i vostri figli lontani dai cellulari, l’uso smodato dei dispositivi facilita lo sviluppo di tumori al nervo trigemino. Per la prima volta non è la scienza a deciderlo, ma un giudice italiano. La corte d’appello di Brescia ha condannato l’Inail a risarcire un ex-dirigente di una somma consistente, proprio per questo motivo. Il manager, Innocente Marcolini di Corpendolo, classe 1953, lavorava dalle 5 alle 6 ore al giorno attaccato al cellulare aziendale. Lo sviluppo di un tumore al cervello ha costretto l’uomo a sottoporsi a un intervento di asportazione di una neoplasia al nervo facciale, che l’ha reso invalido all’80%.

    Per prendere la decisione i giudici bresciani hanno dato credito ai recenti studi del professore svedese Lennart Hardell, di cui avevamo già parlato in passato. La ricerca, riportata ormai dalle riviste scientifiche di tutto il mondo, sostiene che un uso continuato del cellulare aumenta drasticamente le possibilità di sviluppare tumori al cervello. In pratica, secondo lo studio, basta un’ora al giorno, in un periodo di almeno 10 anni, per raddoppiare il rischio di contrarre neuromi acustici -tumori questi benigni- o gliomi, maligni e difficili da mandar via. Come se non bastasse, a sostegno della tesi è emerso che il cancro si sviluppa nella parte della testa in cui si è soliti appoggiare il cellulare. Un dato che forse toglierà gli ultimi dubbi ai consumatori più scettici.

    Marcolini si è impuntato sulla vicenda non tanto per il ritorno economico, ma per lanciare un vero e proprio allarme e ha detto “spero che il mio caso aiuti almeno a creare norme di tutela per i consumatori e per i ragazzi”.