Riprendersi da un infarto è più facile se si è sposati

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    Infarto matrimonio

    Subire un infarto non è certo affare da poco, ma se siete sposati, sappiate che le vostre probabilità di riprendervi perfettamente da questo grave evento cardiaco, salgono moltissimo. Non si tratta di un subliminale spot pro matrimonio, ma dei risultati di un’indagine condotta dai ricercatori della Emory University (Georgia, USA), coordinati dalla sociologa Ellen Idler e pubblicata sul Journal of Health and Social Behavior. Studiando un campione di 500 pazienti operati al cuore, è emerso che proprio l’essere o meno sposati poteva fare la differenza nelle percentuali di sopravvivenza a pochi mesi dall’intervento.

    Nello specifico, tutti gli infartuati erano stati sottoposti ad un by-pass coronarico elettivo, sia programmato che d’emergenza, e sottoposti ad intervista da parte degli scienziati proprio prima di finire sotto i ferri, diciamo così. Monitorando lo stato di salute dei pazienti, sia uomini che donne, a 3 mesi e a 5 anni dall’intervento, i ricercatori hanno rilevato che i single avevano una probabilità di non riprendersi più, e anche di morire, superiore del 70% rispetto agli sposati.

    “Questa è una drammatica differenza nei tassi di sopravvivenza per le persone singole, durante il più critico periodo post-operatorio di recupero – ha spiegato la Idler – Abbiamo scoperto che il matrimonio ha incrementato la sopravvivenza sia che il paziente fosse uomo o donna”. Ma dal punto di vista strettamente medico, quali sono le motivazioni per cui esista una discrepanza così significativa? In realtà, nessuna.

    All’origine pare ci sia soprattutto una spiegazione di carattere psicologico, ma anche l’effetto di una convalescenza più “morbida” . “I pazienti sposati hanno una visione più positiva nei confronti dell’intervento chirurgico, rispetto ai pazienti single – specifica la dott.ssa Idler – Alla domanda se sarebbero stati in grado di gestire il dolore e il disagio, o le loro preoccupazioni circa l’intervento chirurgico, quelli che avevano un coniuge erano più propensi a dire, sì.

    I risultati sottolineano l’importante ruolo dei coniugi come badanti durante le crisi sanitarie. E i mariti erano apparentemente altrettanto bravi a prendersi cura del paziente come le mogli”. In buona sostanza, le premure e l’affetto del partner costituiscono una medicina potente capace di infondere nuova vita al paziente infartuato. Non è esattamente una novità, anche in caso di tumore pare che il matrimonio aumenti le aspettative di vita. Quando poi si parla di cuore, sappiamo che proprio l’amore è il farmaco più miracoloso, e questo vale anche in caso di infarto.