Ticket sanitario: le regioni che dicono no

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    Sette regioni italiane dicono un secco NO al ticket sanitario imposto dalla nuova manovra finanziaria appena varata dal Governo e già attiva. L’idea sarebbe quella di racimolare soldi che dovrebbero andare a tappare l’enorme buco del debito pubblico italiano, andando, ahimè, a colpire come una scure soprattutto le fasce sociali più deboli, perché questo ticket lo devono pagare proprio tutti. Nello specifico, si tratta di un balzello di 10€ per ogni visita specialistica e di un assurdo pedaggio di 25€ per i codici bianchi al pronto soccorso. La nuova imposta è talmente iniqua che alcune regioni hanno deciso, almeno per il momento, di “congelare” la messa in atto della norma, colmando con fondi di altra provenienza l’ammontare richiesto.

    In prima istanza, a decidere di non imporre almeno il “biglietto” per il codice bianco del pronto soccorso sono state Emilia Romagna, Val D’Aosta, Trentino Alto Adige, Sardegna e Toscana. A queste capofila si sono accodate anche il Veneto e l’Umbria. Luca Zaia, governatore veneto, ha così commentato la decisione di non imporre la nuova tassa: “Niente ticket, non vogliamo gravare ancora sui cittadini.

    Noi abbiamo un bilancio virtuoso, chiuso con un attivo di 12,5 milioni di Euro, anche se non abbiamo né un superticket, né tantomeno l’applicazione dell’addizionale Irpef. Anche senza il ticket garantiremo gli alti standard qualitativi delle nostre cure come sempre”. Per quanto riguarda la regione Umbria, invece, parole ancora più dure le spende la governatrice Catiuscia Marini, che definisce il nuovo provvedimento governativo: “Misura ingiusta e iniqua, un balzello odioso che penalizza i cittadini senza dare servizi migliori e potenziati.

    Inoltre, non l’applicheremo, come Istituzione Umbria, perché non differenzia il costo del ticket in base al reddito della persona che richiede la prestazione sanitaria”. E’ proprio questo il punto che rende l’introduzione di questo nuovo ticket sanitario veramente indigesto, il suo non guardare in faccia nessuno, che si abbia un reddito elevato o una pensione minima. E le altre regioni? Obtorto collo, dovranno ingoiare l’amara medicina, o meglio, farla ingoiare ai propri cittadini, perché le casse languono e il bilancio è in deficit.

    E’ il caso del Lazio, ad esempio, mentre in Lombardia, Basilicata, Liguria, Calabria e Sicilia il provvedimento è già attivo. Vi è poi un gruppo di regioni che sta disperatamente studiando manovre alternative per non introdurre il ticket, e si tratta di Piemonte, Marche, Friuli e Campania. Ci riusciranno? Difficile. Quel che è certo, è che se questo Governo non provvederà al più presto ad operare tagli doverosi alla politica, finora allegramente aggirati, l’insofferenza, per non dire l’indignazione pubblica monteranno come una marea.