Rischi per i filler anti età?

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    I filler anti età vanno regolamentati in maniera più adeguata o rappresenteranno il nuovo scandalo Europeo dopo le protesi al silicone PIP. E’ questo l’allarme lanciato dagli specialisti britannici, che puntano l’indice sulle scarse normative presenti in Europa circa l’utilizzo di queste sostanze e pongono come esempio il confronto con gli Stati Uniti. Nel Regno Unito vengono venduti più di 160 diversi tipi di filler che vengono abitualmente iniettati da chiunque, addirittura con un imponente “fai da te” domestico.

    Ne è riprova Sarah Burge, la Human Barbie inglese con oltre 100 interventi di chirurgia plastica all’attivo (sul suo corpo!) e che dopo aver iniettato il botox alla figlia quindicenne in queste ore sta nuovamente facendo parlare di se: ha regalato alla figlia di 7 anni un buono per la liposuzione. Negli USA invece vengono utilizzati solo 6 prodotti, rigorosamente analizzati e testati ed infine autorizzati dalla rigorosa FDA (Food And Drug). E’ vero, i rischi ci sono comunque, specie se ci si affida a chirurghi low coast, come il sedicente medico che iniettava cemento alle sue pazienti arrestato di recente, ma figuriamoci cosa può accadere, quali rischi per la salute laddove questa “rigidità” normativo-autorizzativa non esiste.

    Ed in Italia? Quale è la situazione? Grandi rischi o effetti pericolosi con i cosiddetti “filler riassorbibili” non ci sono, e già da tempo si tendono ad evitare secondo raccomandazioni internazionali quelli “permanenti o semipermanenti”. Ma la questione rimane. Ecco l’opinione di un’esperta, la dottoressa Patrizia Gilardino chirurgo plastico e socio SICPRE (Società Italiana Chirurgia Plastica e Ricostruttiva) che già abbiamo avuto modo di intervistare a proposito di trattamenti antirughe per le labbra: “Non mi sento di discordare dall’opinione dei colleghi inglesi. Non so con precisione quanti tipi di filler vengono utilizzati in Italia, ma tanti, almeno 50 diversi. Qualcosa andrebbe cambiato.

    Negli Stati Uniti la FDA pretende studi scientifici e test clinici, per autorizzarne l’immissione in commercio, mentre in Europa, Italia compresa, basta una certificazione in cui si afferma che il prodotto è stato realizzato seguendo le norme, ma sono richiesti troppo pochi test a conferma, come se si trattasse di un cerotto! Sicuramente non tutti i prodotti sono da criminalizzare, non ci sono dati allarmanti in questo senso, ma il rischio di un caso simile alle protesi PIP (non testate) non può essere escluso. Necessario è sempre affidarsi a medici di provata esperienza nel campo”. Va anche aggiunto che nel nostro Paese già da mesi gli specialisti di medicina e chirurgia estetica hanno lanciato un simile allarme ed esistono al riguardo commissioni di controllo e verifica.