Sla: al via la sperimentazione in Italia per la cura con le cellule staminali

da , il

    persona su sedia a rotelle

    I tempi previsti sono stati rispettati e per la prima volta un paziente affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è stato sottoposto a trapianto con cellule staminali di cervello umano, nel midollo spinale. Il caso è il primo dei 18 previsti dal trial clinico di fase 1 sperimentale approvato di recente dall’Istituto Superiore di Sanità. La ricerca scientifica è guidata dal professor Angelo Vescovi, biologo cellulare di fama internazionale e direttore dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio (San Giovanni Rotondo) e, per la parte neurologica, dalla dottoressa Letizia Mazzini, responsabile del Centro SLA dell’Ospedale Maggiore della Carità (Novara).

    Il trapianto di staminali per la SLA

    Il trapianto di cellule staminali è stato effettuato il 25 giugno, a Terni, ed è iniziato alle ore 16,00. Le cellule infatti sono state prodotte e preparate presso la Banca delle Staminali Cerebrali di Terni. Ad intervenire nel medesimo nosocomio, l’equipe di Neurochirurgia diretta dal Dr. Sandro Carletti, coadiuvato dal Dr. Cesare Giorgi e dal neurochirurgo Prof. Nicholas Boulis, della Emory University Clinic di Atlanta, Georgia. E’ importante fare tutti i nomi del caso, perché si tratta di un intervento unico al mondo, soprattutto perché non ha implicazioni etiche: le staminali non provengono da embrione, ma da un feto morto per cause naturali. Il paziente ha 31 anni. Nel comunicato di Neurothon, la fondazione che ha promosso la sperimentazione si legge: “gli sono state somministrate tre iniezioni nel lato sinistro del midollo spinale lombare, ciascuna di un volume di 15 millesimi di millilitro, che contenevano in totale poco meno di due milioni e mezzo di cellule staminali cerebrali. Le cellule staminali sono state trapiantate in prossimità delle cellule nervose chiamate motoneuroni, che nella SLA muoiono gradualmente, paralizzando progressivamente i muscoli, fino a causare la morte del paziente”. Il paziente si è poi risvegliato dall’anestesia e si trova in buone condizioni di salute oltre che psicologiche.

    Cos’è la SLA

    La SLA -Sclerosi Laterale Amiotrofica, nota anche come malattia di Lou Gehrig o malattia di Charcot dal nome del neurologo francese che, per primo alla fine dell’800, la scoprì è una patologia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose della corteccia cerebrale, del midollo spinale e del tronco dell’encefalo, che sono fondamentali per i movimenti volontari: con il passare del tempo i neuroni in questione muoiono e si arriva alla paralisi completa, pur mantenendo una perfetta attività cerebrale. La SLA è una malattia rara che interessa essenzialmente gli adulti, in media tra i 50 ed i 60 anni, ma non mancano casi molto precoci: il suo decorso medio in assenza di ventilazione invasiva è di 3-5 anni e purtroppo si caratterizza da un’alta mortalità, solo il 10% dei malati supera la sopravvivenza di 10 anni dalla diagnosi. Si sa molto poco sulle cause di questa malattia, anche se in breve sono stati fatti veri passi da gigante, soprattutto ancora non c’è una cura e l’intervento che è avvenuto nei giorni scorsi è solo uno dei tanti percorsi che si stanno affrontando.

    Maggiori informazioni sul sito Neurothon

    Foto: Lucam per Flickr

    Sperimentazione con cellule staminali umane per la Sla

    Cellule staminali cerebrali per combattere la sclerosi laterale amiotrofica (SLA): fra un paio di mesi sarà possibile iniziare la sperimentazione direttamente sull’uomo, dopo l’autorizzazione da parte dell’ISS. A ricevere le prime staminali da trapiantare nel midollo osseo circa 10-12 pazienti affetti dalla patologia. Il tutto nasce dal un lungo lavoro portato avanti dal Prof. Angelo Vescovi, genetista e Direttore della Banca delle cellule staminali di Terni nonché direttore scientifico dell’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

    Va subito detto che queste cellule sono state coltivate in laboratorio, ma non provengono da embrioni, pur avendone le stesse potenzialità. questo perché sono state estratte da feti espulsi con aborti spontanei (purtroppo). Dunque da un dolore grande per una donna ed una coppia, possono nascere delle speranze per qualcuno che è ammalato. Spiega Vescovi: “il via libera da parte dell’Iss era l’ultima cosa che mancava prima del sì formale del comitato etico dell’ospedale e alcune questioni meramente organizzative, come dire: se questo fosse un viaggio mancherebbero solo i bagagli da fare! Speriamo che tale terapia possa rallentare, o nel caso più favorevole bloccare la malattia.Ovviamente il trial è di fase 1, serve cioè a verificare l’eventuale tossicità delle cellule, ma comunque entro un anno dai trapianti avremo anche i primi risultati sull’efficacia”.

    I risultati ottenuti finora sugli animali promettono bene. Non a caso sono già pronte le domande per la sperimentazione per altre malattie neuro-degenerative, come la sclerosi multipla o il morbo di Alzheimer. Questo studio, unico in Europa, ed uno dei pochi al mondo potrebbe risultare come prezioso modello da cui partire. Ricordiamo che la SLA è una malattia rara (colpisce ogni anno 1-3 persone ogni 100.000), degenerativa e, nella maggior parte dei casi è sporadica (le forme familiari sono circa il 10% del totale dei pazienti). E’ molto grave: incide drasticamente sulla qualità e sulla durata della vita. Ora, benché la ricerca di Vescovi sia solo all’inizio, questi pazienti hanno una speranza in più che prima non avevano.