Trapianto di rene: ora anche da vivente non compatibile

trapianto di rene da vivente non compatibile

E’ la prima volta in Piemonte, la terza in assoluto in tutta Italia, in cui viene eseguito un trapianto di rene, da donatore vivente e non compatibile. E’ accaduto un mese e mezzo fa presso l’Ospedale Le Molinette di Torino ed ora finalmente è possibile sciogliere la prognosi, benché da subito si sia notata la mancanza di rigetto. Il tutto grazie ad una tecnica particolare, rara in Italia, ma che si è diffusa negli ultimi anni a partire dal Giappone e Stati Uniti, anche in Spagna, Germania a Svezia e consiste nell’eliminazione degli anticorpi che solitamente, per loro natura, aggrediscono le cellule sconosciute e quindi le non compatibili.

Ma veniamo a i fatti. A donare l’organo alla persona amata, una donna di 48 anni: a riceverlo il marito 58 enne, da due anni costretto a dialisi da una glomeluronefrite che gli ha provocato una grave insufficienza renale. Ricordiamo che le donazioni da vivente sono possibili in caso di parenti stretti oppure in casi estremi come avviene per la donazione samaritana. Occorre però che vi sia compatibilità. Specie tra moglie e marito, questo non è sempre possibile e dunque il 20-30% delle coppie che vorrebbe vivere questo gesto d’amore, solitamente ne è escluso. Dunque le donazioni di organo da vivente continuano a testarsi sul 5-6 % della casistica generale e gli espianti da cadavere, non sono sufficienti. Ciò obbliga per ciò che riguarda i reni alla dialisi, ma purtroppo sappiamo che non sempre può bastare per salvare una vita.

Ecco allora che con questa metodica, molto complessa, diventa possibile pensare in positivo. In cosa consiste di preciso? Lo ha spiegatola Dottoressa Giuliana Tognarelli dell’equipe del Centro Trapianti di Rene del nosocomio torinese che ha seguito il caso: “Nel paziente malato, un mese prima dell’intervento, abbiamo bloccato (con farmaci immunosoppressori) la produzione di anticorpi che avrebbero aggredito il rene della donatrice. Durante l’intervento, poi attraverso un filtro particolare abbiamo ulteriormente diluito anche gli anticorpi della donna che avrebbero comunque innescato la risposta immunitaria al gruppo sanguigno estraneo”.

Si prevedono maggiori speranze per chi da tempo è in attesa di un trapianto di rene.

Fonte | La Stampa

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Venerdì 11/02/2011 da

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