Trovata spiegazione dell’aggressività del batterio killer: combina 2 germi in 1

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    Torniamo a parlare del micidiale batterio killer responsabile della grave epidemia infettiva che si è diffusa in Europa e che ora sembra essersi finalmente arrestata: il ceppo “mutante” di Escherichia Coli che ha provocato la sindrome emolitico-uremica, letale per 40 ammalati, con focolaio infettivo in Germania. Abbiamo parlato a lungo di questa epidemia, prima perché non si riusciva ad individuarne la fonte originaria di contagio (poi trovata nei germogli di legumi prodotti da un’azienda agricola bio di Amburgo e, forse, anche nelle acque contaminate di un ruscello usate per irrigare), e poi per fornirvi una serie di indicazioni utili a prevenire eventuali infezioni intestinali.

    Oggi, però, parliamo del batterio E.Coli dal punto di vista scientifico, ovvero, di come funziona. L’Escherichia Coli non è, di norma, un agente patogeno così pericoloso, si tratta di un batterio intestinale che abbiamo anche noi umani, e non da’ problemi, o se li da’ sviluppando gastroenteriti o diarrea (ai bambini, magari, che sono più delicati) non sono tali da rischiare la vita.

    Ma da uno studio che verrà pubblicato sulla rivista Lancet Infectuous Desease, condotto dai ricercatori dell’Università tedesca di Münster, emerge per quale motivo questa specifica variante del batterio E.Coli sia diventata “killer”: in pratica combina insieme due germi in uno, potenziandone la virulenza e creando, così, un mix micidiale di tossicità.

    Nello specifico, ad unirsi insieme sono stati la variante di E. Coli Entoemorragica (EHEC) che produce la terribile tossina Shiga, e la variante di E. Coli Enteroaggregante (EAEC), capace di aderire alle pareti intestinali. Cosa fanno questi due germi insieme? Ce lo spiegano gli studiosi autori della ricerca: “L’aderenza rafforzata di questo ceppo alle pareti intestinali potrebbe facilitare l’assorbimento da parte dell’intestino della tossina Shiga e quindi spiegare l’insolita alta frequenza con cui l’infezione ha avuto una progressione verso la sindrome emolitico-uremica”.

    Per giungere a questa scoperta, i ricercatori hanno analizzato 80 campioni di batteri isolati da pazienti ricoverati tra il 23 maggio e il 2 giungo scorsi. Secondo l’immunologo Giuseppe Remuzzi, a monte della particolare virulenza di questo batterio killer, generato, come abbiamo visto, dalla combinazione di due varianti di E. Coli, ci sarebbe “L’uso sconsiderato, sempre più diffuso di antibiotici”. Teniamolo a mente.