Scoperto il sesto sapore che la lingua può percepire: il gusto grasso

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    Sesto sapore lingua

    Fino ad ora eravamo convinti che la nostra lingua percepisse “solo” cinque sapori ben distinti, e, anzi, ci sembravano già tanti rispetto ai classici quattro che erano da sempre stati individuati. In principio, infatti, i gusti percepibili dal nostro cervello, o considerati tali, erano: amaro, dolce, salato e aspro. A questi si è aggiunto, abbastanza di recente, il quinto sapore, detto “umami”, che dovrebbe identificare il gusto “saporito” (un termine generale che però si adatta e include anche gli altri quattro). Infine, i ricercatori della Washington University School of Medicine (USA), hanno scovato tra le nostre papille gustative, alcune in grado di individuare il sesto sapore, quello “grasso”.

    E tuttavia, sappiate che per quanto riguarda queste specialità della nostra lingua, essa non è posseduta da tutti, e sicuramente non allo stesso modo. Spieghiamo meglio: in generale, alcuni ricettori della papille dovrebbero essere in grado di riconoscere e isolare le molecole dei cibi grassi (motivo per cui, quando mangiamo una succulenta bistecca, il nostro cervello “sa”, grazie all’input inviato dalla lingua, che ciò che stiamo assimilando ha notevoli percentuali di grasso), ma non tutti gli individui possiedono questa sensibilità, e questo impedisce loro di smettere di ingurgitare alimenti ad alto tasso lipidico.

    In pratica, secondo gli scienziati, uno dei motivi per cui si ingrassa fino all’obesità, è proprio la carenza di questi ricettori della lingua, che impediscono di regolarsi a proposito dell’ingestione di cibi grassi, di cui non ci si sente mai abbastanza sazi. Inoltre, in queste persone spesso è contemporaneamente carente la molecola CD36, che è proprio deputata a riconoscere il grasso, ecco spiegato il motivo per cui per loro dimagrire è così complicato.

    Per giungere alla scoperta del sesto gusto, i ricercatori hanno coinvolto 21 volontari in sovrappeso, ai quali sono stati fatti assaggiare tre varietà di olio, di cui uno particolarmente arricchito di grassi. Ebbene, si è scoperto come per alcuni dei partecipanti identificare l’olio più grasso degli altri era praticamente impossibile.

    Perciò, gli scienziati hanno dedotto che una delle cause della perenne insoddisfazione alimentare di alcune persone e la conseguente tendenza all’obesità, è proprio questa carenza di percezione, e anche che, però, la presenza di questo ricettore e il livello della molecola CD36 è direttamente influenzato dalla dieta. Più cibi grassi si mangiano, meno si è in grado di percepirli come tali, come subentrasse una forma di assuefazione. La ricerca, davvero interessante, coordinata dalle ricercatrici Nada Abumrad e M-Yanina Pepino, è stata pubblicata sulla rivista Journal of Lipid Research.