Scabbia: contagio, sintomi e terapia

Se fino a qualche decennio fa la scabbia in Italia sembrava quasi del tutto scomparsa, oggi è improvvisamente tornata a diffondersi fra tutte le classi sociali

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    La scabbia è un’infestazione da parte di uno Sarcoptes scabiei var. homini, un acaro che si trasmette per contatto diretto. Ma come avviene il contagio? Quali sono i sintomi? E qual è la terapia da attuare se il contagio dovesse avvenire? La diagnosi di scabbia può essere difficile perchè i sintomi sono caratterizzati solo da un prurito persistente, generalizzato ed intenso che si scatena elettivamente durante le ore notturne, ma è purtroppo un sintomo comune a diverse altre patologie. Andiamo allora ad approfondire le informazioni per conoscere meglio questa malattia che sembrava essere stata debellata, ma che purtroppo è tornata a colpirci.

    La scabbia è una malattia della pelle causata da parassiti, che nell’ultimo decennio ha visto un aumento dei casi in Italia.

    Il contagio

    Il contagio con l’acaro della scabbia può avvenire attraverso il contatto con indumenti, letti e poltrone, ma soprattutto attraverso il rapporto interumano, anche mediante una banale stretta di mano, e le prime manifestazioni compaiono dopo un periodo di incubazione di più settimane. Gli acari si annidano sullo strato più superficiale dell’epidermide dove scavano delle gallerie nelle quali depongono le loro uova che, una volta maturate, mettono in libertà le larve che si trasformeranno in 10-15 giorni in altri acari adulti. Il parassita che determina l’infezione non è visibile a occhio nudo, ma solo al microscopio. Per evitare il contagio bisogna quindi seguire scrupolosamente le norme di igiene.

    I sintomi

    Dal momento del contagio, il periodo d’incubazione è piuttosto lungo, e può andare dalle 4 alle 6 settimane prima che compaiano i primi sintomi. Il prurito molto intenso che si accentua al momento di andare a letto e che si può protrarre fino a tutta la notte è il primo sintomo della scabbia. Il prurito è generato dalla reazione allergica agli acari, alle loro uova e ai prodotti del loro metabolismo, e le superficie laterali delle dita, i polsi, le ascelle, l’addome, il seno, i genitali sono le aree dove si manifesta con più violenza questa reazione infiammatoria, caratterizzata anche da eruzioni cutanee. A causa del prurito e del conseguente grattamento compaiono sulla pelle ulteriori lesioni.

    La terapia

    La diagnosi di scabbia solitamente si fa sulla base dell’aspetto e distribuzione dell’eruzione cutanea, e sulla presenza dei cunicoli. Ma una corretta diagnosi di scabbia dovrebbe essere confermata identificando l’acaro, le sue uova o le sue feci tramite un’indagine strumentale. Una volta appurato il contagio da scabbia, si deve procedere all’applicazione sulla pelle di tutto il corpo di farmaci specifici sotto forma di creme e lozioni, che servono ad eliminare l’acaro e le sue uova. Questo trattamento deve essere eseguito anche da coloro i quali hanno avuto un contatto diretto e prolungato con la persona affetta, perchè potrebbero incubare la scabbia. E’ consigliabile fare una doccia calda prima dell’applicazione dei farmaci perchè favorisce l’assorbimento del principio attivo. Si effettuano due trattamenti della durata di un giorno a distanza di una settimana, ed è normale che il prurito rimanga ancora per qualche settimana dall’eliminazione degli acari. In alcuni casi può essere invece raccomandata una terapia per bocca mediante il principio attivo dell’ivermectina, un farmaco antielmintico che uccide i vermi parassiti intestinali, e che si utilizza per trattare anche i pidocchi.

    Siccome però l’acaro della scabbia è un parassita che può resistere per 2-3 giorni lontano dal corpo, durante il trattamento viene consigliato di lavare a temperatura maggiore di 50 gradi tutta la biancheria personale, i vestiti, i tappeti, la biancheria del letto, le coperte, gli asciugamani e gli accappatoi, i coprimaterassi e le federe dei cuscini. Buona pratica è anche quella di chiudere ermeticamente in un sacco di plastica i materassi per alcuni giorni, ed eseguire un’accurata pulizia della casa con prodotti disinfettanti.