Sangue nelle urine, quando è il caso di preoccuparsi

Il sangue nelle urine è spesso sintomo di qualche disturbo più o meno importante alle vie urinarie, es. la vescica o ai reni. A volte può anche non indicare niente di particolare.

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    Scoprire del sangue nelle proprie urine è una cosa che può gettare nel panico e far immaginare chissà quali gravi patologie nascoste. In realtà, in molti casi non c’è granché di cui preoccuparsi, perché anche se non da sottovalutare, l’ematuria (termine tecnico che indica proprio la presenza di tracce ematiche nelle urine) non sempre è spia di disturbi specifici da curare, come vedremo più avanti. Tuttavia indagare è sempre consigliabile, infatti va ricordato che spesso le infezioni urinarie (una delle cause più frequenti del sangue nella pipì) sottovalutate o non curate adeguatamente, possono degenerare e dar luogo a malattie più importanti. Per questo motivo è sempre consigliabile effettuare spesso dei test delle urine, perché a volte l’ematuria non è tale da essere visibile ad occhio nudo. Ma vediamo di approfondire l’argomento.

    Come si manifesta

    A parlarci di questa problematica è lo specialista Giuliano Colasanti, Primario al Reparto di Nefrologia dell’Ospedale San Carlo di Milano, che ci spiega anche quanto sangue è necessario trovare nelle urine, per poter parlare di ematuria vera e propria. “L’ematuria può essere microscopica, cioè identificabile solo con un esame delle urine, o macroscopica, cioè visibile a occhio nudo – spiega il professore – Per microematuria si intende presenza di sangue in 3 campioni di urine fresche (in ognuno devono essere individuati più di 5 globuli rossi in almeno 10 campi di osservazione a 400 ingrandimenti). La microematuria è detta isolata se nelle urine non ci sono altri elementi patologici. Nella macroematuria l’esame microscopico evidenzia sempre abbondante presenza di globuli rossi.” Una volta definita la “portata” del disturbo, vediamone le possibili cause.

    Le possibili cause del sangue nelle urine

    Il sangue nelle urine, come anticipato, può essere determinato da tanti fattori, vediamone i principali con il prof. Colasanti: “Una lesione più o meno grave in qualche punto dell’apparato urinario: da malattie come la glomerulonefrite a infezioni urinarie, calcolosi, malformazioni, polipi vescicali, fino a tumori renali, della vescica o della prostata”. Come si intuisce, l’ematuria è sintomo di patologie o condizioni di diversissima gravità, per questo motivo è necessario indagare con esami più approfonditi.

    Gli esami da fare

    Quando si sia accertata una ematuria attraverso il normale test delle urine, il secondo step sarà quello di accertare quali ne siano le cause, attraverso ulteriori indagini diagnostiche. “L’ecografia di reni e vie urinarie è fondamentale per escludere (o trovare) cisti, tumori, calcoli, patologie vescicali. In base al tipo di ematuria, alla presenza o meno di altri sintomi e all’esito dell’ecografia si può spesso identificare la causa del sanguinamento. Per esempio, microematuria o macroematuria con dolore colico ed ecografica che segnala calcoli nelle vie urinarie indicano la calcolosi come responsabile del fenomeno. Una microematuria con bruciore a urinare o minzioni frequenti fa sospettare un’infezione urinaria”. Anche l’analisi del tipo di globuli rossi del sangue urinario può aiutare i medici a capire quale sia il problema, si chiama morfologia delle emazie: “Questo test permette di vedere come si presentano i globuli rossi nelle urine: se sono deformati, nell’80% dei casi sono espressione di una ematuria alta proveniente dai reni (per esempio glomerulonefrite); se invece hanno una morfologia normale, quasi sempre sono la spia di un’ematuria bassa proveniente dalle basse vie urinarie (ad esempio dalla vescica)”, spiega Colasanti. Qualche volta non si scopre nessun tipo di disturbo collegato, e non di rado l’indagine si interrompe senza aver svelato l’origine delle tracce ematiche nella pipì, che evidentemente è episodica o comunque non tale da richiedere trattamenti o cure.

    Le cure possibili

    Una volta identificata la causa dell’ematuria, le eventuali terapie, interventi o cure, saranno ovviamente relativi al problema individuato. “In caso di infezioni (cistiti, uretriti, prostatiti) in genere basta una terapia antibiotica. Se ci sono calcoli bisogna rimuoverli (o accertarsi che vengano eliminati spontaneamente). Nel caso di tumori il trattamento è spesso chirurgico. Quando invece non si riesce a risalire a una chiara causa, il consiglio è quello di eseguire controlli periodici”. Una importante precisazione è relativa alle cistiti e infezioni urinarie durante la gravidanza. Queste vanno curate alla perfezione perché altrimenti i batteri possono arrivare fino al feto, per questo è necessario effettuare regolari test delle urine durante tutta la gestazione.