Tampone vaginale: cos’è come si pratica a che serve

Pubblicato da Giuliano in Farmaci, Fertilità, Malattie.
Martedì, 9 Marzo 2010.

microbiologia

Conosciamo bene il tampone tonsillare che si consiglia a quei pazienti che vadano incontro ad infezioni delle prime vie aeree, magari siamo meno ferrati in fatto di tamponi vaginali, non tanto riguardo la conoscenza della loro esistenza, semmai a proposito del fatto di sapere a cosa servano e come ci si comporta per il loro uso. Cominciamo col dire che il tampone vaginale è un metodo di indagine che ci consente di stabilire se a carico degli organi riproduttori femminili si annidi un’infezione batterica e se la risposta è positiva, che tipo di famiglia è implicata nella malattia.

Tale procedura evita, alla stregua di quanto fatto in altre sedi dell’organismo, di “sparare” nel mucchio utilizzando antibiotici diversi senza conoscere se nella sede dell’infezione vi sia o meno presenza di quell’agente sensibile all’antibiotico stesso ed è a questo punto che l’operatore preleva una ridotta quantità di secrezione vaginale e la immerge in uno speciale terreno di coltura ove sono depositati anche nutrienti previsti per il batterio riscontrato, a questo punto l’agente patogeno in laboratorio si moltiplica dando la possibilità al personale di capire la natura della carica batterica.

 
Ma non è finita qui, il passo successivo è rappresentato dall’antibiogramma, una metodica questa utilizzata, sia pure in altra maniera, per constatare la carica batterica delle urine di un soggetto che sia andato incontro ad infezioni urinarie ed anche nel tampone vaginale si agisce allo stesso modo, ovvero, attaccando i batteri con antibiotici diversi e mostrando la carica batterica residua dopo aver fatto interagire i batteri con i farmaci, al punto da poter stabilire quale molecola farmacologica sia più adatta a debellare il batterio e quello sarà l’antibiotico che dovrà essere somministrato alla paziente.

 
Tale metodica consente alla donna di affrancarsi da quelle infezioni, spesso ricorrenti a livello vaginale, che spesso si palesano privi di una sintomatologia, fatto questo ancora più grave, visto che la paziente, non avvertendo alcun fastidio finisce per non curarsi facendo inconsapevolmente divenire cronica l’infezione causa di danni di diverso grado.

 
L’evidenza di malattie sessualmente trasmesse di cui la donna abbia sofferto, la possibilità che il proprio partner sia a sua volta interessato da infezioni diverse a livello genitale o, addirittura, l’abitudine della donna di intrattenere rapporti sessuali con partner diversi, dovrebbe indurre la paziente a sottoporsi, su consiglio del medico, a tampone vaginale anche al fine di individuare un germe patogeno quale la clamidia, responsabile in larga parte di sterilità di coppia. Da ricordare che molte infezioni sono causate proprio dalla presenza dei tamponi interni utilizzati dalla donna durante il ciclo mestruale, che diventano terreno fertile per i batteri causa di infezioni.

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