Se vuoi farti curare bene, cerca di risultare simpatico al medico… sarai trattato meglio!

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    Rapporto malato medico

    Il rapporto tra medico e paziente non è certo elemento di secondaria importanza nel processo di guarigione da qualunque tipo di patologia, che riguardi il fisico o la mente. Se manca la fiducia, se l’approccio non è empatico, se si diffida delle competenze stesse del professionista che ha il compito di valutare il nostro stato di salute e stabilire le cure giuste per ogni disturbo, allora diciamo che il “tunnel” verso la guarigione diventa un posto molto lungo e molto stretto. Oggi vi segnalo una notizia che da un lato mi ha sconcertato, ma dall’altro non mi ha stupito per nulla, sia a causa di esperienze personali, che per un più generale discorso sulla natura umana.

    A quanto pare, se il paziente risulta “antipatico” al medico, la sua malattia viene presa un po’ sottogamba, o meglio (senza generalizzare, per carità), si tende a dare meno attenzione alle sofferenze del malato molesto, piuttosto che a quello con un carattere più piacevole. I ricercatori belgi dell’Università di Gand (dobbiamo a loro questa “scoperta”), hanno effettuato una sperimentazione coinvolgendo 40 volontari (17 uomini e 23 donne) tra medici e operatori sanitari, a cui sono state mostrate sei foto di pazienti, corredate da brevi definizioni del loro carattere.

    Di alcuni si diceva che erano “egoisti, arroganti, ipocriti ecc.”, di altri il giudizio era meno negativo ma comunque severo – “banali, tradizionalisti ecc.” – infine, gli ultimi due erano definiti positivamente come “onesti, amichevoli ecc.”. Dopo questa prima fase di identificazione dei pazienti, ai volontari sono stati fatti vedere 48 brevi video di una visita fisiatrica fatta per valutare l’entità di un dolore alla spalla che lamentavano i protagonisti delle foto.

    Dopo aver visionato tutto, ai medici volontari è stato chiesto di esprimere un doppio giudizio: il primo sulla gravità del dolore di ciascun paziente, per come gli era parso dalla visita, e il secondo sul paziente stesso come persona. Come avrete già intuito, non solo i volontari hanno giudicato “male” i pazienti su cui avevano già un pregiudizio, ma soprattutto hanno attribuito uno stato di salute meno grave, quindi degno di minor attenzione, ai malati “antipatici” rispetto a quelli “simpatici”.

    “I nostri risultati suggeriscono che il dolore espresso dai pazienti giudicati antipatici, anche se molto alto, viene preso meno sul serio dagli altri. Questo potrebbe implicare, da parte degli altri, un comportamento che offre meno aiuto, nonché esiti sanitari più miseri”, hanno commentato i ricercatori. E allora, tra vedere e non vedere, anche se state male, cercate di non sembrare troppo fastidiosi, questo è l’unico consiglio (un po’ amaro, ma del resto è un discorso che vale per tutte le categorie) che si può dare…

    Dolcetto o scherzetto?