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Sindrome da intestino corto: cause, sintomi e alimentazione

Sindrome da intestino corto: cause, sintomi e alimentazione
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    Sindrome da intestino corto: cause, sintomi e alimentazione

    La sindrome da intestino corto è una patologia in cui, a seguito dell’asportazione di una parte di intestino tenue o di gravi malattie intestinali, i nutrienti del cibo non vengono assorbiti in modo adeguato. In Italia, questa malattia colpisce 800 persone, tra cui anche i bambini, ma, in quanto malattia rara, non è stata ancora riconosciuta tale e per questo non gode di una normativa nazionale propria. Oggi, i centri specializzati nella cura della sindrome da intestino corto sono sei e si trovano a Torino, Genova, Trieste, Firenze, Roma e Napoli.

    Le cause che conducono alla sindrome dell’intestino corto sono generalmente due. La prima è imputabile all’asportazione chirurgica di una parte di intestino tenue in seguito a complicazioni legate a una degenerazione del Morbo di Crohn, a varie forme di neoplasie, a lesioni intestinali, all’enterocolite necrotizzante, all’obesità grave, per la quale occorre ridurre chirurgicamente l’intestino, o a un volvolo intestinale. La seconda causa, invece, riguarda un difetto congenito per il quale l’intestino tenue è più corto del normale o poco efficiente. Questo è il caso che riguarda i bambini, ma è anche generalmente la meno comune.

    Solitamente, l’intestino tenue di una persona adulta è lungo 6-7 metri, con un diametro di 2,5 centimetri. Chi è affetto dalla sindrome dell’intestino corto, invece, presenta un’assenza anatomica pari al 50%, e anche più, del normale. La conseguenza di quest’eccessivo accorciamento provoca un malassorbimento delle sostanze nutritive ingerite con cibo e liquidi. In particolare, le sostanze non assorbite sono i grassi e le vitamine liposolubili, come la vitamina A, D, E, K e la Vitamina B12.

    I sintomi legati a questa disfunzione, nella maggior parte dei casi, riguardano forte disidratazione, dolore addominale, diarrea e un’evidente perdita di peso. In quest’ultimo caso, il problema rischia di degenerare in anoressia. Le feci appaiono di colore chiaro e maleodoranti per l’alto contenuto di lipidi e, a causa della mancata assimilazione di sostanze nutritive importanti, molto frequente sarà la tendenza a una facile stanchezza fisica. Col tempo, l’impossibilità di assorbire sostanze come calcio, ferro, zinco e magnesio, porterà l’organismo a soffrire di considerevoli deficit vitaminici e quindi a risentire di evidenti disturbi fisiologici, ad esempio desquamazione della pelle, deficit coagulativi, spasmi muscolari, osteoporosi, ecc.

    Nel contrastare la sindrome dell’intestino corto, l’alimentazione ha sicuramente un ruolo fondamentale. In generale, la dieta deve privilegiare alimenti facilmente digeribili, poveri di grassi e con un basso contenuto di fibre, per favorire un maggiore assorbimento intestinale e contenere i disturbi legati alla diarrea. Importante, quindi, l’esclusione di prodotti integrali e di alimenti ricchi di fibre e l’integrazione di vitamine e minerali, anche attraverso via iniettiva. Secondo Antonella Diamanti, gastroenterologa e responsabile dell’Unità operativa nutrizione artificiale del Bambino Gesù di Roma, “Le cure attuali sono molte, ma il nucleo centrale della cura è rappresentato dalla nutrizione parenterale, un meteo che per i bambini consente non solo la sopravvivenza ma anche una buona crescita”. In conclusione, quindi, la nutrizione parenterale, cioè la somministrazione di nutrienti direttamente per via venosa, è la terapia alimentare che ad oggi risulta un’efficace risposta contro la sindrome da intestino corto. Tuttavia, è sempre opportuna una consulenza alimentare attuata da un medico specialista esperto.

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